La CPI sul caso Hospita e i suoi “esperti”. Francesca Piffaretti-Lanz, una donna della Lega in tutto e per tutto

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Il caso Hospita riguarda integralmente la Lega dei Ticinesi. Non si tratta di un dettaglio marginale: tutto nasce all’interno di questo partito, nelle sue reti e nelle sue relazioni. Proprio per questo motivo la Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) chiamata a fare luce sulla vicenda dovrebbe prestare un’attenzione quasi maniacale alla credibilità e all’indipendenza degli esperti ai quali ha deciso di affidarsi.
E invece, fin dall’inizio, alcune scelte hanno sollevato interrogativi pesanti e alimentato dubbi sempre più consistenti sulla reale indipendenza della CPI, proprio per alcuni aspetti che chiamano in causa proprio la Lega dei Ticinesi.
Sui rapporti tra Eolo Alberti – figura centrale dell’intera vicenda – e uno dei periti della Commissione, l’avvocato Daniel Ponti ci siamo rivolti al presidente del Gran Consiglio, senza ottenere finora alcuna reazione: un silenzio che, più passa il tempo, più appare imbarazzante.
Abbiamo inoltre sollevato dubbi più che fondati, tramite un’interpellanza parlamentare, anche sulla posizione di un’altra perita della CPI: l’ex procuratrice pubblica Francesca Piffaretti-Lanz. Non soltanto poiché si tratta di qualcuno proveniente dalla magistratura – il che già di per sé significa appartenere a un’area politico-istituzionale ben precisa, ma, soprattutto, poiché è una figura legata in modo organico e storico alla Lega dei Ticinesi.
Vale la pena tornare brevemente su questo punto, anche se la materia sarebbe sufficiente per un’analisi ben più ampia.
Nei media si è parlato di Francesca Piffaretti-Lanz come di una personalità di “area leghista”, formula elegante e rassicurante che lascia intendere una semplice vicinanza culturale o politica, poco più di un’affinità di sensibilità. Una rappresentazione, però, decisamente indulgente – e, a voler essere franchi, fuorviante.
La realtà è molto più semplice e molto più chiara: Francesca Piffaretti-Lanz deve l’intera sua carriera politico-professionale alla Lega dei Ticinesi. Non siamo di fronte a una simpatizzante o a una figura marginalmente vicina al movimento, ma a una persona che può essere considerata a tutti gli effetti organica a quella formazione politica.
Basta ricordare, a titolo puramente esemplificativo, alcuni fatti.
Alle elezioni comunali del 2008 fu l’unica eletta della Lega in Consiglio comunale a Porza. L’anno successivo, nel dicembre 2009, fu tra le protagoniste del rilancio del Movimento Giovani Leghisti, del quale venne eletta presidente. Il Giornale del Popolo scriveva allora che a sostenere la nuova presidente vi erano «Gianandrea Mazzoleni, vice-presidente (…), Michele Guerra, vice-presidente (…) e Boris Bignasca, cassiere». Nel gennaio 2010, in seguito alla tragica morte del fidanzato, sui giornali ticinesi apparve un necrologio che recitava: «La Lega dei Ticinesi, il suo presidente Giuliano Bignasca, il comitato del Movimento Giovani Leghisti (…) sono vicini alla presidentessa del movimento giovanile Francesca Lanz».
Poi arriva il 2011: a soli trent’anni Francesca Piffaretti-Lanz viene eletta procuratrice pubblica. Un’elezione tutt’altro che trionfale, arrivata soltanto al secondo turno.
È dunque difficile sostenere che si tratti di una figura indipendente dalla Lega. Più realisticamente, siamo di fronte a un prodotto politico di quel partito. Anche la sua carriera professionale successiva all’uscita dalla magistratura si è sviluppata all’interno di relazioni e sostegni riconducibili alla stessa area politica, grazie a un sistematico lavoro di appoggi e “pistonaggi”.
Questo rapido excursus sulla carriera profondamente leghista di Francesca Piffaretti-Lanz conduce inevitabilmente a una domanda semplice quanto scomoda: come può essere ritenuta credibile la scelta di questa “esperta” all’interno di una Commissione parlamentare d’inchiesta chiamata proprio a indagare sui maneggi della Lega dei Ticinesi?

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