Viene pubblicata oggi dalla Cancelleria federale e presentata nel corso di una conferenza stampa a Berna l’iniziativa popolare denominata «No agli F-35».
Si tratta di un’iniziativa che non avrà la forza di sospendere – perlomeno fino al termine della raccolta delle firme – la procedura di acquisto degli F-35, decisa nel 2020 per una manciata di voti; avrà però la possibilità di influenzarla e, successivamente, di bloccarla. Una procedura che, nel frattempo, è divenuta oggetto di polemiche, riserve e una sempre più diffusa opposizione tra la popolazione.
Il peggioramento della situazione economica e sociale, oltre che del contesto geopolitico internazionale, evidenzia oggi più che mai l’assurdità di questa scelta, soprattutto mentre si chiede alle cittadine e ai cittadini di stringere ulteriormente la cinghia, varando programmi di risparmio nei settori sociale e formativo.
Dobbiamo dire chiaramente NO alla politica di riarmo, e questa iniziativa offre la possibilità di farlo in modo netto. Non esitate quindi a firmarla: qui il formulario da scaricare, firmare e ritornare il più presto possibile all’indirizzo indicato nel formulario.
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Nonostante le manipolazioni intervenute nelle diverse fasi della procedura che ha portato alla scelta dell’aereo e lo scandalo suscitato dalla loro rivelazione, il processo di acquisto dei bombardieri americani F-35A, dopo una “pausa” forzata dovuta alle rivelazioni sull’assenza di un prezzo fisso, non è stato interrotto.
L’acquisizione di questi velivoli si è rivelata destinata a superare ampiamente il limite di 6 miliardi di franchi approvato, con uno scarto minimo, dal popolo il 27 settembre 2020. È stato tuttavia trovato un espediente per impedire ancora una volta al popolo svizzero di esprimersi formalmente sulla scelta di questo aereo americano: in una prima fase, la Svizzera procederà a un acquisto scaglionato nel tempo, attraverso lotti successivi di F-35A distribuiti su più anni, fino a raggiungere il tetto dei 6 miliardi consentiti. Ma quanti aerei verranno acquistati in totale? Nessuno lo sa, poiché il prezzo dei vari lotti viene negoziato anno dopo anno. Si parla di 24 jet. In un secondo momento, secondo le dichiarazioni del consigliere federale Martin Pfister, potrebbe essere presa in considerazione l’acquisizione di ulteriori velivoli per arrivare a una flotta complessiva di 40 F-35A, invece dei 36 inizialmente previsti. Con un costo totale di 9 o 10 miliardi? E questo senza contare l’armamento, la sostituzione del motore iniziale a nostre spese, gli elevatissimi costi di esercizio riscontrati nei Paesi già utilizzatori e tutti gli sforamenti di budget che si profilano per l’aereo da combattimento più costoso al mondo. Un velivolo estremamente rumoroso, ancora in fase di sviluppo e afflitto da numerosi problemi tecnici, secondo fonti autorevoli americane.
L’aereo della NATO
Tutto questo per un aereo considerato come il velivolo della NATO, un bombardiere stealth progettato per attacchi in profondità nel territorio nemico. Israele e gli Stati Uniti ne hanno recentemente dimostrato l’efficacia contro l’Iran. Ma il nostro Paese non è destinato a entrare nella NATO e non ha alcuna intenzione di bombardare Stati stranieri, attività che esula completamente dalla semplice protezione del nostro spazio aereo.
Aumentare la nostra dipendenza dagli Stati Uniti? NO!
Dobbiamo prendere atto dei cambiamenti geopolitici in atto: l’America di Donald Trump, un Paese che mira a rendere l’Europa un proprio vassallo e che ha adottato un atteggiamento predatorio, non può più essere considerata un nostro alleato. L’acquisto dell’F-35A comporta una dipendenza inaccettabile e rischiosa dagli Stati Uniti, per i quali rappresentiamo una realtà marginale. Due episodi recenti lo dimostrano chiaramente: la questione dei dazi doganali e la decisione di rinviare a tempo indeterminato l’acquisizione del sistema di difesa terra-aria Patriot promesso alla Svizzera.
