Pubblichiamo il testo introduttivo a tre iniziative parlamentari presentate oggi dai deputati dell’MPS. La canicola è ormai un’emergenza strutturale che mette a rischio la salute della popolazione e dei salariati e richiede quindi interventi legislativi adeguati. Già nel 2022 e nel 2023 l’MPS aveva presentato una serie di iniziative parlamentari complementari per dotare il Cantone di strumenti efficaci di prevenzione, protezione e controllo. Tali proposte sono state respinte dalla maggioranza parlamentare, che ha rifiutato di introdurre limiti e obblighi in grado di subordinare gli interessi economici alla tutela della salute. A distanza di due anni, tuttavia, non è stato adottato alcun cambiamento sostanziale. Le raccomandazioni del Governo sono rimaste sostanzialmente invariate, gli strumenti di controllo continuano a rivelarsi insufficienti e le condizioni denunciate da lavoratrici, lavoratori e organizzazioni sindacali dimostrano la persistenza di gravi criticità. Non è un caso che, di fronte alle recenti ondate di calore, diversi atti parlamentari abbiano ripreso, almeno in parte, misure già contenute nelle proposte dell’MPS. Per queste ragioni ripresentiamo tre iniziative parlamentari, aggiornate ma coerenti con quelle già avanzate, nella convinzione che la canicola debba essere affrontata come un problema strutturale di salute pubblica e di tutela dei lavoratori. (Red)
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La canicola è un pericolo per la salute della popolazione e dei salariati e come tale deve essere trattata.
Nel settembre del 2022, l’MPS ha presentato un’iniziativa parlamentare per l’aggiunta di un nuovo articolo alla Legge sanitaria dal titolo “Canicola: proteggiamo salariati e popolazione”. Nel settembre 2023, l’MPS tornava alla carica con tre nuove iniziative parlamentari. Con il titolo “La canicola è un pericolo per la salute della popolazione e dei salariati e come deve essere tratta”, proponevamo la modifica dell’art. 38b e l’aggiunta di un nuovo art. 38b bis della Legge sulla promozione della salute e il coordinamento sanitario (LSan), la modifica del suo art. 44 e, infine, la modifica dell’art. 81 della stessa legge.
Un insieme coerente ed efficace di misure per combattere gli effetti sempre più devastanti della canicola a Sud delle Alpi e una base per organizzare un cambiamento strutturale nella lotta a questo fenomeno che da tempo ormai non è e non può essere considerato come episodico al pari di altri fenomeni climatici.
Quelle nostre proposte sono state impietosamente affossate. Il dibattito ha permesso di rendere un’evidenza fondamentale: essendo le nostre iniziative una sorta di “incursione” nel sistema di potere assoluto padronale e un tentativo di subordinare il profitto al rispetto della salute della popolazione, soprattutto lavoratrice, i partiti di destra, le autorità politiche e le organizzazioni padronali hanno agito collettivamente e violentemente per scongiurare questo “pericolo” dal punto della difesa dei loro interessi di classe. Questo rifiuto ha una sola lettura: niente e nessuno può mettere dei limiti agli interessi delle imprese e dei loro proprietari, neppure quando in gioco c’è la salute, immediata e in prospettiva futura, di centinaia di migliaia di persone!
La logica del profitto è anche quella che porta il sistema capitalista ad alimentare la crisi climatica e ambientale, ha ormai spinto l’umanità a superare un punto di non ritorno. Infatti, ormai si può discutere e agire solo per limitare gli effetti del surriscaldamento terrestre – con tutte le indicibili conseguenze che ne derivano e ne deriveranno! -, nell’obiettivo che questo processo si approfondisca drammaticamente ancora. Anche davanti all’evidenza della comunità scientifica mondiale, il capitalismo e le sue imprese continuano imperterrite a imporre un sistema produttivo il cui scopo è solo quello di creare maggiore ricchezza da concentrare nelle mani di un’esigua minoranza, sfruttando le lavoratrici e i lavoratori attorno a tutto il globo, distruggendo l’ambiente e il nostro pianeta. Questo sistema va assolutamente fermato, distrutto e ricostruito su nuove basi diametralmente opposte.
Gli effetti della crisi climatica sono evidenti non solo più agli occhi degli esperti ma possono essere misurati anche ricorrendo a dei semplici dati statalistici e, soprattutto, possono iniziare a essere misurati anche su scala locale.
