Decisamente, l’esecutivo luganese — da destra a sinistra — appare a corto di argomenti politici per continuare a giustificare la chiusura della piscina pubblica di Carona. Alcuni giorni fa, il sindaco Foletti ha infatti affermato: «in base a una stima risalente al 2018, la rimessa in esercizio della struttura balneare implicherebbe un costo di circa sei milioni di franchi». Dal canto suo, il municipale socialista Raoul Ghisletta ha concluso che, a queste condizioni, una riapertura parziale «non avrebbe senso». E aggiunge, in apparente dissonanza con Foletti, che «oggi la spesa sarebbe nettamente superiore» ai 6 milioni indicati nella perizia del 2018 (La Regione, 26.03.2026). Insomma, un’unità d’intenti nel segno della concertazione contro la riapertura di un servizio pubblico.
Per giungere a questa conclusione, l’esecutivo si rifugia dietro una perizia di nove anni fa. Nel messaggio municipale n. 10415 del 3 ottobre 2019, a pagina 4, si leggeva infatti che «l’investimento per le opere di risanamento delle piscine e delle relative condotte, volto a mantenere lo stato attuale di servizio del centro sportivo — senza intervenire su spogliatoi, ristorante e locali tecnici, e mantenendo di fatto la scarsa attrattività della struttura — è stimato in circa 2 milioni di franchi».
Successivamente, come abbiamo già segnalato, il 12 dicembre 2024 l’impresa Acquaplan SA, attiva da 55 anni nel settore delle piscine, ha consegnato al Dicastero Cultura, sport ed eventi della città una relazione dettagliata sullo stato degli impianti del Lido di Carona. La perizia evidenziava che «partendo dalla situazione attuale — con pompe ancora funzionanti secondo le revisioni, filtro in buone condizioni e scambiatore di calore efficiente — un intervento mirato potrebbe consentire il funzionamento del sistema piscina per numerose stagioni» (p. 5). Il costo di questo cosiddetto intervento globale era stimato in 476’500 franchi.
Per giustificare la propria politica di soppressione di un servizio pubblico — e il sostegno a un progetto da 12 milioni di franchi affidato a una società privata — il Municipio tira fuori dal cassetto una stima ormai datata, ignorando deliberatamente le valutazioni più recenti.

Il messaggio è ormai chiaro. Nella sua politica di privilegiare gli interessi privati rispetto a quelli pubblici, il Municipio — compatto come non mai — sembra deciso a non retrocedere, neppure di fronte ai bisogni e all’opposizione di una parte significativa della popolazione. E per farlo appare disposto a utilizzare qualsiasi mezzo, manipolazioni comprese.
Di fronte a questa evidente arroganza, l’unica risposta possibile è proseguire l’opposizione sociale: nelle piazze, ma anche nelle sedi legali. Se il Municipio non arretra, non devono farlo nemmeno le cittadine e i cittadini. In gioco non vi è soltanto la riapertura di una piscina pubblica, ma anche la difesa di un patrimonio collettivo naturale di interesse nazionale, contro l’ennesimo progetto speculativo immobiliare.
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