Elif Eralp è la grande vincitrice delle elezioni al Parlamento regionale di Berlino. Con il 25,7% dei voti, il vantaggio di Die Linke sulla CDU, che ottiene il 18,8%, è netto e superiore alle previsioni. Durante la serata elettorale organizzata alla Festsaal Kreuzberg, nel quartiere «multiculturale» di Berlino, militanti e simpatizzanti si abbracciano, mentre nella sala risuonano grida di «Elif! Elif!».
Appena dieci minuti dopo la prima proiezioni dei risultati, Elif Eralp sale sul palco. Dichiara: «A partire da oggi, cambieremo insieme la nostra Berlino e la trasformeremo in un posto migliore». In città, «l’amore e la giustizia hanno trionfato sull’odio». Viene interrotta dalle grida «Alerta, Alerta, Antifascista» dei suoi sostenitori. Perché tutti i presenti lo sanno: il successo di Die Linke ha permesso anche di tenere a bada l’AfD. «Questo segnale raggiungerà il mondo intero», esclama Elif Eralp.
Nel suo discorso di venti minuti, Elif Eralp ringrazia poi tutte le persone che l’hanno sostenuta e che hanno reso possibile questo risultato: la sua famiglia in Turchia, così come tutte le persone che l’hanno appoggiata attraverso gli appelli al voto, dagli esponenti del mondo della cultura ai sindacati.
La strategia «Eralp contro Evers» ha dato i suoi frutti
La strategia di Die Linke ha prodotto pienamente i suoi risultati durante questa campagna elettorale. Sebbene la deputata Elif Eralp fosse sconosciuta alla maggior parte degli elettori e delle elettrici, il suo partito aveva deciso, un anno fa, di designarla come capolista. Da quel momento ha costruito una sfida tra Eralp e la CDU, comportandosi come se l’SPD e i Verdi — che fino ad allora si trovavano su livelli simili nei sondaggi — non esistessero.
Il leitmotiv «Elif Eralp contro Stefan Evers» — il candidato capolista della CDU, che dal 2016 al 2023 era stato segretario generale della CDU di Berlino e si era distinto per le sue dure critiche alla sinistra — è recentemente apparso sulle prime pagine di tutti i media: nei dibattiti trasmessi su diverse emittenti televisive private, sulle prime pagine dei giornali nazionali e anche in innumerevoli video diventati virali su Internet.
Alla chiusura della campagna elettorale di Die Linke, venerdì 18 settembre, davanti al Municipio Rosso, Elif Eralp era circondata da un numero di giornalisti senza precedenti per una formazione regionale di Die Linke. Mentre un’eventuale vittoria della CDU prometteva soltanto lo «status quo», la prospettiva di una vittoria di Die Linke ha fatto crescere vertiginosamente l’emozione. La capolista ha promesso: «Scriveremo una pagina di storia che non riguarderà soltanto la Germania».
Con questa sfida costruita a tavolino, Die Linke ha ormai superato gli altri due partiti del blocco di centrosinistra nelle elezioni di domenica: ha distanziato nettamente i Verdi, che hanno ottenuto circa il 14,3% dei voti, e ha superato ampiamente l’SPD, che ha raggiunto il 12,1%. Eppure, senza questi due partiti come alleati, Elif Eralp non diventerà la prossima sindaca di Berlino.
Il 25,7% dei voti rappresenta un record storico per Die Linke a Berlino. Nel 2001, il PDS (Partito del socialismo democratico — Partei des Demokratischen Sozialismus), guidato da Gregor Gysi, aveva ottenuto il 22,6% in seguito allo scandalo bancario, ma questo risultato gli aveva garantito soltanto il terzo posto.
Risultati a Berlino

Le roccaforti di Die Linke sono distribuite in tutta la città
Il primo posto nella capitale segna una svolta e riveste una grande importanza simbolica, soprattutto come risposta alla crescita dell’AfD. Inoltre, Die Linke vince per la prima volta un’elezione regionale anche grazie, tra l’altro, ai distretti di Berlino Ovest. Le sue roccaforti sono distribuite in tutta la città.
