Più risorse per la scuola e difesa del potere d’acquisto di tutte le lavoratrici e i lavoratori!
La mobilitazione del 20 novembre di studenti e docenti ticinesi si inserisce in un più ampio movimento europeo contro la perdita di potere d’acquisto, i tagli ai servizi pubblici e le politiche di austerità. Una battaglia che riguarda non soltanto la scuola, ma l’insieme dei lavoratori e delle lavoratrici.
Salari fermi, prezzi in aumento
Anche in Ticino il potere d’acquisto continua a diminuire. Nel settore privato, tra il 2020 e il 2024, il salario mediano è cresciuto appena del 3,7%, contro un rincaro del 6,7%. Una perdita di salario reale di quasi il 3%, senza considerare pienamente l’aumento dei premi di cassa malati, degli affitti e delle altre spese quotidiane.
Per i dipendenti cantonali la situazione è ancora peggiore: tra il 2021 e il 2026 gli adeguamenti salariali complessivi si sono fermati al 3%, mentre il rincaro ha raggiunto l’8,5%. Una perdita di potere d’acquisto superiore al 5%.
La situazione tende a peggiorare ogni mese: basti pensare che nei giorni scorsi è stato comunicato l’indice del mese di ottobre che segnala, su base annuale, un aumento dei prezzi dell’1,5%.
Nel pubblico come nel privato, lavoratori e lavoratrici vedono ridursi il valore dei propri salari. E il rallentamento dell’inflazione non cancella gli aumenti dei prezzi accumulati negli ultimi anni.
Non è una fatalità, sono scelte politiche!
Questa erosione dei salari non è inevitabile. È anche il risultato di politiche che privilegiano il contenimento della spesa pubblica, rifiutano il pieno recupero del rincaro e trasferiscono sui salariati e sulle loro famiglie il peso delle difficoltà finanziarie.
In tutta Europa, dalla Francia al Belgio fino all’Italia, scioperi e manifestazioni hanno posto al centro il recupero dei salari, la difesa dei servizi pubblici e l’opposizione alle politiche di austerità.
Il meccanismo è ovunque simile: mentre il costo della vita aumenta, salari e prestazioni sociali non tengono il passo. E ai lavoratori e alle lavoratrici vengono chiesti nuovi sacrifici.
Difendere la scuola significa difendere tutti i servizi pubblici!
Nel settore pubblico, alla perdita di potere d’acquisto si aggiungono i tagli agli organici, l’aumento dei carichi di lavoro e il peggioramento dei servizi. La scuola è uno dei settori nei quali queste contraddizioni emergono con maggiore evidenza.
Ma la difesa della scuola e delle condizioni di lavoro dei docenti è parte di una battaglia più generale, che riguarda anche chi lavora nella sanità, nei servizi pubblici e nel settore privato.
Mentre si invoca la necessità di risparmiare su salari, scuola e sanità, in numerosi paesi europei aumentano le risorse destinate al riarmo. La questione è dunque anche quella delle priorità politiche e della distribuzione della ricchezza.
Il 20 novembre, una mobilitazione che ci riguarda tutte e tutti!
La mobilitazione degli studenti ticinesi, collegata alla giornata internazionale contro l’austerità e la militarizzazione, e la partecipazione dei docenti rappresentano un’occasione per mettere in relazione queste rivendicazioni con quelle dell’insieme del mondo del lavoro.
Difendere il potere d’acquisto significa rivendicare salari che recuperino il rincaro, servizi pubblici accessibili e di qualità e una distribuzione più equa della ricchezza.
Perché la perdita di potere d’acquisto non riguarda soltanto i docenti: riguarda tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici, nel pubblico come nel privato.
