Basta smantellamenti: difendiamo i posti di lavoro e il servizio pubblico ferroviario in Ticino

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Mostrandosi, ancora una volta, del tutto inaffidabili e bugiarde, le FFS prevedono un nuovo colpo all’occupazione in Ticino. Martedì, nel corso di una preannunciata conferenza stampa, annunceranno la chiusura del deposito Cargo di Chiasso.
Qui di seguito pubblichiamo le reazioni del comitato contro lo smantellamento di FFS cargo in Ticino (che invita a mobilitarsi) e dell’MPS. (Red)

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Le FFS continuano a distruggere posti di lavoro in Ticino
NO alla chiusura del deposito macchinisti FFS Cargo di Chiasso

ASSEMBLEA PUBBLICA

Martedì 19 maggio, ore 20.30 Chiasso – Cinema Teatro

Da anni la dirigenza delle FFS tratta il Canton Ticino come un baliaggio da sfruttare e saccheggiare. Il nostro territorio viene ridotto a semplice corridoio ferroviario, mentre posti di lavoro, competenze e funzioni strategiche vengono sistematicamente trasferiti oltre Gottardo.
In Ticino non vi è nessun posto di lavoro nei settori centrali. Assistiamo invece a una continua e insistente centralizzazione dei posti di lavoro che non sia necessario mantenere in Ticino per la gestione della linea.

A questo si aggiungono decisioni strategiche gravissime prese dalla direzione FFS, scaricate interamente sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori ticinesi. Lo scorso anno, nonostante la forte opposizione popolare e istituzionale, le FFS hanno deciso di abbandonare i terminali di Cadenazzo, Vedeggio: oltre 50 posti di lavoro sono andati persi.

E ora, come purtroppo previsto dal nostro comitato alla fine dello scorso anno, tornano alla carica. Martedì 19 maggio la dirigenza FFS scenderà in Ticino per annunciare nuovi tagli e la probabile chiusura del deposito di Chiasso, con la perdita di altre decine di posti di lavoro. Un nuovo attacco contro il Ticino e contro il servizio pubblico.

Grazie alla mobilitazione popolare costruita dal nostro comitato, il Gran Consiglio e il Consiglio di Stato hanno già trasmesso un messaggio chiaro alle FFS: basta smantellamenti, basta tagli ai posti di lavoro in Ticino, NO alla chiusura del deposito di Chiasso.

In questo momento decisivo, il nostro Comitato contro lo smantellamento di FFS Cargo invita tutta la popolazione all’assemblea pubblica di martedì 19 maggio alle ore 20.30 al Cinema Teatro di Chiasso.

Sarà un momento di solidarietà concreta con le lavoratrici e i lavoratori delle FFS, ma anche un’occasione per discutere insieme quali forme di mobilitazione e di lotta mettere immediatamente in campo.

Il Ticino non si piega e la popolazione ticinese esige rispetto dall’arrogante direzione delle FFS. Difendiamo i posti di lavoro, difendiamo il servizio pubblico, fermiamo lo smantellamento delle FFS in Ticino.

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Basta smantellamenti: difendiamo i posti di lavoro e il servizio pubblico ferroviario in Ticino