Nei prossimi paragrafi cercheremo di ricostruire un breve ma efficace quadro della situazione in Ticino.
Il cambiamento climatico è chiaramente in atto anche in Ticino: la canicola ne è l’espressione più evidente e violenta
Gli amici e servi del capitale negano questa realtà anche dalle nostre parti. La terra ha sempre conosciuti momenti più caldi e momenti più freddi, non c’è nulla di cui preoccuparsi, ci raccontano. La risposta a questi deleteri tentativi di giustificare il sistema che è alla base di questo processo lo lasciamo agli scientifici più competenti. Noi ci limitiamo a registrare che fa sempre più caldo e che si soffre sempre di più, persone, animali e ambiente. Già questa sola constatazione impone e giustifica un cambiamento netto di sistema economico e sociale.
Il Ticino ha conosciuto, come tutte le regioni del mondo, un aumento delle temperature. I dati storici registrati dalla stazione meteorologica di Lugano per i mesi estivi di giugno, luglio e agosto lo indicano chiaramente:

Il grafico attesta un’evidente tendenza alla crescita delle temperature estive a Lugano, processo simile per tutte le regioni di pianura del cantone. Anche nelle zone più elevate si afferma la stessa tendenza ma l’incidenza sulla salute umana è logicamente meno pesante per quanto riguarda gli effetti del calore. Le conseguenze sull’ambiente sono anche in queste zone assolutamente importanti.
Il cambiamento è dunque in corso e con ritmi in accelerazione durante gli ultimi 25 anni rispetto a tutta la fase precedente rilevata dalla statistica. Per dare un’idea del fenomeno abbiamo ricostruito, sulla base dei dati di MeteoSvizzera, la media dei valori mensili medi sul periodo 1864-2000 e quella del periodo 2001-2025. Il grafico riprodotto evidenzia in maniera molto diretta lo sbalzo avvenuto su un periodo corto come quello del 2001-2025

rispetto ai precedenti 137 anni: per quanto riguarda il mese di giugno la differenza è di 2,38 gradi (+ 12,7%), per quello di luglio il divario raggiunge 1,81 gradi (+ 8,55%) e, infine, per il mese di agosto lo scarto è di 1,97 gradi (+ 9,67%).

Altrettanto interessanti i dati relativi ai giorni estivi (numero di giorni all’anno con temperatura massima di almeno 25°C) misurati questa volta in base a uno spazio temporale più contenuto (45 anni) rispetto al grafico precedente.
In corrispondenza dell’anno 2017, si può notare un micro-cambiamento: a parte l’anno 2020, la barra dei 70 giorni estivi è ormai superata costantemente. Da rilevare anche la crescita reale e tendenziale marcata dei giorni estivi in particolare nel corso del mese di giugno. Le giornate estive sono inevitabilmente destinate a crescere di numero.
La stessa configurazione si ripresenta ovviamente per quanto riguarda i cosiddetti “giorni tropicali”, quelli in cui la temperatura massima supera almeno i 30 gradi.

Il grafico riflettere molto chiaramente come l’anno 2003 costituisca uno “spartiacque” climatico: da questo momento le giornate tropicali, rispetto al periodo 1981-2002, conoscono un movimento ascensionale consistente e del tutto evidente. La differenza fra i due micro-periodi è particolarmente riscontrabili per i mesi di giugno e luglio. Per il periodo 1981-2002 si sono registrati mediamente 5,5 giorni tropicali all’anno. Dal 2003 al 2025, la media è lievitata a 17,4 giorni tropicali. Una crescita pari a 3,16 volte su un periodo di 45 anni. E il 2026 ha già ampiamente superato il valore mediano di 17,4 giorni… Vale la pena di fare lo stesso esercizio anche per le notti tropicali, quelle con una temperatura minima di almeno 20 gradi.

Lo scenario che si propone è il medesimo. L’anno 2003 si riconferma una sorta di punto di rottura: la progressione delle notti tropicali è chiaramente visibile. Se confrontiamo il mese di giugno, la media delle notti tropicali è passata da 0,9 notti durante il periodo 1981-2002, a una media di 3,7 notti nella fase 2003-2025, una crescita pari a 4 volte. Nel mese di luglio, la media delle notti tropicali è passata da 4,7 a 7,8 notti. Infine, per quanto riguarda il mese di agosto, la media è stata di 3,2 e, rispettivamente, di 6,5 notti.
