Pubblichiamo la versione scritta dell’intervento di Elia Agostinetti alla manifestazione indetta dal comitato contro lo smantellamento di FFS Cargo, tenutasi a Chiasso venerdì 12 giugno. (Red)
Buonasera, benvenuti, benarrivati dopo questo bellissimo corteo molto colorato, con moltissime bandiere, davanti al municipio di Chiasso, il comune dove oggi ci avviciniamo ai ferrovieri per dire NO ALLO SMANTELLAMENTO DI FFS CARGO IN TICINO!
Ci tengo a ringraziare l’organizzazione di Festate, i tecnici e gli artisti che hanno fatto mille capriole per permetterci di parlare da questo palco, e il Municipio del Comune di Chiasso per averci dato l’autorizzazione. E soprattutto a ringraziare voi, voi che avete scelto di usare i vostri corpi e il vostro tempo per sostenere i colleghi che stanno affrontando in questi giorni colloqui difficili, discussioni in famiglia, incertezze terribili. UN APPLAUSO A LORO!
I nostri problemi sono i vostri: lavoro, ambiente, giovani
Ma oggi non siete venuti in piazza solo per i nostri problemi di ferrovieri, stasera siete qui in piazza con i vostri problemi, perché sapete che ogni ingiustizia tollerata in silenzio è un’ingiustizia che un giorno subirete voi, e che nel momento in cui la lotta si estende, in cui ognuno entra in campo con i propri problemi, le proprie richieste, contribuendo a cambiare i rapporti di forza, finisce per cambiarli anche a suo favore. chi si unisce a questa lotta, fa anche un favore a se stesso. quindi oggi siamo scesi in piazza con le nostre rivendicazioni ma anche per fare in modo che la questione delle FFS apra la via per un fiume di rivendicazioni.

Perché, per cosa stiamo lottando? Per i posti di lavoro, sicuramente, per i ferrovieri, sicuramente. per difendere un’attività storica, con volumi di lavoro che diminuiscono non per congiunture macroeconomiche, ma per decisioni aziendali chiare. è vero. ma stiamo lottando per questi posti di lavoro come patrimonio collettivo. un posto di lavoro che ieri apparteneva a te, che oggi è mio e che domani sarà tuo. noi lottiamo per la libertà di proteggere un patrimonio collettivo, di salvaguardare il deposito di chiasso, di dichiarare inefficaci le ristrutturazioni aziendali, di proteggere la nostra libertà di produrre valore aggiunto lavorando. Nel 1874 la costruzione della linea Lugano-Chiasso ha creato 3000 posti di lavoro e sviluppato enormemente le attività di tutta la regione, ospedale Beata Vergine in primis, ma a caro prezzo per il nostro territorio, che ora chiede di non essere buttato via come uno straccio sporco dopo aver servito per 150 anni più che dignitosamente il nostro paese! Perché sulla chiusura del deposito macchinisti di cargo si scaricano trent’anni di attacchi al mondo del lavoro. si scarica la prepotenza e l’arroganza delle FFS, ma anche una cultura aziendale e politica che considera solamente i conti, i soldi, il denaro sopra tutto, sopra la coesione tra persone che si guardano negli occhi, sopra lo sviluppo delle competenze di un territorio, sopra la vivibilità di un territorio bellissimo. il denaro, IL DENARO? BASTA! SIAMO UOMINI! SIAMO DONNE! SIAMO VECCHI SIAMO GIOVANI SIAMO TRISTI SIAMO FELICI SIAMO INCAZZATI! NON SIAMO E NON SAREMO MAI NUMERI DI UN COMPUTER A BERNA!
Cosa è successo: decisioni dopo mobilitazioni, realtà volumi di lavoro
Non mi sono presentato: mi chiamo Elia Agostinetti, ferroviere, e sono uno dei 350 dipendenti di FFS alla Stazione di Chiasso. Lo dico ora perché ho titolato questa parte del mio intervento “l’arroganza delle FFS”. Forse mi costerà il posto di lavoro, forse lunedì verrò convocato in ufficio, ma queste cose le devo raccontare.
