Dumping salariale e discriminazioni di genere

Tempo di lettura: < 1 minuto
image_print

L’iniziativa “Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale!”, in votazione l’8 marzo, non riguarda solo salari, contratti o statistiche economiche. Riguarda anche – e in modo centrale – la lotta contro le discriminazioni di genere che continuano a segnare profondamente il mercato del lavoro ticinese.

Il dumping salariale non è neutro: colpisce in modo sproporzionato le donne. Sono loro a essere sovrarappresentate nei settori a basso salario, nel lavoro a tempo parziale spesso involontario, nei contratti precari e nelle professioni meno riconosciute. Sono sempre loro a subire più frequentemente salari inferiori a parità di qualifiche e mansioni, e a pagare il prezzo di carriere frammentate a causa del lavoro di cura, ancora oggi scaricato in gran parte sulle spalle femminili.

In un contesto in cui i salari stagnano o arretrano, come mostrano i dati degli ultimi anni, le disuguaglianze di genere non fanno che aggravarsi. Il dumping salariale diventa così un moltiplicatore di discriminazioni già esistenti, rendendo ancora più difficile per molte donne raggiungere l’indipendenza economica, costruire una sicurezza previdenziale dignitosa e sottrarsi a situazioni di dipendenza o vulnerabilità.

Sostenere l’iniziativa significa affermare un principio semplice ma fondamentale: a uguale lavoro deve corrispondere un salario dignitoso, indipendentemente dal genere. Significa rafforzare i controlli, valorizzare i contratti collettivi e impedire che la concorrenza al ribasso continui a erodere diritti conquistati in decenni di lotte.

Non è un caso che questa votazione cada simbolicamente l’8 marzo. Dire “no al dumping” vuol dire anche dire no a un sistema economico che prospera sulle disuguaglianze e sulle discriminazioni. Per questo, votare sì all’iniziativa è un atto concreto a favore della parità, della dignità del lavoro e di un futuro più giusto per tutte e tutti.

*lettera apparsa sul quotidiano La Regione il 7 febbraio 2026

articoli correlati

CPI – Hospita, la repubblica delle banane

Cina e Iran: la partnership del limite

Presidio antifascista a Lugano del 21 febbraio: ancora molte altre domande senza risposta