Sì all’unica votazione cantonale l’8 marzo

Tempo di lettura: < 1 minuto
image_print

Partiamo da un dato indiscusso: il lavoro in Ticino non è sano. A parità di compito, i
salari sono bassi rispetto alla Svizzera, ma il costo della vita è uguale. Questo significa
meno potere d’acquisto, più difficoltà per le famiglie e maggiore incertezza per chi
lavora.
Oggi l’ufficio del DFE preposto ai controlli conta solo 23 ispettori, chiamati a svolgere
compiti enormi: controllare condizioni e sicurezza sul lavoro, tutela della salute, orari,
rispetto del salario minimo, contrasto al lavoro nero, vigilanza sui lavoratori distaccati,
rilascio di autorizzazioni di costruzione e applicazione delle leggi cantonali e federali.
Con circa 210’000 salariati e solo 23 ispettori, il rapporto è di circa uno ogni 8’750 posti:
evidente che non basta. La proposta in votazione chiede di rafforzare i controlli con un
ispettore ogni 5’000 posti occupati da uomini e uno ogni 2’500 occupati da donne. Si
tradurrebbe in circa 50 nuovi ispettori: più verifiche, rispetto delle regole e presenza sul
territorio. Non è burocrazia, bensì protezione per la qualità dei posti di lavoro e tutela
delle aziende virtuose.
La differenza del numero di ispettori per posti di lavoro di uomini e donne considera la
realtà femminile: in Ticino lavorano meno donne e spesso in condizioni peggiori, con
salari più bassi e più impieghi a tempo parziale. Nel 2024 il salario medio svizzero era di
franchi 7’024.per gli uomini e 6’666.- per le donne; in Ticino di franchi 5’614.- e
4’952.-. I salariati sono circa 120’000 uomini e solo 90’000 donne. Dati preoccupanti del
Ticino, per cui sui media svizzeri si parla di povertà del nostro Cantone.
Dire sì significa volere più controlli da parte dello Stato, difendendo chi lavora ogni
giorno e costruendo un mercato del lavoro giusto e rispettoso delle regole.

*Maura Mossi Nembrini è deputata in Gran Consiglio per Più Donne. Questo articolo è apparso su La Regione di lunedì 23 febbraio 2026

articoli correlati

CPI – Hospita, la repubblica delle banane

Cina e Iran: la partnership del limite

Presidio antifascista a Lugano del 21 febbraio: ancora molte altre domande senza risposta