La votazione è passata, ma le lotte contro il dumping e le discriminazioni di genere continuano…

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Il Movimento per il socialismo (MPS) prende atto del risultato della votazione cantonale sull’iniziativa “Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale!”. Pur non essendo stata accolta, l’iniziativa ha raccolto un consenso importante (il 44%, assai simile a quello dell’iniziativa sullo stesso tema sconfitta nel 2016), segnale evidente di una persistenza del fenomeno; oltre al fatto che una parte significativa delle cittadine e dei cittadini di questo Cantone, delle lavoratrici e dei lavoratori, considera il rispetto dei diritti di chi lavora e la lotta al dumping salariale e sociale una questione tutt’altro che marginale.

Questo risultato smentisce chiaramente la narrazione, diffusa da diversi oppositori all’iniziativa, secondo cui il dumping salariale e il mancato rispetto dei diritti dei lavoratori sarebbero problemi ormai superati. Il dibattito sviluppatosi durante la campagna, così come i numerosi casi concreti emersi in questi mesi, hanno invece dimostrato quanto queste situazioni siano ancora diffuse e sentite.

Non è casuale che questa votazione si sia svolta l’8 marzo, storicamente giornata di lotta delle donne per i propri diritti. Uno degli elementi centrali dell’iniziativa era infatti la creazione di una sezione dell’Ispettorato del lavoro dedicata alle discriminazioni di genere. Il fatto che questa proposta abbia raccolto comunque un sostegno significativo dimostra che nel nostro Cantone esiste una sensibilità crescente verso la lotta contro le discriminazioni in ambito salariale, formativo e sessuale.

Il risultato assume un significato ancora più rilevante se si considera il contesto della votazione. In contemporanea erano infatti sottoposti al voto diversi temi di grande visibilità (iniziativa SSR, fondo per il clima, imposizione separata) che hanno monopolizzato gran parte dell’attenzione pubblica, lasciando poco spazio al dibattito sulla nostra iniziativa. A ciò si aggiunge il fatto che anche il cosiddetto “fronte progressista” – con alcune lodevoli eccezioni che vanno riconosciute – ha concentrato gran parte delle proprie energie su altre campagne. Non si tratta di una constatazione polemica, ma di un dato che rende ancora più significativo il risultato ottenuto. Cogliamo in ogni caso l’occasione per ringraziare tutte e tutti coloro che hanno sostenuto la campagna con il loro impegno, con interventi pubblici e con la presenza sul territorio.

Alla luce di questo risultato, l’MPS ritiene che le autorità cantonali non possano ignorare il segnale politico espresso da una parte così rilevante della popolazione. Il Consiglio di Stato e il Parlamento sono chiamati a rafforzare in modo concreto le misure di controllo e di contrasto al dumping salariale e sociale, nonché gli strumenti di lotta contro le discriminazioni sul posto di lavoro. In questo senso preoccupa che, sia nella discussione in Parlamento che durante la campagna di votazione, non sia stata avanzata alcuna proposta per rispondere, concretamente, a fenomeni sui quali si ripete di essere preoccupati.

Il problema resta reale e diffuso: i diritti di chi lavora e la lotta al dumping salariale non possono essere rimandati.

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