Martedì prossimo le FFS annunceranno ufficialmente, con la chiusura del deposito dei macchinisti Cargo di Chiasso, la fine di quella che solo un anno fa veniva celebrata in pompa magna come “Stazione Internazionale” nel quadro dei festeggiamenti per i suoi 150 anni, alla presenza di due Consiglieri di Stato e delle autorità locali. Dietro le celebrazioni ufficiali e la retorica istituzionale si nascondeva però una realtà ben diversa: le FFS avevano già deciso di smantellare progressivamente una parte fondamentale dell’attività ferroviaria nel nostro Cantone.
Come preannunciato il 19 settembre 2025, e dopo mesi di trattative con i sindacati, i 18 ferrovieri del deposito vedranno ora scomparire il proprio posto di lavoro. Questa decisione non è un episodio isolato, ma l’ennesima tappa di un preciso progetto politico: quello della liberalizzazione e privatizzazione del trasporto merci ferroviario, accelerato dalle politiche del consigliere federale Albert Rösti e sostenuto da una logica aziendalista che considera il servizio pubblico esclusivamente in termini di redditività.
Negli ultimi anni le FFS Cargo hanno ridotto il proprio personale a livello nazionale a meno di 2500 dipendenti. In Ticino, insieme alla chiusura dei terminal di Cadenazzo e Lugano-Vedeggio, la soppressione del deposito di Chiasso significa la perdita di oltre 60 posti di lavoro qualificati. Si tratta di un colpo durissimo per il nostro Cantone, che paga ancora una volta il prezzo delle politiche federali di centralizzazione e smantellamento delle regioni periferiche.
Per i lavoratori coinvolti, il futuro prospettato è quello di un trasferimento verso TILO, con peggioramenti salariali che nel giro di pochi anni potranno raggiungere il 20-25% del reddito, oltre a un cambiamento radicale delle condizioni di lavoro e della qualità della vita professionale. Dietro il linguaggio manageriale della “riorganizzazione” si nasconde dunque una brutale operazione di dumping salariale e di erosione delle conquiste ottenute da generazioni di ferrovieri.
Quanto sta avvenendo a Chiasso è il risultato di decenni di trasformazione delle FFS da servizio pubblico federale a impresa gestita secondo criteri di mercato. Nel nostro Cantone le FFS hanno progressivamente ridotto il personale all’osso, centralizzando tutti i servizi ritenuti trasferibili — informatica, finanze, immobili, marketing — e lasciando sul territorio soltanto quelle professioni che non possono essere delocalizzate: manutenzione dell’infrastruttura e personale viaggiante.
L’unica eccezione resta l’Officina di Bellinzona, mantenuta non certo per volontà spontanea delle FFS, ma grazie alla straordinaria mobilitazione operaia e popolare del 2008. È proprio quell’esperienza a dimostrare che senza conflitto, senza organizzazione e senza mobilitazione dal basso, il destino riservato al Ticino dalle FFS e dal Consiglio federale è quello di una continua perdita di posti di lavoro, competenze e servizi.
Le responsabilità politiche sono evidenti. Da anni il Consiglio federale promuove la liberalizzazione del trasporto ferroviario e favorisce la concorrenza privata nel settore della logistica, aprendo la porta a condizioni salariali peggiori e a una frammentazione del servizio pubblico. Le FFS, dal canto loro, applicano una gestione sempre più aggressiva, fondata sulla riduzione dei costi del personale, sulla centralizzazione delle attività e sull’indebolimento del ruolo dei rappresentanti dei lavoratori nei processi decisionali.
Per l’MPS è necessario costruire un fronte di opposizione largo e combattivo contro questo nuovo smantellamento del servizio pubblico federale in Ticino. Non bastano dichiarazioni di circostanza o prese di posizione simboliche: occorre una mobilitazione reale, capace di unire lavoratori, sindacati, popolazione e forze politiche disposte a difendere il servizio pubblico e l’occupazione.
L’MPS esprime il proprio pieno sostegno ai ferrovieri colpiti da questa decisione e invita a partecipare attivamente alle iniziative di mobilitazione che verranno organizzate nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Difendere i posti di lavoro delle FFS significa difendere salari dignitosi, competenze professionali, coesione territoriale e un’idea di trasporto pubblico sottratta alle logiche del profitto.
Occorre inoltre rilanciare una politica di vera decentralizzazione delle attività delle FFS, facendo leva anche sulle competenze presenti in Ticino — a partire dai poli universitari e di ricerca — affinché il Cantone non venga trattato come una semplice periferia da svuotare. Il trasporto ferroviario non può essere governato secondo gli interessi del mercato e degli utili aziendali: deve tornare a essere un servizio pubblico pianificato in funzione dei bisogni sociali, ambientali e territoriali.
La chiusura del deposito Cargo di Chiasso non deve passare sotto silenzio. Se oggi vengono colpiti i macchinisti Cargo, domani saranno altri settori, altri lavoratori e altri servizi pubblici. Per questo è indispensabile reagire subito, collettivamente e con determinazione.

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