Bellinzona. La maggioranza borghese dice no al miglioramento delle condizioni di lavoro delle e degli apprendiste/i

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Con 29 voti contro 22 il Consiglio Comunale di Bellinzona ha respinto la mozione presentata dai consiglieri comunali dell’MPS che proponevano di introdurre il diritto a 8 settimane di vacanza annuale per la settantina di apprendiste e apprendisti al servizio della città di Bellinzona. Qui di seguito l’intervento del nostro consigliere Martino Colombo a sostegno dell’iniziativa. (Red)

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Oggi discutiamo una mozione che a prima vista potrebbe sembrare semplice: aumentare le vacanze per i nostri apprendisti. Ma non è solo una mera questione di numeri, di settimane, di ferie. È una questione strategica che tocca la salute dei nostri giovani, l’attrattività del Comune come datore di lavoro e la nostra visione del futuro del lavoro.

La maggioranza della Commissione propone di respingere la mozione con argomenti che, analizzati, si rivelano fragili, contrari allo spirito che ha contraddistinto la revisione del Codice delle obbligazioni (che ha sancito l’attuale Art. 329a CO) e basati su una visione conservatrice e passiva del ruolo dell’ente pubblico. Contestiamoli uno per uno.

  • “Aumentare le vacanze non risolve il problema del disagio”

Questa affermazione ignora la natura stessa del problema. Il rapporto di minoranza è chiaro: due apprendisti su tre si dichiarano esausti. L’esaurimento, o burnout, non è un concetto astratto; è il risultato di un carico eccessivo e prolungato. Il Messaggio del Consiglio federale sulla revisione del Codice delle obbligazioni riconosceva che “il moltiplicarsi delle misure di meccanizzazione, di automazione e di razionalizzazione ha bensì sgravato il lavoratore dai lavori faticosi, ma ha sovente aumentato l’aspetto stressante del lavoro stesso”. Oggi, gli apprendisti gestiscono un triplice carico: lavoro pratico, scuola professionale e studio individuale. È un sistema che non lascia tregua. Come sostenevano già allora “eminenti scienziati” e “specialisti di medicina del lavoro” citati dal governo, per mantenere la capacità lavorativa, il lavoratore deve fruire di periodi di riposo prolungati. In un mondo ancora più veloce, questo bisogno si è reso ancora più necessario. Le 8 settimane non sono la sola soluzione, ma sono la condizione necessaria per rendere efficaci tutte le altre: un apprendista esausto non ha la lucidità per beneficiare di tutoraggio o supporto.

  • “Le 5 settimane attuali sono già una buona condizione”

Buona secondo quale standard? Quello dell’Art. 329a CO, una norma che è il risultato di evoluzioni passate. La revisione del CO citata mirava a introdurre “una durata minima delle vacanze che offre ai lavoratori il minimo generalmente riconosciuto ai giorni nostri”. Oggi, quel “minimo riconosciuto” si è evoluto. Le pressioni, la digitalizzazione e la richiesta di performance sono incomparabili. Ancorarsi a quel minimo legale non significa essere un datore di lavoro attrattivo, ma fare il minimo indispensabile per essere a norma. Il nostro Comune deve avere l’ambizione di essere un modello, non di accontentarsi della sufficienza. Vogliamo essere un datore di lavoro orientato al futuro o ancorato al passato?

  • “Si creerebbe una disparità con il settore privato”.

Questo è l’alibi perfetto per l’immobilismo. La storia ci insegna che il progresso sociale spesso avviene con enti pubblici che fanno da apripista. Lo stesso Messaggio del Governo federale riconosceva che il regime delle vacanze del settore pubblico era considerato “una meta da raggiungere per i lavoratori dell’economia privata”. Essere all’avanguardia non crea una distorsione, ma uno stimolo. Come sottolinea la minoranza, non saremmo i primi né gli unici: grandi aziende come Migros, Coop o La Posta offrono già condizioni migliori. Queste aziende non lo fanno per beneficenza, ma per un calcolo pragmatico: per attrarre e trattenere i talenti. Invece di creare una “distorsione”, ci allineeremmo ai datori di lavoro più competitivi.

  • “La competenza è federale o cantonale”

Questo è giuridicamente e politicamente impreciso. Il diritto federale, come l’Art. 329a cpv. 1 CO, fissa un minimo. La nostra autonomia comunale ci conferisce la competenza e la responsabilità di decidere sulle condizioni di impiego dei nostri dipendenti, offrendo condizioni contrattuali migliori.

  • Impatto organizzativo ed economico

Questo è l’aspetto più pragmatico, ed è proprio qui che la mozione si rivela un investimento. Qual è il costo reale di un apprendistato interrotto? Decine di migliaia di franchi. Già 40 anni fa, si sosteneva che “l’onere suppletivo per l’economia verrebbe compensato con una crescita della produttività”. Oggi questo è ancora più vero. Un apprendista riposato è meno incline a errori e abbandono. L’investimento viene ripagato attraverso:

  1. Minori tassi di abbandono, riducendo i costi diretti.
  2. Maggiore attaccamento al lavoro, perché un apprendista motivato impara più in fretta e contribuisce di più.
  3. Migliore reputazione, che attira i candidati migliori, creando un circolo virtuoso.

Prima di concludere, mi preme chiarire una questione che emerge dal rapporto di minoranza. Ai mozionanti non è stato chiesto a nome della commissione di valutare soluzioni di compromesso. Una sola persona, a titolo personale, nel contesto dell’audizione, ha chiesto se avremmo potuto prendere in considerazione un compromesso. Ho spiegato che la rivendicazione veniva dalle apprendiste e dagli apprendisti, e che quindi avremmo mantenuto la proposta di 8 settimane, aggiungendo però che nulla impediva alla commissione di fare una propria proposta alternativa. Hanno scelto di non farlo. Ne prendiamo atto.

In conclusione, respingere questa mozione significa scegliere l’immobilismo, nascondersi dietro a minimi legali superati e ignorare un problema di salute pubblica tra i giovani. Accoglierla, invece, significa fare una scelta pragmatica e strategica. Significa investire nei giovani, rendere il Comune più competitivo e affermare il nostro ruolo di ente pubblico moderno e responsabile, con la stessa lungimiranza di chi, decenni fa, ha lottato per adeguare le norme del lavoro a una società che cambiava.

Per questi motivi, la mozione va sostenuta.

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