Caso Hospita. Una CPI sotto influenza…

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Come ricorderete qualche settimana fa i deputati MPS avevano sollevato dubbi, attraverso una missiva al Presidente del Gran Consiglio, sulla scelta dei periti da parte della CPI sul caso Hospita. Lo scorso 27 marzo il Presidente del Gran Consiglio ha risposto comunicandoci di avere inoltrato le nostre osservazioni alla CPI, ma che la CPI è autonoma nella scelta dei periti e che il Gran Consiglio non ha voce in capitolo. I deputati dell’MPS hanno preso atto di questa risposta.
Nel frattempo, sempre facendo riferimento all’articolo del GDP del 2004 dal quale era partita quella segnalazione, è emersa una nuova problematica relativa questa volta proprio alla composizione della CPI. Infatti, il deputato Andrea Giudici, eletto dal GC membro della CPI, aveva partecipato alla difesa – nell’ambito della attività dello studio dell’avv. Luciano Giudici – dell’imputato Eolo Alberti. I deputati dell’MPS ritengono che tale situazione configuri una collisione di interessi ai sensi dell’art. 50 della LOG.
La scelta dei membri della CPI è di competenza del GC e quindi – con una nuova lettera al presidente Schnellmann (allegata), i deputati dell’MPS chiedono al GC di sostituire il deputato Giudici in seno alla CPI. Chiedono che la trattanda sia all’ordine del giorno della prossima seduta del GC. Qui di seguito la nuova lettera inviata al presidente del Gran Consiglio. (Red
)

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Al Presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellman

Composizione della CPI HOSPITA

Egregio Presidente,

facciamo seguito alla Sua risposta del 27 marzo 2026 concernente la nostra segnalazione relativa alla scelta dei periti da parte della Commissione Parlamentare d’Inchiesta (CPI) sul caso Hospita.
Abbiamo preso atto della posizione espressa dall’Ufficio Presidenziale, secondo cui “la scelta dei periti rientra nella sfera di competenza della CPI e nella sua autonomia investigativa” e che, conseguentemente, “l’Ufficio Presidenziale non dispone di una competenza che gli consenta di intervenire sulle decisioni assunte dalla CPI in merito alla designazione dei periti o di imporne una revisione”.
Abbiamo altresì preso atto della preoccupazione manifestata dall’Ufficio Presidenziale, il quale, “considerata la sensibilità della materia e l’importanza che i lavori della CPI possano svolgersi in un quadro di piena credibilità istituzionale”, ha ritenuto opportuno trasmettere le nostre osservazioni alla Commissione affinché “ne prenda conoscenza e valuti autonomamente le eventuali conseguenze nell’ambito delle proprie competenze”.
Alla luce di nuovi elementi nel frattempo emersi, riteniamo tuttavia che la questione non possa più essere ricondotta unicamente all’autonomia interna della CPI, ma investa direttamente la responsabilità istituzionale del Parlamento nel garantire l’indipendenza, l’imparzialità e la credibilità dei propri organi d’inchiesta.
In particolare, da un’attenta lettura dell’articolo apparso sul Giornale del Popolo il 24 gennaio 2004 — già all’origine della nostra precedente segnalazione riguardante la posizione dell’avv. Ponti — emerge che anche uno dei membri della Commissione ha avuto in passato legami professionali diretti con il principale protagonista della vicenda Hospita, il sig. Eolo Alberti. Si tratta del deputato Andrea Giudici, eletto dal Parlamento (in quota UDC) quale membro della CPI.
Nel procedimento penale che ha coinvolto il sig. Alberti nella vicenda dei cosiddetti “falsi medici” di Cimo — già richiamata nella nostra precedente comunicazione — la difesa fu assunta dallo studio dell’avv. Luciano Giudici, padre del deputato. Dalle informazioni raccolte, il deputato Andrea Giudici risultava già attivo quale avvocato nello studio paterno e avrebbe partecipato direttamente ad attività connesse a tale procedimento.
La vicenda è importante e assume particolare gravità per il potenziale condizionamento — anche solo sotto il profilo dell’apparenza — che una simile pregressa relazione professionale può determinare nell’ambito di un’inchiesta parlamentare. In un contesto così delicato, non è sufficiente che l’imparzialità sia effettivamente garantita: è altrettanto imprescindibile che essa appaia tale in modo inequivocabile agli occhi dell’opinione pubblica.
La presenza, all’interno della CPI, di un membro che ha avuto un coinvolgimento in un procedimento riguardante la figura centrale dell’inchiesta rischia di compromettere la credibilità stessa dei lavori della Commissione e di alimentare dubbi circa la piena indipendenza del suo operato.
Per queste ragioni, riteniamo che sussista non solo un problema di opportunità politica, ma una questione sostanziale di tutela dell’integrità istituzionale del Parlamento.
Facciamo inoltre notare che, addirittura, Andrea Giudici, in base all’art. 50 della Legge sul Gran Consiglio (collisione d’interessi) non avrebbe neppure potuto partecipare alla discussione e al voto sull’istituzione della CPI.

Considerato che l’elezione dei membri della CPI rientra nelle competenze del Gran Consiglio, e ritenendo che vi siano gli estremi per una rivalutazione della composizione della Commissione, la invitiamo cortesemente a voler inserire all’ordine del giorno della prossima seduta del Gran Consiglio la presente richiesta, affinché il Parlamento possa esprimersi in merito.

Confidando nella sensibilità istituzionale che la questione richiede, porgiamo distinti saluti.

Giuseppe Sergi
Matteo Pronzini

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