Appena due anni fa, il partito era ai minimi storici, indebolito dalle polemiche intorno a Sahra Wagenknecht — che nell’ottobre 2023 si era separata da Die Linke per poi fondare il BSW — e a Berlino si avvicinava persino alla soglia di sbarramento del 5%.
Da allora, però, la tendenza è stata al rialzo, soprattutto grazie a un nuovo slancio dopo le elezioni federali del febbraio 2025. A Berlino, diecimila persone hanno aderito al partito. Nessun altro partito è altrettanto presente nella capitale, sia nelle assemblee degli inquilini, sia nelle attività porta a porta, nelle iniziative di raccolta dei rifiuti o sui social network.
Il partito ha bussato a un quarto di milione di porte, ha annunciato il leader di Die Linke a Berlino, Maximilian Schirmer, durante la chiusura della campagna elettorale: «Nessun partito era mai riuscito a fare una cosa simile in occasione di un’elezione regionale».
Ma questo non basta a spiegare perché Die Linke sia riuscita a ripetere, o persino a consolidare, il successo delle elezioni federali, nelle quali era già arrivata prima in città. La candidata stessa ha svolto un ruolo importante: ha saputo distinguersi dai suoi concorrenti, se non altro perché non è un uomo di nome Stefan o Steffen.
Elif Eralp non ha nemmeno avuto bisogno di mettere in primo piano il proprio percorso migratorio. Tuttavia, in una città in cui il 42% degli abitanti ha origini migratorie, e molti di loro, come lei, sono di origine turca, questo rappresenta un vantaggio.
«Non è scritto da nessuna parte che uno o una di noi non possa riuscirci»: questo era uno dei suoi messaggi. E dopo le elezioni in Sassonia-Anhalt, Elif Eralp si è dichiarata con sicurezza «la risposta all’AfD».
Una candidata che ha saputo conquistare fiducia
Parallelamente, Elif Eralp non solo non ha commesso errori durante la campagna elettorale, ma ha anche acquisito maggiore sicurezza. I suoi discorsi non sembravano più recitati a memoria; dava l’impressione autentica di conoscere i grandi problemi dei berlinesi attraverso la propria esperienza. Per esempio, spiegava di aver dovuto cercare casa lei stessa, in quanto madre.
In qualità di candidata vicina alla gente, sostenitrice di una «politica inclusiva», si è avvicinata sempre più al paragone, spesso citato, con il sindaco di New York Zohran Mamdani, anche se non ha suscitato un vero entusiasmo in città.
L’unica nota stonata delle ultime settimane è stata la scarsa volontà, da parte di una parte del suo partito, di evitare che la solidarietà con la Palestina si spingesse troppo oltre, fino a sfociare nell’antisemitismo. Il problema è emerso soprattutto dopo che, durante un comizio elettorale di Die Linke a Neukölln, un rapper ha potuto esaltare i meriti dell’«Intifada».
La stessa Elif Eralp, da tempo impegnata nella lotta contro il razzismo, è riuscita a esprimere in modo credibile la propria opposizione tanto all’antisemitismo quanto al razzismo. Tuttavia, nessun altro argomento l’ha costretta a intervenire così frequentemente.
Ha beneficiato anche del sostegno di un appello al voto lanciato da sopravvissuti e familiari di vittime di attentati dell’estrema destra. Non si trattava di un appello a votare per Die Linke, ma a favore di Elif Eralp.
In quale misura le correnti ribelli del partito abbiano comunque danneggiato la campagna elettorale, forse si vedrà soltanto nel corso delle prossime trattative esplorative o negoziazioni per la formazione di una coalizione.
Le questioni sociali al centro della campagna
Ma Die Linke ha guadagnato consensi non soltanto grazie alla sua candidata, bensì anche sui contenuti, ponendo l’accento sugli affitti, sulla raccolta dei rifiuti, sulla pulizia urbana, sulla gestione dei rifiuti e sui trasporti pubblici.
La catena dorata indossata dalla candidata, sulla quale era incisa la scritta «calmieramento degli affitti», era qualcosa di più di una semplice trovata spiritosa: esprimeva il fatto che il partito era riuscito a presentarsi come l’opzione più credibile per gli inquilini vittime di abusi nella città.
