Il prossimo 14 giugno voteremo sull’iniziativa per le cure dentarie. Una proposta importante non solo perché risponde a un bisogno sanitario reale, ma anche perché mette in discussione il modello assicurativo su cui si basa oggi il sistema sanitario svizzero.
Le cure dentarie occupano infatti una posizione particolare. Se ci si rompe un braccio o si sviluppa una malattia cronica, interviene l’assicurazione malattia. Ma quando il problema riguarda la bocca, i costi vengono scaricati quasi interamente sui singoli. È come se i denti fossero separati dal resto del corpo.
Eppure le cure dentarie non sono un lusso estetico. I problemi ai denti incidono sulla salute generale, sull’alimentazione e sulla qualità della vita. Una parte crescente della popolazione rinuncia o rinvia le cure per ragioni economiche, spesso aspettando che il dolore diventi insopportabile. Chi ha redditi elevati può permettersi prevenzione e controlli regolari; chi vive del proprio salario arriva dal dentista solo nei casi urgenti. La salute dentale è così diventata uno degli indicatori più evidenti delle disuguaglianze sociali.
Ma la questione riguarda soprattutto il modello di finanziamento della sanità. Oggi il sistema delle casse malati funziona secondo una logica profondamente regressiva: i premi sono quasi uguali per tutti, indipendentemente dal reddito. Il manager e la cassiera pagano lo stesso premio di base, pur avendo mezzi completamente diversi.
Negli ultimi anni i premi sono aumentati molto più rapidamente dei salari. Per molte famiglie il costo dell’assicurazione sanitaria rappresenta ormai una sorta di seconda imposta obbligatoria, ma senza alcuna progressività. A questo si aggiungono franchigie e partecipazioni ai costi che colpiscono soprattutto i redditi bassi e medi.
L’iniziativa sulle cure dentarie propone invece un principio diverso, ispirato al modello AVS: finanziare le cure attraverso contributi proporzionali al reddito versati da lavoratori e datori di lavoro. Chi guadagna di più contribuisce di più; chi guadagna meno contribuisce meno. È una logica di solidarietà sociale, opposta a quella attuale dei premi pro capite.
Ed è proprio questo il punto centrale dell’iniziativa. Non si tratta soltanto di aggiungere una nuova prestazione sanitaria, ma di dimostrare che un altro sistema è possibile: un sistema fondato sulla solidarietà e non sulla capacità individuale di pagare.
Il modello AVS dimostra da decenni che un finanziamento sociale e proporzionale al reddito può essere stabile ed efficace. Nessuno proporrebbe seriamente di finanziare la previdenza con premi identici per miliardari e lavoratori precari. Eppure è la logica che domina oggi la sanità.
La vera anomalia non è soltanto l’esclusione delle cure dentarie, ma il fatto che la salute venga finanziata in modo sempre più simile a un mercato assicurativo privato. L’iniziativa apre invece la strada a un modello più equo, nel quale la salute torna a essere un diritto e non un privilegio.
Per questo il prossimo 14 giugno è importante sostenerla con convinzione.
*articolo apparso sul Corriere del Ticino, venerdi 15 maggio 2026
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