La parola deve tornare al popolo
Di fronte a questa situazione, la necessità di esercitare una forte pressione popolare sul Consiglio federale affinché il popolo svizzero possa finalmente esprimersi su questo acquisto insensato e controverso è più che mai urgente. In questo senso, il lancio di un’iniziativa popolare che affermi — come quella che i promotori dell’epoca furono costretti a ritirare alla fine di settembre 2022, a seguito della firma affrettata del contratto d’acquisto da parte di Viola Amherd al termine dei dibattiti parlamentari — che «la Svizzera non acquista aerei da combattimento di tipo F-35» appare l’unica opzione possibile.
Nel 2022, il popolo svizzero è stato ingannato, poiché non era stato firmato alcun contratto formale. Si trattava soltanto di un accordo, con un prezzo stimato, tra i governi americano e svizzero, volto a far entrare il nostro Paese nel processo di acquisizione. Nel sistema americano di vendita di armamenti a Paesi stranieri, il contratto vero e proprio, con il prezzo definitivo, viene firmato solo dopo l’accordo tra il governo americano e il costruttore, cioè poco prima dell’avvio dei lavori. Oggi la Svizzera ha formalmente acquistato, al massimo, soltanto 8 F-35A. L’iniziativa non potrà impedire l’arrivo di questi velivoli in Svizzera, ma potrà almeno limitarne il numero. Se non reagiamo, nel giro di alcuni anni si potrebbe arrivare a 40 unità… E si parla addirittura della possibilità di acquistare ulteriori aerei da combattimento in seguito, per raggiungere un totale compreso tra 55 e 70 velivoli.
Tenuto conto della crescente opposizione popolare alla prosecuzione della procedura di acquisto del bombardiere prodotto da Lockheed Martin, la raccolta firme dovrebbe concludersi rapidamente e, una volta sottoposta al voto, l’iniziativa avrà — anche alla luce dell’evoluzione del contesto geopolitico e delle probabili ulteriori notizie negative sull’F-35 — buone possibilità di essere approvata.
Questa iniziativa rappresenterebbe un formidabile strumento di pressione sul Dipartimento federale della difesa (DDPS) e sul Consiglio federale. In questa vicenda dell’F-35, il Consiglio federale, il Parlamento e il popolo svizzero sono stati ingannati. Oggi è indispensabile che la parola torni al popolo.
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F-35: una saga in pochi paragrafi
«Non posso escludere che la questione di un nuovo referendum possa riproporsi, soprattutto se i costi aumentassero o se avessimo bisogno di più aerei» (Martin Pfister, 25 settembre 2025)
Settembre 2020:
Con un margine minimo dello 0,2%, pari a circa 8’000 voti, il 27 settembre 2020 la maggioranza dell’elettorato approva il decreto federale relativo all’acquisto di nuovi aerei da combattimento. Il primo articolo del decreto incarica il Consiglio federale di «rinnovare i mezzi di protezione dello spazio aereo» e stabilisce, all’articolo 2, un finanziamento che «non superi i sei miliardi di franchi».
Giugno 2021:
La scelta dell’aereo viene effettuata dal Consiglio federale il 30 giugno: il governo opta per l’acquisto di 36 jet F-35A.
Si tratta di un bombardiere furtivo destinato agli attacchi al suolo in dotazione a diverse forze aeree: quella degli Stati Uniti, quella di Israele – che lo utilizza ampiamente per distruggere Gaza – ma anche a numerose aviazioni militari di paesi europei membri della NATO. L’adeguatezza di un simile velivolo per la protezione dello spazio aereo viene immediatamente messa in discussione.
