Lo scorso 19 giugno il Parlamento federale ha approvato una modifica della Legge federale concernente il conferimento del carattere obbligatorio generale al contratto collettivo di lavoro (Conferimento del carattere obbligatorio generale ai salari minimi inferiori ai salari minimi cantonali): La modifica – che ha preso avvia dalla mozione del deputato del Centro Ettlin – vuole subordinare i salari minimi fissati in alcuni cantoni alle disposizioni previste da contratti collettivi di lavoro nazionali – decretati di obbligatorietà generale -anche quando questi contratti prevedano salari inferiori a quelli fissati dai salari minimi cantonali.
Contro questa modifica, l’Unione sindacale svizzera (USS) ha già annunciato il lancio di un referendum. Un referendum che va assolutamente sostenuto.
Questa modifica di legge, tuttavia, mette in discussione anche i salari minimi decisi e previsti dai Parlamenti cantonali, spesso a seguito di votazioni popolari.
Per questo ai deputati dell’MPS è apparso utile chiedere che il Parlamento cantonale (come previsto dalla costituzione cantonale e da quella federale) si faccia promotore di un referendum cantonale. Ricordiamo che bastano otto cantoni per dichiarare riuscito il referendum. Il Canton Neuchâtel si pronuncerà nei prossimi giorni. E così dovrebbero fare – a nostro avviso – anche altri Cantoni le cui decisioni in materia sono rimesse in discussione da questa modifica.
Qui di seguito l’atto parlamentare dei deputati Sergi e Pronzini. (Red)
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Domanda di referendum cantonale (art. 106 LGC)
presentata da Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi per MPS-Indipendenti contro la modifica della Legge federale concernente il conferimento del carattere obbligatorio generale al contratto collettivo di lavoro (Conferimento del carattere obbligatorio generale ai salari minimi inferiori ai salari minimi cantonali) approvata dal Parlamento federale il 19 giugno 2026
La modifica della Legge federale concernente il conferimento del carattere obbligatorio generale al contratto collettivo di lavoro (Conferimento del carattere obbligatorio generale ai salari minimi inferiori ai salari minimi cantonali) approvata dal Parlamento federale il 19 giugno 2026 introduce un elemento che solleva importanti interrogativi: consente infatti di attribuire carattere obbligatorio generale a salari minimi definiti nei contratti collettivi di lavoro anche quando tali salari risultano inferiori ai minimi salariali stabiliti dalla legislazione cantonale.
Una simile modifica rischia di mettere in discussione una scelta democratica compiuta dal Cantone Ticino. Con l’introduzione del salario minimo cantonale, il legislatore ticinese ha definito un limite al di sotto del quale la remunerazione del lavoro non dovrebbe scendere. Si tratta di una decisione che può certamente essere oggetto di valutazioni critiche e di proposte di miglioramento, ma che deve essere rispettata e non può essere aggirata tramite una disposizione federale che, di fatto, apre la strada a deroghe rispetto alla normativa cantonale.
La nostra posizione sul salario minimo cantonale è sempre stata critica. Abbiamo infatti sottolineato come il livello fissato sia insufficiente e non rappresenti, in molti casi, una vera garanzia contro il rischio di povertà lavorativa. La nostra richiesta è sempre stata quella di un salario minimo più elevato, capace di tenere maggiormente conto del costo della vita in Ticino e di affrontare in modo più efficace il problema dei salari troppo bassi.
Questa valutazione, tuttavia, non può diventare un motivo per accettare un indebolimento ulteriore delle tutele esistenti. Il fatto che una norma possa essere migliorata non significa che debba essere resa meno vincolante o privata della sua efficacia. La difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori passa anche dalla salvaguardia degli strumenti già conquistati, impedendo che vengano progressivamente svuotati.
Nel contesto ticinese questa questione assume un’importanza particolare. Il Cantone vive una situazione specifica legata alla sua posizione di frontiera, con una forte pressione sul mercato del lavoro, fenomeni di dumping salariale e una concorrenza che troppo spesso si traduce in una spinta alla riduzione dei salari e al peggioramento delle condizioni occupazionali. In una simile realtà, indebolire il salario minimo cantonale significa aumentare ulteriormente la vulnerabilità di chi lavora.
Il nodo della questione non riguarda i contratti collettivi di lavoro in quanto tali. Essi possono rappresentare uno strumento positivo per migliorare le condizioni salariali e sociali, quando svolgono realmente questa funzione. Tuttavia, un contratto collettivo non può trasformarsi in un mezzo per introdurre condizioni peggiorative rispetto a quelle già garantite da una legge cantonale.
Il referendum intende quindi difendere un principio essenziale: una decisione democratica adottata da un Cantone non può essere neutralizzata attraverso una modifica della legislazione federale che permette l’applicazione di salari inferiori rispetto a quelli stabiliti a livello cantonale.
Sostenere il referendum significa difendere la capacità del Ticino di mantenere proprie tutele sociali, rispettare le scelte democratiche effettuate sul territorio e contrastare una nuova possibile dinamica di pressione al ribasso sui salari.
La nostra posizione resta chiara: riteniamo necessario un rafforzamento dei salari minimi e un ampliamento dei diritti di chi lavora. Proprio per questa ragione ci opponiamo a una modifica legislativa che va nella direzione contraria e che rischia di indebolire anche le protezioni oggi esistenti.
Invitiamo pertanto il Gran Consiglio, avvalendosi della facoltà concessa dalla Costituzione federale e dalla Costituzione cantonale, a chiedere che la modifica della Legge federale concernente il conferimento del carattere obbligatorio generale al contratto collettivo di lavoro (Conferimento del carattere obbligatorio generale ai salari minimi inferiori ai salari minimi cantonali), approvata dal Parlamento federale il 19 giugno 2026, sia sottoposta al voto del popolo svizzero.