Le linee di tendenza confermano che siamo in presenza di un fenomeno destinato a crescere. In questo senso sono rilevanti i dati del corto periodo 2022-2025:

In questi ultimi quattro anni, e il 2026 sembra confermare la tendenza, il numero delle notti tropicali si elevato in maniera estremamente marcata, raggiungendo una media di 30 giorni nei tre mesi estivi presi in considerazione. La media per il periodo 2003-2025 è stata di 18 notti tropicali.
I dati sono chiari: i giorni e le notti tropicali stanno diventando un tratto caratteristico delle estati in Ticino. E ciò ha delle implicazioni importanti sulla salute. Infatti, il “ciclo tropicale” è una condizione che mantiene il fisico e la mente in un regime di stress permanente. Una condizione che favorisce in particolare il sovraccarico termico: l’organismo ha bisogno di abbassare la propria temperatura interna per riposare. Con minime superiori ai 20 °C (e spesso oltre i 25 °C durante le ondate di caldo estremo), il corpo è costretto a un superlavoro per disperdere il calore tramite la sudorazione. Un altro effetto nocivo è rappresentato dall’affaticamento cardiaco: il costante sforzo notturno per garantire la stabilità fisiologica e la pressione sanguigna peggiorano le condizioni di coloro che soffrono di problemi cardiovascolari. A peggiorare questo scenario, le notti tropicali rarificando il refrigerio notturno limitano le fasi di sonno profondo e favoriscono i risvegli. La diminuzione della qualità del sonno alimenta cali della concentrazione e nervosità. Infine il caldo tropicale durante la giornata provoca una grande sudorazione e qualora non si verificasse un’adeguata compensazione di liquidi il rischio di danneggiare i reni, in particolare (ma non solo) per i diabetici.
L’avvento della canicola merita anche di essere statisticamente analizzata attraverso gli allarmi di grado 3 e 4 emessi da MeteoSvizzera. Evidentemente questi allarmi seguono l’aumento della temperatura presentato nelle pagine precedenti.

Il grafico mostra come dal 2021 gli allarmi di livello 3 siano aumentati in maniera importante. Anche quelli di livello 4 presentano una movimentazione più marcato a partire dal 2022. Sul periodo 2010-2026 i giorni complessivi di canicola (livello 3 + livello 4) sono stati 209, di cui 153 (73,21%) di livello 3 e 56 (26,79%) di livello 4. Ciò significa che mediamente ci sono stati 12,3 giorni all’anno di allarme canicola. Sul corto periodo 2022-2026, la media è stata di 21 giorni. Il 2026 sta lasciando presagire il superamento un nuovo e preoccupante record: quello dei 30 giorni – 1 mese! – di allarmi canicola di livello 3 e 4.
Abbiamo anche ricostruito la ripartizione degli allarmi canicoli nei mesi di giugno, luglio e agosto. Ecco quanto emerge:

Il grosso della canicola si sviluppa nei mesi di luglio e agosto. Nel mese di luglio si concentra il maggior numero di allarmi canicola di grado 3 e 4. Statisticamente, anche se non è riportato dalla tabella, si inizia a intravvedere una crescita degli allarmi canicola nel mese di giugno. Il tempo ci dirà se si tratta di una condizione che diventerà permanente, come tutto lascia presagire…
La conclusione di questa prima parte del nostro contributo è piuttosto lapidaria: l’aumento elevato delle temperature e la sua esemplificazione attraverso il fenomeno della canicola e delle giornate/notti tropicali stanno rapidamente diventando un fattore climatico critico, esteso e strutturale in Ticino. L’ipotesi del superamento dei 30 giorni di canicola sui 90 del periodo estivo (giugno, luglio e agosto) sembra essere un traguardo che verrà raggiunto assai rapidamente. Troppo presto, invece, per stabilire se anche questo limite sarà superato in un arco temporale tutto sommato breve. Per esempio se anche nel mese di maggio e di settembre inizieremo a registrare dei fenomeni canicolari.
