“Compromesso” sul salario minimo ed esigenze sindacali

La trattativa e il “compromesso” attorno all’iniziativa sul salario minimo interessa – o dovrebbe interessare – direttamente le organizzazioni sindacali. Non solo perché riguarda la fissazione del nuovo salario minimo legale, ma perché le decisioni prese attorno a questo tema incidono e incideranno sull’intera dinamica del sistema salariale.
Fin dall’inizio di questa “trattativa”, avviata in vista di un “compromesso” tra PS e i maggiori partiti di governo stimolati dalle organizzazioni padronali (le vere ispiratrici del negoziato, convinte che una votazione sull’iniziativa le vedrebbe soccombere), la posizione dei sindacati – e in particolare di un importante sindacato come UNIA – è apparsa piuttosto prudente. Una prudenza che il segretario di UNIA, Giangiorgio Gargantini, ha confermato nel dibattito andato in onda su Teleticino la sera del 1° marzo.
Del resto, Gargantini aveva già posto condizioni precise per un’eventuale adesione della sua organizzazione al “compromesso”. Aveva infatti dichiarato (CdT, 1° marzo) che «se si decidesse di permettere deroghe ai salari minimi senza che ci sia l’accordo unanime della commissione tripartita, per noi è un “no way”».
Ora, da quanto emerso negli ultimi giorni sui dettagli del “compromesso” – i punti ancora aperti sarebbero stati appianati, secondo le dichiarazioni del presidente del PS, nella riunione della Commissione della gestione del 2 marzo – sembrerebbe proprio che questa condizione, cioè l’unanimità, non sia stata accolta.
La domanda, a questo punto, è inevitabile: per UNIA resta davvero un “no way”? Oppure quella linea rossa era meno invalicabile di quanto lasciato intendere?