31 agosto 2021:
V iene lanciata un’iniziativa popolare da parte del GssA, del PSS e dei Verdi che mira a inserire nella Costituzione un nuovo articolo che preveda che «la Confederazione non acquisti aerei da combattimento del tipo F 35»
23 febbraio 2022:
Le truppe russe attaccano l’Ucraina. Approfittando della nuova situazione, la presidente del DDPS, Viola Amherd, intima al GssA di ritirare l’iniziativa. Nascondendo elementi essenziali ai suoi colleghi del Consiglio federale, in particolare l’assenza di un prezzo fisso, si affretta a firmare un contratto con il governo degli Stati Uniti.
16 agosto 2022:
In meno di un anno, l’iniziativa raggiunge 133’000 firme e viene convalidata dalle autorità federali il 22 agosto.
28 ottobre 2022:
Il Comitato dell’iniziativa decide, senza consultare la propria base e in spregio ai 133’000 firmatari, di ottemperare alle ingiunzioni della sig.ra Amherd e ritira l’iniziativa.
2022 e 2025:
In due libri particolarmente documentati, pubblicati nel 2022 e nel 2025, Pierre-Alain Fridez, consigliere nazionale socialista e membro della commissione di sicurezza del Parlamento federale, denuncia una «procedura di acquisizione condotta dalle nostre autorità [che] assomiglia a un’accurata manipolazione».
Dicembre 2025:
Il desiderio di P-A. Fridez di vedere «il Consiglio federale correggere l’inganno di cui è stato vittima» non si realizzerà tuttavia, poiché il governo ha firmato un contratto con il produttore americano Lockheed Martin per l’acquisto dei primi otto aerei da combattimento F35.
Altri due contratti per 28 velivoli supplementari sono in fase di negoziato.
Febbraio-marzo 2026:
È soprattutto grazie ai bombardieri furtivi F-35 che i governi degli Stati Uniti e di Israele lanciano una guerra illegale di aggressione contro l’Iran – e il Libano per quanto riguarda Israele.
Da quel momento, la riflessione politica dovrebbe concentrarsi sull’opportunità di acquistare armi di fabbricazione statunitense in un contesto del genere e spingere a riconsiderare – come nel caso del Patriot – l’acquisto degli F-35.
A questo proposito, il silenzio del Consiglio federale e del DDPS rasenta la complicità.
Sempre in questo periodo, Martin Pfister propone di ridurre inizialmente a trenta il numero di jet acquistati per poi acquistarne altri quaranta nei prossimi vent’anni.
Aprile 2026:
A causa dei ritardi nella consegna dei missili terra-aria Patriot da parte del governo degli Stati Uniti, la Svizzera sospende il contratto di acquisto di questo sistema. Nei giorni successivi, la stampa riferisce che l’amministrazione Trump ha dirottato parte dei fondi versati per l’F-35 per onorare il contratto dei Patriot.
28 aprile 2026:
Lancio dell’iniziativa «No agli F-35».
Questa iniziativa non avrà effetto sospensivo e, fino alla sua adozione tramite votazione popolare, non può arrestare il processo di acquisizione. La sospensione del processo in attesa del voto popolare non è quindi un obbligo legale, ma una scelta politica di rispetto della volontà popolare.
È questa la scelta che aveva fatto nel 1992 Kaspar Villiger, allora capo del DDPS, sospendendo la procedura di acquisto degli FA-18 fino alla votazione popolare sull’iniziativa «per una Svizzera senza nuovi aerei da combattimento», il 6 giugno 1993.
Oggi, tutto indica che una grande maggioranza della popolazione è contraria al proseguimento della procedura di acquisto degli F-35. La stampa lascia persino intendere che una maggioranza dei membri del governo condividerebbe questa opposizione.
Allora, perché il Consiglio federale non dovrebbe fare ciò che Kaspar Villiger fece a suo tempo con gli F/A-18? In nome del rispetto dei diritti popolari piuttosto che dei diktat di Donald Trump?
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