Queste osservazioni aprono il dibattito su un fenomeno congenito all’impennata delle temperature: gli effetti sulla salute delle persone, della fauna e della vegetazione. Per il momento ci limitiamo all’impatto sulla vite delle persone umane. La canicola è considerata un problema di salute pubblica da tutti gli scientifici. Le istituzioni svizzere riconoscono questa condizione ma, come spesso succede, non impongono alcuna misura di protezione che possa costituire un ostacolo al libero esercizio dell’economia capitalista. La salute della popolazione è subordinata ai profitti.
Essendo il fenomeno canicolare ancora di recente manifestazione, pochi sono i rilevamenti statistici concernenti il suo impatto diretto e indiretto sulla salute della popolazione.
A l’ora attuale possiamo ricorre quasi esclusivamente alla statistica sui decessi. In futuro sarà necessario disporre di dati precisi sui ricoveri ospedalieri, sulle patologie ad essi correlate, sulla crescita dei casi di patologie stimolate dal calore, sul numero di incidenti sui posti di lavoro nel periodo estivo, ecc. Questi elementi statistici ci permetteranno di dara una dimensione ancora più precisa dell’impatto della canicola sulla salute pubblica.
Ritornando al rapporto fra calore e decessi, l’Ufficio federale dell’ambiente scrive che «il caldo è dunque il fenomeno naturale che causa il maggior numero di decessi in Svizzera»[1]. Lo stesso ufficio informa che «La fascia d’età dei 75 anni e oltre è in genere quella più colpita e la percentuale di decessi annuali legati al caldo è più elevata tra le donne che tra gli uomini»[2]. E conclude specificando che «Tra il 1980 e il 2025, il numero annuale di decessi legati al caldo non è aumentato di pari passo con l’aumento della temperatura media estiva in Svizzera. Il tasso di mortalità legato al caldo per 100’000 abitanti equivalenti è più basso nel 2025 rispetto alle estati calde all’inizio della serie cronologica. L’impatto sulla mortalità è oggi minore rispetto al passato, in particolare nei giorni in cui le temperature medie giornaliere sono moderatamente calde. Questa osservazione indica che la società si è parzialmente adattata al crescente carico termico. Tuttavia, si registrano ancora aumenti significativi dei decessi legati al calore, soprattutto nei giorni in cui le temperature medie giornaliere sono calde (a partire da 25 °C) e molto calde (a partire da 27 °C)»[3].
L’Istituto svizzero di medicina tropicale e salute pubblica (Swiss TPH) sviluppa un approccio più critico: «Il caldo rimane il rischio naturale che miete più vittime in Svizzera rispetto a valanghe, inondazioni e tempeste messe insieme, eppure viene costantemente sottovalutato. Martina Ragettli, epidemiologa ambientale presso lo Swiss TPH, spiega cosa questo comporti per la nostra salute e come la Svizzera possa fare di più. «L’ondata di caldo di questa settimana non è una sorpresa. Fa parte di un andamento che osserviamo da anni: in Svizzera le ondate di caldo stanno diventando più frequenti e più intense. Il caldo può essere definito un killer silenzioso: ufficialmente, quasi nessuno muore direttamente a causa sua. Spesso, però, il caldo aggrava patologie preesistenti come le malattie cardiovascolari, il diabete e le patologie respiratorie. Questo nesso raramente emerge dalle statistiche ufficiali sulla mortalità»[4].
I dati sul rapporto fra decessi e temperature elevate registrati in Svizzera fissano in maniera chiara una condizione preoccupante: il Ticino è ampiamente in testa alla graduatoria dei cantoni con il maggiore tasso di decessi dovuti al caldo.

Il grafico evidenzia visualmente la grande differenza fra il nostro cantone e le grandi regioni economiche della Svizzera. Nel 2025, la differenza andava dal doppio – rispetto alla Svizzera nordoccidentale – a 5,5 volte il numero registrato nella Svizzera orientale. La media svizzera è stata, nel 2025, di 4,5 decessi per 100’000 abitanti, contro i 12,1 casi in Ticino. Qui di seguito due tabelle che illustrano ulteriormente la situazione nel nostro cantone:

I negazionisti di ogni genere e gli amici del Capitale, spiegheranno questa consistente differenza con il fatto che il Ticino è il cantone con il tasso di popolazione più elevata, con il costante afflusso di pensionati provenienti da oltre Gottardo, ecc. Potrà anche essere ma ciò non toglie nulla alla gravità di questi dati. A meno di considerare “sacrificabile” questa fascia della popolazione, quasi si trattasse di un effetto “collaterale” fisiologico… I dati sul rapporto fra canicola e decessi sono utili nella misura in cui attestano l’esistenza e, soprattutto, l’approfondimento di un problema di salute pubblica.