22 maggio 2025: FFS comunicano la chiusura del terminal di Cadenazzo e Vedeggio: 40 posti di lavoro soppressi.
Il Comitato si forma e si attiva. È unitario, è enorme, è intelligente, è pluralista.
30 agosto: manifestazione con 400 persone a Mendrisio. Pierre-Yves Maillard. Matthias Hartwich. Le FFS vanno avanti coi terminal, ci chiamano “ticinesi teste calde” – L’ARROGANZA
19 settembre: nonostante le mobilitazioni, le FFS comunicano ai partner sociali un nuovo smantellamento: la chiusura del deposito macchinisti di Chiasso – L’ARROGANZA
6 ottobre: Gran Consiglio e Consiglio di Stato esprimono la loro contrarietà a queste due fasi di smantellamento. Quindi anche alla chiusura del deposito macchinisti Cargo di Chiasso. Fortemente, pubblicamente. Ottobre 2025.
19 maggio 2026: le FFS confermano la chiusura non solo del deposito di Chiasso, ma anche l’abbandono del servizio dei carri isolati, capillare, storico, fondamentale per le aziende del nostro territorio, riversando così altre centinaia di camion sulle nostre strade comunali. Altri 40 posti di lavoro persi per sempre – L’ARROGANZA
La situazione è chiara: il libero mercato confluisce le risorse nei settori più redditizi, sottraendole ad attività che non sono autofinanziabili. Funziona così. Con la liberalizzazione, in 30 anni le attività redditizie di Cargo sono state tutte privatizzate a favore delle altre imprese ferroviarie o di SBB Cargo International, lasciando solo i servizi più capillari sulle spalle dello stato. Che oggi chiede alle FFS di arrivare all’autofinanziamento. L’autofinanziamento! Ma il compito dello Stato è proprio di assicurarsi che le risorse non siano abbandonate alle dinamiche del libero mercato, ma che vengano ridistribuite verso quei servizi, più onerosi, ma fondamentali per noi, per il territorio. Per questo diciamo che la nostra lotta è la lotta di tutti: perché queste ideologie neoliberali, assurde e suicidarie, saccheggiano FFS Cargo come saccheggiano la maternità di Mendrisio, i servizi sociali, le nostre scuole, le nostre comunità, la cultura indipendente, le finanze cantonali, I NOSTRI SALARI E LE NOSTRE PENSIONI!
Cosa stiamo facendo: posti di lavoro, politica industriale
Noi invece proponiamo una politica diversa. Noi lottiamo per difendere i posti di lavoro, per salvare una realtà produttiva della nostra regione, ma anche per espanderla, per usare quello che il nostro territorio ha da offrire, per proporre una diversa politica industriale di investimento, non di smantellamento, di evoluzione e non di distruzione, di continuità con la nostra storia! E non perché siamo i soliti ticinesi teste calde, ma perché sappiamo che cosa abbiamo molto da offrire al nostro paese, perché sappiamo e vogliamo fare la nostra parte, ma anche loro devono fare la loro parte, devono ascoltare quello che gli diciamo, devono chiedere alle maestranze cosa si può fare qui, valutare con analisi obiettive le competenze e le opportunità che la nostra regione può offrire, e investire, investire nei momò, nei ticinesi!
