L’IVA : un’imposta antisociale inaccettabile!

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La 13ª AVS non ha bisogno di un finanziamento aggiuntivo, tanto meno attraverso un aumento dell’IVA (dall’8,1 all’8,5%). Negli ultimi due anni, l’AVS ha registrato un’eccedenza di 10 miliardi di franchi! L’IVA non tiene conto né del reddito dei cittadini né della loro situazione familiare. Che si guadagnino 3’000 franchi al mese o si sia milionari, il consumo di un determinato prodotto è tassato con un’aliquota fissa. Inoltre, l’IVA è antisociale perché chi ha un reddito basso deve destinarne una quota molto più elevata al consumo; chi ha un reddito alto, invece, può risparmiare, e i risparmi non sono soggetti all’IVA. Secondo uno studio pubblicato da Social Change in Switzerland (n. 37, 2024), “il peso delle spese per beni di consumo quotidiano, alloggio, assicurazione sanitaria e imposte dirette varia notevolmente in funzione del reddito delle famiglie. Il decile più povero della popolazione spende l’82% del proprio reddito per soddisfare i bisogni primari, mentre il decile più ricco è appena influenzato dalle spese quotidiane”. In breve, il principio è questo: più si guadagna, meno si paga in proporzione al proprio reddito; e viceversa. L’IVA ha quindi un carattere regressivo e andrebbe semplicemente abolita. Altro che usarla per finanziare la spesa sociale!
I sostenitori dell’aumento dell’IVA, da destra a sinistra, parlano di un “aumento modesto” (0,4%) e sottolineano che non si applicherà ai beni di prima necessità (derrate alimentari, medicamenti), soggetti a un’aliquota ridotta. Ma questo “aumento modesto” non va considerato isolatamente, bensì inserito nel contesto più ampio della continua erosione del potere d’acquisto di salariati/e e pensionati/e. Pensiamo all’inflazione, ormai un fenomeno persistente in Svizzera, che erode salari e rendite pensionistiche (+1,5% da fine 2025 a settembre 2026). Oppure alla crescita incessante dei premi di cassa malati (+5% nel 2027) e degli affitti (+1,8% in media nel 2026), senza dimenticare la riduzione delle rendite del 2° pilastro. Va inoltre ricordato che si tratterebbe del secondo aumento in un arco di tempo molto breve: l’IVA era già stata aumentata di 0,4 punti percentuali nel 2024, a seguito dell’adozione del progetto AVS 21. È alla luce di questo pesante scenario per la popolazione che vive del proprio salario (diretto e indiretto) che va valutato il presunto “aumento modesto” dell’IVA! Infine, non viviamo di solo pane e pasta. Gli aumenti colpiranno anche telefoni, vestiti, libri, benzina, prodotti per l’igiene e diversi servizi.
Non bisogna avere paura di votare “NO”! Non vi è alcun legame tra il versamento della 13ª AVS e l’esito della votazione del 29 novembre. Che vinca il «SÌ» o il «NO», i pensionati riceveranno la loro 13a  a dicembre.

*articolo apparso sul Corriere del Ticino sabato 7 novembre 2026

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