“Le maggioranze politiche tendono a sottostimare le entrate fiscali e a sovrastimare la spesa pubblica. Tramite tali previsioni pessimistiche, che tirando le somme si rivelano esagerate, viene data l’impressione che la gestione delle finanze pubbliche sia stata virtuosa e che le forze politiche al governo abbiano fatto bene i compiti”. Iniziava così l’editoriale de LaRegione di venerdì 26 aprile 2026. Nemmeno Bellinzona sfugge a questa dinamica.
Anche quest’anno ci troviamo infatti a discutere un consuntivo che, come ormai d’abitudine, si rivela nettamente migliore delle cupe previsioni.
A preventivo si annunciava un disavanzo record di 13,4 milioni, oggi ci viene presentato un risultato non molto lontano dal pareggio, con un disavanzo di soli 2,7 milioni. Un miglioramento di quasi 11 milioni di franchi.
Questo scarto non è una sorpresa, ma la conferma di una tendenza ormai strutturale. Una strategia politica che, attraverso preventivi allarmistici, giustifica una politica di austerità e di contenimento della spesa.
Le conseguenze di questa gestione, che definirei “aziendalista”, sono sotto gli occhi di tutti. Mentre il capitale proprio della Città supera i 60 milioni di franchi – ben al di sopra dei 40 milioni previsti solo un anno fa – i servizi pubblici vengono ridimensionati, sportelli vengono chiusi, e le cittadine e i cittadini faticano. Magari un giorno qualcuno ci spiegherà come si fa a sbagliare i calcoli per 1/3, cioè di 20 milioni di franchi.
Il messaggio municipale stesso è una cronaca di queste difficoltà. Si parla di una “progressiva ottimizzazione” degli sportelli di quartiere, che in realtà significa una loro riduzione (pag. 8). Si menziona il trasferimento di un collaboratore dal settore opere pubbliche per il servizio di messaggeria, ma “senza relativa sostituzione” (pag. 8). Si legge della prolungata assenza della direttrice dei servizi sociali e della presidente dell’autorità di protezione, che ha richiesto “un grande ed encomiabile sforzo” ai collaboratori per garantire la continuità (pag. 18-19). Uno sforzo che grava sulle spalle dei dipendenti, non del Municipio. E ancora: il Servizio Gestione Finanziaria, a causa di assenze per maternità, ha vissuto un periodo intenso di riorganizzazione che ha comportato un “notevole sforzo” e un “impegno aggiuntivo” da parte dei collaboratori (pag. 27). Il Servizio stabili ha dovuto “procrastinare” attività di pianificazione e gestione a causa dell’elevato volume di investimenti (pag. 34). Infine, il mantenimento del tempo di attesa di tre mesi, laddove possibile, per la sostituzione del personale partente (pag. 49). Poi ci si interroga, cercando risposte, quando i dipendenti e le dipendenti del comune ci dicono che sono sovraccarichi. Chi sa per quali motivi!
Tutto questo mentre la pressione sulla popolazione aumenta. I servizi sociali registrano un incremento generale dell’utenza a causa dell’aumento del costo della vita, dei premi di cassa malati e della precarietà lavorativa (pag. 17). Crescono i casi complessi, tutta la politica comunale ne è cosciente, ma le risorse restano limitate e ci si rifiuta di aumentarle.
Il problema, lo ripetiamo, è di visione. Un Comune non è un’azienda. Il suo scopo non è accumulare capitale, ma investirlo nel benessere collettivo. Questi 60 milioni di capitale proprio sono una risorsa che dovrebbe essere messa al servizio dei cittadini, per potenziare i servizi, per sostenere chi è in difficoltà. Invece, si preferisce una prudenza contabile che, di fatto, si traduce in un’imprudenza sociale.
Si sceglie di non fare, quando si potrebbe e si dovrebbe fare molto di più.
Per queste ragioni, perché questi conti tornano fin troppo bene a scapito dei servizi e delle persone, il nostro gruppo voterà contro questo consuntivo. Continuiamo a credere in una politica che investe nelle persone, all’interesse generale e al bene comune.
*consigliere comunale MPS Bellinzona