E qui arriviamo alla questione fondamentale, sollevata dall’epidemiologa Martina Ragettli: il caldo è un killer silenzioso che incide anche indirettamente peggiorando patologie preesistenti che possono condurre alla morte senza essere messi sul suo conto. Inoltre, fattore che sfugge alle statistiche, nulla è dato sapere sul peggioramento dello stato di salute dovuto al caldo che non porta forzatamente al decesso ma che aggrava lo stato generale sul lungo termine di settori importanti della popolazione. L’aggravarsi del fenomeno della canicola (delle elevate temperature) è relativamente recente. Non siamo ancora in grado

di valutare gli effetti che potrebbero scaturire dall’obbligo di lavorare per alcuni decenni in condizioni ambientali estreme. Per esempio quale sarà lo stato di salute di un carpentiere che da maggio a settembre lavora sui tetti dopo quarant’anni di attività? Ma il discorso vale anche per chi lavora all’interno: come arriverà alla pensione una stiratrice che ha lavorato per trent’anni nella lavanderia di una casa per anziani in assenza di aria condizionata oppure di altre soluzioni tecniche atte preservarne la salute?
Questa questione riguarderà, in un futuro prossimo, decine di migliaia di persone solo nel nostro cantone. Gli studi sugli effetti a lungo termine della canicola in termini di salute pubblica sono solo agli inizi. I risultati che emergono sono comunque inquietanti. Nel suo studio, l’IZA Institute of Labor Economics (promosso dalla Deutche Post Foundation), analizzando gli impatti a lungo termine di un’ondata di caldo sulle indennità di malattia e sulle spese per le visite mediche, concludeva che «mentre i costi delle assenze per malattia rimangono elevati a un livello costante, l’aumento iniziale delle spese per le visite mediche si attenua dopo il primo anno, per poi risalire verso la parte finale del periodo di osservazione. Questo andamento potrebbe essere spiegato dal fatto che le ondate di calore innescano l’insorgenza di gravi patologie croniche, che peggiorano progressivamente nel tempo e alla fine portano a un aumento della domanda di assistenza sanitaria a lungo termine»[1]. Osservazione che lascia intravvedere l’impatto a lungo termine sulla salute delle lavoratrici e dei lavoratori in contesto di forte aumento delle temperature. Lo studio sottolinea «che il caldo ha un impatto sui lavoratori di tutte le professioni e che concentrarsi esclusivamente su specifici gruppi professionali può portare a una significativa sottostima dell’impatto più ampio del caldo»[2]. Una conclusione importante che rende necessarie delle risposte politiche generali, evitando il tranello di suddividere e dividere il mondo del lavoro davanti alla crisi climatica.
Al di là dei futuri dati scientifici, è scontato che l’esposizione a lungo termine a delle temperature sempre più elevate e durature impatterà pesantemente sulle condizioni di salute di una fetta determinante della popolazione. Non vogliamo aspettare che i dati scientifici confermino questa evidenza. Perciò bisogna agire subito, con misure drastiche. Evidentemente non sono quelle delle nostre istituzioni pubbliche, completamente dominate dagli interessi delle aziende e dei loro profitti. Davanti alla crisi climatica e alla crisi sanitaria che ne deriva, continuare a proporre l’uso di creme, invitare a idratarsi a volontà e a fare delle pause ogni due ore di lavoro, evitare di stare all’aperto dopo le due del pomeriggio, ecc., costituisce una palese risposta dettata esclusivamente dalla preservazione degli interessi produttivi che da quelli che dovrebbero preservare la salute della popolazione. La crisi climatica è una mediana implacabile, non lascia spazio a soluzioni di compromesso. O si difendono gli interessi della popolazione, oppure quelli del profitto prima di tutto.
Che fare?
La nostra convinzione che la canicola sia ormai una “emergenza strutturale” ci ha spinti a proporre che tale situazione si codificata nelle disposizioni di legge, in particolare quelle relative alla tutela della salute che, oltre ad essere un dettato costituzionale, trova ancoraggio in leggi specifiche.
È per questo che abbiamo presentato le tre iniziative parlamentari (complementari tra di esse) alle quali abbiamo accennato all’inizio di questo testo.
