Il 14 giugno siamo chiamati a votare su una riforma che, dietro un’apparenza tecnica, nasconde una scelta politica molto chiara: rendere più difficile l’accesso al servizio civile e, di fatto, spingere più giovani verso l’esercito.
Oggi il servizio civile rappresenta un’alternativa concreta e già funzionante. Migliaia di persone scelgono ogni anno di impegnarsi nella società invece di prendere le armi: negli ospedali, nelle case per anziani, nei progetti ambientali o culturali. È un modo diverso di intendere la sicurezza: non basato sulla forza militare, ma sulla solidarietà, sulla cura e sulla responsabilità collettiva.
Una riforma che restringe le possibilità
Il Consiglio federale giustifica la riforma con la necessità di aumentare gli effettivi dell’esercito. Per raggiungere questo obiettivo, cerca di rendere il servizio civile meno attrattivo possibile, limitandone l’accesso e scoraggiando chi vorrebbe sceglierlo.
La riforma introduce quindi nuove restrizioni concrete: rende più difficile il passaggio al servizio civile dopo l’inizio del servizio militare, impone maggiori obblighi – come un impiego annuale e un servizio più lungo nel primo anno – e complica la possibilità di conciliare questo percorso con studi e lavoro.
L’obiettivo è chiaro – ridurre il numero di persone che scelgono il servizio civile – ed è figlio di una politica volta a rafforzare l’esercito, anche attraverso un aumento delle spese militari e del suo ruolo all’interno del paese. Questi aumenti comportano anche tagli in settori vitali per la maggioranza della popolazione: dalla socialità all’istruzione, dai servizi alla lotta al cambiamento climatico, tutti i settori verranno sacrificati sull’altare di una presunta minaccia militare.
Dobbiamo opporci al fatto che i diritti dei giovani vengano sacrificati sullo stesso altare. Spingere più persone ad imparare a utilizzare un’arma non è il tipo di sicurezza che dovremmo costruire.
Sicurezza: di cosa parliamo?
Ci viene spesso detto che viviamo in tempi incerti e che servono più sicurezza, più esercito, più spese militari. Negli ultimi anni abbiamo visto miliardi destinati al riarmo e al rafforzamento dell’apparato militare.
Ma, ci chiediamo, quali sono davvero le sfide di oggi?
Il cambiamento climatico, le crisi sanitarie, le disuguaglianze sociali non si risolvono con i carri armati. Le armi non curano, non proteggono l’ambiente, non costruiscono relazioni sociali.
La sicurezza di cui abbiamo bisogno è prima di tutto sociale: nasce da una società più giusta e solidale
Un’altra idea di Svizzera è possibile
Non partiamo da zero. In Svizzera esiste una lunga tradizione di impegno per una società meno militarizzata, fino alla prospettiva di superare l’esercito e investire nella cooperazione, nella prevenzione dei conflitti e nella solidarietà.
In passato una parte rilevante della popolazione svizzera si è addirittura espressa a favore dell’abolizione dell’esercito.
Il servizio civile incarna questa visione: difendere la società prendendosene cura.
Il 14 giugno: una scelta di futuro
Per tutte queste ragioni la riforma della legge sul servizio civile va combattuta e respinta.
Votare NO significa difendere la libertà di scegliere un impegno utile alla società. Significa opporsi a una politica che rafforza l’esercito indebolendo le alternative civili. Significa proteggere tutti coloro che non intendono partecipare alla follia del riarmo svizzero ed europeo.
Significa dire con chiarezza: la sicurezza non si costruisce con più armi, ma con più solidarietà.
Impegnati e vota NO il prossimo 14 giugno
Per difendere il servizio civile
Per difendere i servizi pubblici
Per la libertà di coscienza
Per fermare la corsa al riarmo
Per l’abolizione dell’esercito
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