I controlli sugli affitti eccessivi e sulle spese di riscaldamento hanno fornito un aiuto concreto a decine di migliaia di persone, così come le manifestazioni organizzate nei grandi quartieri contro gruppi immobiliari poco corretti o indifferenti.
A ciò si aggiunge un’intera serie di misure in materia di politica abitativa che giacciono ancora nei cassetti, oltre alla promessa di far finalmente avanzare il progetto di socializzazione delle grandi società immobiliari.
L’attuazione del referendum del 2021 — sull’espropriazione delle società immobiliari di Berlino che possiedono più di 3.000 alloggi, con il loro riacquisto da parte del governo regionale — dovrebbe costituire il principale ostacolo nei negoziati per un’alleanza di sinistra.
Il referendum aveva ottenuto un ampio successo, con il 60% dei voti. Il candidato capolista dell’SPD, Steffen Krach, ha respinto fin dall’inizio questo progetto. Ma i berlinesi e le berlinesi non hanno premiato la posizione dell’SPD.
*Articolo pubblicato sul quotidiano tedesco Taz il 20 settembre 2026. Le note sono tratte dalla versione francese del testo pubblicata dal sito alencontre.
1. Il PDS, fondato nel 1990, deriva dal SED della Germania Est, fondato nel 1946. Nel dicembre 1989 venne creata una struttura SED-PDS e, nel febbraio 1990, il PDS si affermò come partito, «liberato» dal SED, ma ancora presente soprattutto nella Germania orientale. Tra giugno e luglio 2005, nel contesto delle elezioni federali, si formò un’alleanza tra la WASG (Alternativa elettorale per il lavoro e la giustizia), un’organizzazione che riuniva oppositori della linea di Schröder dell’SPD e sindacalisti, e il PDS. Questa coalizione prese il nome di Linkspartei. Il processo portò, nel giugno 2017, alla nascita di Die Linke, che riuniva il PDS (1990) e la Linkspartei-PDS (2005).
2. Gregor Gysi, nato nel 1948, era membro del SED dal 1967. Si affermò sulla scena politica durante la crisi del regime della RDT, nel novembre 1989. Fu tra i protagonisti della trasformazione del SED in PDS. Dal 1990 al 2002 fu eletto deputato al Bundestag. Per un breve periodo ricoprì la carica di ministro dell’Economia e di vicesindaco di Berlino. Dopo essersi ritirato dai suoi incarichi — in seguito, come altri deputati, alle pressioni mediatiche per l’utilizzo privato delle miglia aeree Lufthansa — tornò sulla scena politica durante le elezioni del 2005. Successivamente presiedette il gruppo parlamentare di Die Linke, inizialmente insieme a Oskar Lafontaine e poi da solo.
3. Nel giugno 2001 si verificò il crollo della Bankgesellschaft Berlin, che annunciò un buco di oltre 2 miliardi di euro. La banca era posseduta per il 56,6% dalla Città-Stato di Berlino. La crisi fu provocata dal crollo del mercato immobiliare berlinese e da una gestione tutt’altro che trasparente da parte dei dirigenti, provenienti dalla CDU. Questo «scandalo» portò a nuove elezioni.
4. Sabato 29 agosto, durante il comizio elettorale di Die Linke a Neukölln, quartiere multiculturale di Berlino, il rapper Dahabflex ha lanciato gli slogan: «Yallah, yallah, Intifada, Cisgiordania, Palestina, Gaza» e «Morte all’IDF». Ne sono seguite forti critiche da parte della CDU, dell’SPD e dei Verdi, che hanno accusato Die Linke di avere una propensione all’antisemitismo, un’accusa rapidamente utilizzata in Germania. In questo contesto, Die Linke deve gestire una doppia pressione: da un lato, mantenere i rapporti con formazioni come l’SPD e i Verdi in vista di una coalizione di governo; dall’altro, preservare la propria presenza e i legami costruiti con i movimenti sociali, tra i quali la solidarietà con la Palestina occupa un posto di rilievo, accanto ai temi dell’abitazione e dell’espropriazione degli speculatori. A proposito degli slogan lanciati dal rapper, Elif Eralp ha preso le distanze, sottolineando però la strumentalizzazione dell’accusa di antisemitismo contro Die Linke. Ha ribadito più volte la propria opposizione al razzismo e all’antisemitismo.