La discussione parlamentare del 2024 ha visto la stragrande maggioranza del Parlamento schierarsi contro quelle iniziative.
Da allora, tuttavia, non è stato fatto assolutamente nulla per migliorare la situazione, per fare in modo che la società nel suo complesso (privato e pubblico) fosse dotata di strumenti di azione (e anche, fondamentali, di controllo) per affrontare la canicola.
Prova ne sia che, di fronte all’impennata di queste scorse settimane, quasi tutti coloro che si erano pronunciati contro le iniziative presentate dall’MPS hanno sentito il bisogno di proporre atti parlamentari che (in parte) riprendono alcune delle proposte contenute nei nostri atti parlamentari (ad esempio misure di protezione per ospiti di istituti pubblici: case anziani, etc.).
A testimoniare di un sostanziale immobilismo vi sono anche le “raccomandazioni” che il governo emana tradizionalmente nel momento in cui si manifestano i calori estivi. Ebbene le “raccomandazioni” emanate in giugno sono sostanzialmente le stesse degli ultimi anni. Da notare inoltre che le raccomandazioni emanate in occasione dell’allerta di livello 3 (18 giugno) sono sostanzialmente identiche a quelle emanate di fronte ad una allerta canicola di livello 4 (24 giugno)
A questo immobilismo e una politica di assoluta continuità dal punto di vista delle raccomandazioni e delle misure adottate si aggiunge quello degli enti che dovrebbero verificare sul terreno che tali misure e raccomandazioni siano adottate.
Ne è stata testimonianza diretta e, francamente imbarazzante, quella offerta dal capo dell’Ispettorato del Lavoro. Emblematica l’intervista rilasciata nella quale ha dichiarato che non vi sarebbero particolari problemi e le poche situazioni segnalate sarebbero facilmente state risolte. Dichiarazioni smentite dai fatti proprio nello stesso giorno in cui le organizzazioni sindacali denunciavano condizioni di lavoro ormai insostenibili all’interno del Palazzo di giustizia di Lugano. E, pochi giorni dopo, le stesse organizzazioni sindacali denunciavano ispezioni preannunciate nelle aziende che permettevano a queste ultime di adottare, per l’ispezione, misure atte a far rientrare il tutto nella normalità. Cosa ci si può aspettare da un Ispettorato che dovrebbe vigilare sull’applicazione delle norme di protezione della salute e che non è nemmeno in grado di riconoscere quanto avviene negli uffici dell’amministrazione di cui fa parte? Ancora una volta emerge la distanza tra la narrazione ufficiale e la realtà quotidiana vissuta da migliaia di lavoratrici e lavoratori.
Alla luce di queste considerazioni presentiamo le tre iniziative parlamentari elaborate che seguono e che legittimamente, di fronte all’inazione della maggioranza di governo e parlamento – riprendono – con qualche complemento – quelle già presentate nel 2023 (in verde le modifiche proposte
INIZIATIVA PARLAMENTARE NRO 1
presentata nella forma elaborata da Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi per la modifica dell’art. 38b e l’aggiunta di un nuovo art. 38b bis della Legge sulla promozione della salute e il coordinamento sanitario (LSan) (La canicola è un pericolo per la salute della popolazione e dei salariati e come tale deve essere trattata)
La Legge sulla promozione della salute e il coordinamento sanitario è così modificata:
CAPITOLO III
Protezione sanitaria
Salubrità dell’ambiente
c) costruzioni nuove e esistenti
Art. 38b
1 Il Consiglio di Stato stabilisce le norme ed i requisiti di igiene e di protezione contro la canicola per le nuove costruzioni, le ricostruzioni, le riattazioni e gli ampliamenti di edifici.
2 Il Dipartimento promuove l’eliminazione delle barriere architettoniche che ostacolano la mobilità delle persone invalide.
d) canicola
Art. 38b bis
1.In caso di allerta canicola di grado 3 tutte le attività all’aperto e le attività all’interno in assenza di climatizzazione sono di principio vietate a partire dalle ore 12.00. In caso di canicola di grado 4 tutte le attività all’aperto e le attività all’interno in assenza di climatizzazione devono essere interrotte. Le ore di lavoro perse devono essere prese a carico dal datore di lavoro.
