Cassa malati. Per una mobilitazione contro l’aggiramento della volontà popolare

Tempo di lettura: 3 minuti
image_print

Le discussioni delle ultime settimane sull’applicazione dell’iniziativa popolare per limitare i premi di cassa malati al 10% del reddito disponibile confermano un dato politico ormai evidente: il Consiglio di Stato e la maggioranza di destra non hanno alcuna reale intenzione di applicare integralmente e rapidamente quanto deciso dalla popolazione.
Dietro il linguaggio tecnico e i richiami alla “responsabilità finanziaria” si nasconde una scelta politica precisa: rinviare, ridimensionare e svuotare una misura che risponde a un bisogno sociale urgente della maggioranza della popolazione.

1. Un’applicazione ritardata per svuotare il voto popolare

La proposta del governo di introdurre l’iniziativa “a tappe” rappresenta un chiaro tentativo di prendere tempo e limitare gli effetti concreti del voto popolare.
Mentre migliaia di famiglie, pensionati e salariati continuano a subire l’aumento insostenibile dei premi di cassa malati, il Consiglio di Stato sceglie deliberatamente di rinviare gli interventi necessari, subordinando i diritti sociali agli equilibri di bilancio e agli interessi delle classi privilegiate.
Non si tratta di un problema tecnico o amministrativo, ma di una scelta politica di fondo: difendere le compatibilità finanziarie del sistema invece dei bisogni sociali della popolazione.

2. La manovra politica per favorire gli sgravi fiscali ai più ricchi

Ancora più significativa è la proposta avanzata dal Centro di separare le due iniziative discusse contemporaneamente — quella sul limite del 10% del reddito disponibile e quella della Lega sulle deduzioni fiscali dei premi.
Questa operazione mira chiaramente a creare una corsia preferenziale per una misura fiscale che favorisce soprattutto i redditi medio-alti e i grandi contribuenti, in perfetta coerenza con gli orientamenti politici di Lega, PLR e Centro.
Da una parte si rallenta una misura sociale destinata alla maggioranza della popolazione; dall’altra si accelera una misura fiscale che beneficia soprattutto una minoranza privilegiata. Questa è la vera gerarchia politica della maggioranza cantonale.

3. I limiti della democrazia liberale e “semi-diretta”

Quanto sta avvenendo mostra ancora una volta i limiti strutturali della democrazia liberale, anche nella sua versione “semi-diretta”.
Quando il voto popolare mette realmente in discussione la distribuzione della ricchezza e implica un trasferimento di risorse a favore della maggioranza sociale, le istituzioni e i partiti dominanti attivano ogni possibile strumento per neutralizzarne gli effetti: rinvii, reinterpretazioni, applicazioni parziali, vincoli finanziari, manovre parlamentari.
Il problema non è quindi soltanto il comportamento di questo o quel partito, ma il funzionamento stesso di un sistema politico che accetta la volontà popolare solo finché essa non entra in contraddizione con gli interessi economici dominanti e con la tutela dei grandi patrimoni.
La distanza crescente tra decisioni popolari e loro applicazione concreta alimenta inevitabilmente sfiducia, disillusione e crisi democratica.

4. La questione centrale: chi deve pagare?

Il continuo aumento dei premi di cassa malati non può essere affrontato senza mettere in discussione le scelte fiscali degli ultimi anni.
Da tempo il Cantone privilegia politiche fiscali favorevoli ai grandi patrimoni, agli alti redditi e alle grandi fortune, riducendo progressivamente le risorse disponibili per finanziare misure sociali e servizi pubblici.
La maggioranza politica sostiene di non avere margini finanziari per applicare rapidamente l’iniziativa, ma continua contemporaneamente a difendere privilegi fiscali per i ceti più ricchi.
Se si vuole realmente ridurre il peso dei premi di cassa malati sulla popolazione, occorre una politica fiscale redistributiva che faccia contribuire maggiormente grandi patrimoni e redditi elevati. In questo senso, ricordiamo che sono pendenti in Parlamento tre nostre iniziative che vanno precisamente in questa direzione.

5. Costruire una risposta sociale e politica

Di fronte a questo tentativo di aggirare la volontà popolare, non basta la semplice opposizione parlamentare. È necessario costruire una mobilitazione ampia, pubblica e unitaria.
L’MPS invita quindi partiti, sindacati, associazioni e tutte le persone che rifiutano questo smantellamento dei diritti sociali e democratici ad avviare rapidamente una discussione per costruire una mobilitazione cantonale forte, capace di coinvolgere direttamente la popolazione.
Una grande manifestazione pubblica nelle prossime settimane, potrebbe essere un primo appuntamento.
Essa dovrà esigere:

  • l’applicazione integrale dell’iniziativa popolare a partire dal 1° gennaio 2027;
  • l’abbandono di ogni manovra politica volta a ritardare, svuotare o reinterpretare il voto popolare;
  • una politica fiscale realmente redistributiva, fondata su un maggiore contributo di grandi patrimoni e alti redditi;
  • il congelamento delle disposizioni che prevedono il contributo dei pazienti ai costi delle cure a domicilio.

6. Per una mobilitazione popolare e democratica

Di fronte all’aumento continuo del costo della vita, alla crisi sociale e all’arroganza di una maggioranza politica che pretende di subordinare il voto popolare agli interessi delle classi privilegiate, diventa necessario costruire una mobilitazione forte, sociale e democratica. Una mobilitazione che deve iniziare da subito, ma che dovrà continuare e crescere dopo la pausa estiva quando il dibattito sulle proposte concrete entrerà nel vivo.
Perché senza pressione popolare organizzata, anche le decisioni approvate dalla popolazione rischiano di restare lettera morta.

articoli correlati

Mosca, 9 maggio, un anniversario sciovinista della “Grande Guerra Patriottica”

Cure dentarie, logica privata e assicurazione malattia

Rapporto clima 2025 del Wmo: la Terra accumula calore a livelli record