Bruciamo il dumping salariale!

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Stefano Modenini, direttore Aiti, in un suo scritto pubblicato su laRegione dell’11 febbraio, facendo un improbabile parallelo con il romanzo e l’omonimo film Fahrenheit 451, afferma che l’iniziativa dell’Mps contro il dumping salariale “intende bruciare diverse cose: occasioni di fare impresa e posti di lavoro, il partenariato sociale, verifiche efficaci delle retribuzioni, delle condizioni di lavoro e delle discriminazioni di genere”.

Bene: vediamole una per una. Occasione di fare impresa e posti di lavoro: cosa vuol dire? Che le imprese possono esistere solo se libere di fare quello che vogliono, senza controlli? Indirettamente si fa intendere che le imprese per esistere e accumulare il loro margine di profitto devono tenere bassi i salari (facendosi al contempo sussidiare dal Cantone).

Il partenariato sociale: non capisco perché metterlo in contrapposizione, a meno che non si intenda che questo strumento permette di occultare il dumping salariale.

Verifiche efficaci delle retribuzioni, delle condizioni di lavoro e delle discriminazioni di genere: è proprio quello che si prefigge l’iniziativa dando gli strumenti per conoscere la realtà fattuale sui posti di lavoro e porvi rimedio.

Quanto poi ai 160 nuovi funzionari al costo di 18 milioni di franchi che l’iniziativa richiederebbe, si tratta di palese falsità. Il calcolo è subito fatto: 119’288 salariati diviso 5’000 fa 23,9 ispettori per gli uomini; 89’266 salariate diviso 2’500 fa 35,7 ispettrici per le donne. Totale 59,6 unità con un costo di Chf 5’977’259.

Il direttore Aiti, non avendo argomenti, si arrampica sugli specchi, come d’altronde tutta la classe padronale e i suoi agenti politici. Coloro che vivono del proprio lavoro gli argomenti li scontano sulla propria pelle. E l’8 marzo
voteranno sì.

*testo apparso sul quotidiano LaRegione il 20 febbraio 2026

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