2.Sia per le attività del settore pubblico che per quello privato, sono garantiti i servizi essenziali.
3. Il Consiglio di Stato stabilisce le norme di applicazione per quanto previsto ai cpv. 1 e 2
Art. 38b tris
1. Al fine di implementare tutte le misure contro la canicola indicate nella presente legge e in altri atti legislativi cantonali, viene costituita un gruppo di intervento contro la canicola che ha i seguenti compiti
– essere organo di controllo della applicazione dei provvedimenti adottati per combattere la canicola
-essere organo consultivo del Consiglio di Stato per l’adozione di tutti i provvedimenti atti a combattere la canicola
2. Fanno parte del gruppo di intervento rappresentanti
– dell’Ispettorato del lavoro
– della Divisione della salute pubblica
– della Divisione dell’Ambiente
– delle organizzazioni dei salariati e delle salariate
– altri rappresentanti decisi dal Consiglio di Stato
3. Tutti gli aspetti organizzativi e di funzionamento del gruppo di intervento sono definiti nel regolamento di applicazione della presente legge
INIZIATIVA PARLAMENTARE NRO 2
presentata nella forma elaborata da Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi per la modifica dell’art. 38b e l’aggiunta di un nuovo art. 38b bis della Legge sulla promozione della salute e il coordinamento sanitario (LSan) (La canicola è un pericolo per la salute della popolazione e dei salariati e come tale deve essere trattata)
La Legge sulla promozione della salute e il coordinamento sanitario è così modificata:
CAPITOLO III
Protezione sanitaria
C. Protezione sanitaria nella scuola
a) medicina scolastica
Art. 44
1. Il medico scolastico vigila sulla salubrità e sicurezza delle scuole e protezione contro la canicola degli istituti di educazione, delle scuole dell’infanzia pubbliche e private del proprio circondario. La vigilanza si estende:
a) agli scolari, agli insegnanti e agli inservienti;
b) agli edifici, ai locali, ai servizi e agli arredamenti scolastici, alle mense e ai dormitori nonché alle strutture sportive e ricreative annesse.
2. Gli allievi di tutti gli ordini di scuola come pure i docenti, i supplenti e gli inservienti possono beneficiare delle visite e prestazioni del medico scolastico stabilite dalla legge e dai regolamenti
INIZIATIVA PARLAMENTARE NRO 3
presentata nella forma elaborata da Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi per la modifica dell’art. 38b e l’aggiunta di un nuovo art. 38b bis della Legge sulla promozione della salute e il coordinamento sanitario (LSan) (La canicola è un pericolo per la salute della popolazione e dei salariati e come tale deve essere trattata)
La Legge sulla promozione della salute e il coordinamento sanitario è così modificata:
Strutture e servizi sanitari
Ospedali, cliniche, case di cura, altre strutture assimilabili
b) requisiti
Art. 81
1.La concessione dell’autorizzazione d’esercizio è subordinata all’accertamento della disponibilità di una direzione sanitaria e amministrativa, di un numero adeguato di operatori sanitari, di strutture, servizi e attrezzature sanitarie, e di un’organizzazione interna atti a garantire le premesse di sicurezza dei pazienti, di qualità delle prestazioni e delle cure e di una climatizzazione degli stabili che tutelino gli utenti e gli operatori dalla canicola
2. La disponibilità di cui al cpv. 1 sarà determinata dall’indirizzo e dal genere d’attività, dal numero, dall’età e dal grado di dipendenza degli ospiti nonché dal tipo di casistica curata.
3. Il Consiglio di Stato, può, in ogni tempo, chiudere o limitare l’attività di strutture sanitarie che non rispettano le condizioni che hanno determinato l’autorizzazione ed i requisiti necessari ad un regolare esercizio.
4…
5. Il Dipartimento stabilisce il numero minimo di posti di formazione per categoria professionale per responsabile o servizio di ogni singolo istituto proporzionato alla dimensione e ai volumi di prestazioni dello stesso.
[1] IZA Institute of Labor Economics, The Immediate and Lasting Effects of Heat Waves on Workers, ottobre 2025, p. 33.
[2] Ibid, p. 38.
[1] https://www.indikatoren.admin.ch/public/v2/detail?ind=KL077&lng=fr
[2] Idem.
[3] Idem.
[4] https://www.swisstph.ch/en/news/news-detail/news/expert-comment-heatwave-in-switzerland