Per questo abbiamo scritto a Vincent Ducrot, alla direzione delle FFS, una serie di rivendicazioni ed già presentate al governo cantonale che chiedono di smetterla di sopprimere posti di lavoro in Ticino e di stravolgere la vita di decine e decine di famiglie, perché le alternative esistono: il prestito dei macchinisti alle altre divisioni delle FFS mantenendo però i contratti presso FFS Cargo, oppure la creazione di squadre tecniche di pronti intervento in caso di guasti al materiale sulla tratta. Ma alle FFS chiediamo anche di credere nel nostro territorio e di espandere le proprie attività tramite la creazione a Chiasso di un polo nazionale per la sicurezza ferroviaria, di smetterla di consideraci un mero corridoio di transito e permetterci di contribuire a fare in modo di evitare che capiti un altro incidente come il deragliamento dell’agosto 2023, magari con conseguenze ancora più gravi; chiediamo anche di espandere le attività delle Officine di Chiasso, salvate grazie alla mobilitazione delle maestranze e ora centro nevralgico della manutenzione al sud delle alpi, tramite lo sviluppo di nuovi compiti elaborati insieme ai ferrovieri che hanno dato prova, qui più che altrove, di conoscere il proprio mestiere molto meglio dei manager a Berna; chiediamo la costruzione di un centro di competenze ferroviarie in Ticino, che sviluppi relazione strutturate con USI, SUPSI, scuole professionali e centri di ricerca del nostro cantone e che si basi sul fatto che, come porta sud del corridoio del Gottardo, siamo il luogo ideale per sviluppare un centro di competenze sulla logistica ferroviaria transalpina; e non da ultimo, chiediamo di trasferire servizi che ora sono centralizzati sull’altipiano e che avrebbero tutte le possibilità e i vantaggi a trasferirsi qui: pensiamo solo ai servizi informatici, alle sinergie che potrebbe avere con USI e SUPSI e l’impatto positivo che un tale datore di lavoro avrebbe per questo settore professionale in Ticino. ALTRO CHE BLOCCO DEI RISTORNI, ALTRO CHE PEREQUAZIONE INTERCANTONALE: noi dimostriamo che lavoratori e lavoratrici possono elaborare proposte sensate di politica industriale ed economica che abbiano veramente un impatto positivo su tutta la regione e il cantone. Questa è opposizione sociale, questa è unità! ALTRO CHE TEORIA DELLO SGOCCIOLAMENTO E ATTRATTIVITÀ FISCALE!
Per questo motivo abbiamo deciso di organizzare un’assemblea popolare a fine agosto. Tirate fuori le agende: il 31 agosto inviteremo a Chiasso popolazione, ferrovieri, Municipi della regione e Consiglio di Stato per fare il punto sulla situazione delle trattative, per dimostrare che non accettiamo questa situazione, che li marchiamo stretti e ci aspettiamo trattative sincere per una chiara compensazione per la politica che hanno portato avanti per decenni nella nostra regione.
Anticapitalista
Noi siamo consapevoli di non dover lottare solo contro una riorganizzazione aziendale, ma contro quei meccanismi economici, legislativi, politici e sociali che si sono sedimentati per decenni, che hanno portato le FFS a scaricare tonnellate di merci sulle nostre strade, decine di migliaia di camion. Ma per fare questo non possiamo solo difendere il nostro deposito. Dobbiamo allargare il discorso. Dobbiamo rimettere al centro il dualismo tra chi licenzia e chi viene licenziato, tra chi sfrutta e chi viene sfruttato, tra chi delocalizza e chi difende i posti di lavoro, tra chi lotta per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro e nella società e chi in nome del profitto mette a rischio ogni giorno le nostre vite. Per questo invitiamo tutte le lavoratrici, i lavoratori, precarie, precari, disoccupate, disoccupati, studentesse, studenti, apprendiste, apprendisti, pensionate, pensionati, ogni realtà sociale, le delegate e i delegati sindacali, noi vi chiamiamo, vi invitiamo, vi esortiamo, vi preghiamo di attivarvi, di opporvi, di dire questa volta no, quest’altra neanche, non può finire ancora come tutte le altre volte. Per il bene di tutti, trasformiamoci in pura FORZA DI VOLONTÀ. Perché oggi davanti al palco di Festate non ci sono le loro leggi di mercato, c’è solo la nostra ferma volontà: NON OSATE CHIUDERE QUESTO DEPOSITO, NON OSATE BUTTARE ALTRI CAMION SULLE NOSTRE STRADE. Questa volta no, non lo permetteremo. Non finirà come tutte le altre volte.
E vedremo se saremo cronaca regionale o se saremo parte della storia del cantone. Ma riusciremo ad essere storia solo se saremo tutte e tutti. Ma anche se la nostra lotta finisse oggi stesso, se il solo risultato fosse quello di trasmettere alle nostre figlie, ai nostri figli, alle apprendiste, agli apprendisti, alle lavoratrici e ai lavoratori del futuro il senso della lotta, della dignità, dell’organizzazione, avremmo fatto comunque qualcosa di importante.
*ferroviere e membro dell’MPS
