Pubblichiamo qui di seguito l’interrogazione con la quale il nostro compagno Elia Agostinetti, consigliere comunale, interroga il Municipio di Mendrisio sulle attività della Argor-Heraeus, azienda di raffinazione dell’oro tra le più importanti a livello internazionale. (Red)
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Pecunia non olet, sed polluit
“Mi faccio queste domande e penso che tu, Alpha, sia qui semplicemente perché la tua terra è ricchissima. Penso a questa cosa banale e mi viene in mente che proprio di fronte al centro federale dove abiti, c’è la raffineria d’oro più grande del mondo: la Valcambi. Poco più in là, a Castel San Pietro, c’è la Pamp. A dieci chilometri, a Mendrisio, la Argor-Heraeus. Tre delle maggiori raffinerie del pianeta, nel triangolo d’oro del Mendrisiotto, attraverso il quale passa ogni anno una buona parte dell’oro raffinato sulla Terra. Tutte sono già finite al centro, in passato, di inchieste giornalistiche e rapporti di ONG sull’origine perlomeno dubbia del loro metallo giallo. Il bello dell’oro è che, una volta fuso industrialmente, tutto il suo passato viene cancellato per riemergere in un bel lingotto Swiss made, puro e certificato. Me ne ero occupato nel 2015. Tre tonnellate di oro di guerra congolese erano finite nel Mendrisiotto. Ci fu anche un’inchiesta della Procura federale che aveva sì accertato l’origine insanguinata del metallo, ma poi il caso era stato archiviato nel nulla.”
Federico Franchini, “Dietro il paradiso del trading, la maledizione delle risorse”,(laRegione, 16 settembre 2026)
Durante le ultime settimane Daryl Bosu e Silas Siakor, rinomati attivisti ghanesi, sono stati a Ginevra per sensibilizzare i player del settore e l’opinione pubblica sull’impatto deleterio che hanno le attività di estrazione dell’oro sull’ecosistema del loro paese. Secondo le autorità ambientali ghanesi “durante questi ultimi anni, le estrazioni artigianali di materie prime hanno provocato la deforestazione di 9000 ettari all’interno delle zone protette del Ghana”; (Le Temps, “Le cours de l’or s’envole et fait disparaître les forêts africaines”, 13.10.2026). La valorizzazione dell’oro ha altresì spinto i coltivatori di cacao a riorientarsi verso questo mercato, abbandonando una attività centenaria. “La Svizzera deve stare attenta a non rendersi complice di una tale degradazione dell’ambiente” dicono gli attivisti: indicativamente, la foresta della Liberia contiene l’equivalente di 45 volte le emissioni del nostro Paese. Anche il periodico Wochenzeitung ha recentemente dedicato un reportage all’impatto dell’estrazione dell’oro in Ghana, denunciando “alberi abbattuti, fiumi inquinati, intere regioni trasformate in paesaggi lunari.”: riportando le valutazioni dell’ente idrico locale, afferma che “alcune zone del paese potrebbero presto non avere più un approvvigionamento affidabile di acqua potabile.” (“Goldene Probleme”, 08.10.2026). Contemporaneamente, la serie di Federico Franchini su laRegione, cominciata il 16 settembre 2026 con il passaggio citato in apertura del presente atto parlamentare, presentata come un “racconto per capire come la Svizzera sia diventata il luogo ideale per chi trasforma risorse naturali di altri Paesi in profitto”, sensibilizza settimanalmente, riprendendo fonti autorevoli, i torbidi retroscena del trading ticinese e del commercio delle materie prime che passano anche per il nostro territorio.
È in questo contesto che il Municipio di Mendrisio ha ritenuto opportuno accogliere la proposta di una delle maggiori raffinerie d’oro del Paese di ricevere una donazione di CHF 500.000 per la “rigenerazione della biodiversità” (p. 4 MM N. 69 /2026) sul territorio comunale. Nel Messaggio municipale che riassume l’esito delle trattative e che sottopone l’accettazione della donazione nonché la stipula di un Accordo di collaborazione al Legislativo cittadino, si riporta che l’azienda “riconosce che il settore dei metalli preziosi può generare impatti ambientali significativi e ritiene pertanto proprio dovere contribuire attivamente alla conservazione e al ripristino degli ecosistemi tramite progetti di rigenerazione della biodiversità.” In quale modo? “Nell’ambito del proprio programma [di rigenerazione della biodiversità], l’azienda ha definito quale obiettivo generali la rigenerazione entro il 2030 di almeno il 30% della superficie equivalente impattata [dal proprio sito produttivo a Mendrisio, che si estende per una superficie di 2.77 ha], corrispondente complessivamente a 0.73 ha equivalenti. Di questi, 0.18 ha equivalenti saranno oggetto di rigenerazione direttamente sul sedime aziendale, mentre ulteriori 0.55 ha equivalenti dovranno essere ottenuti attraverso interventi di rigenerazione esterna sul territorio della Città di Mendrisio” (MM N. 69 /2026, p.5). Quest’ultima quindi si impegna a proporre “una serie di interventi sul territorio comunale finalizzati alla rigenerazione della biodiversità, alla depavimentazione e al miglioramento della permeabilità dei suoli, all’incremento della qualità degli spazi verdi e, più in generale, all’attuazione di misure coerenti con i principi della Città spugna” (MM N. 69 /2026, p. 1) alla quale l’azienda potrà contribuire con la propria donazione.
Ora, alla luce di quanto riportato sopra, scriviamo al Municipio per sollevare alcuni dubbi riguardo al nesso tra gli “impatti ambientali significativi” propri al settore dei metalli preziosi e la partecipazione economica a interventi su una superficie complessiva di circa 1.0 ha (Accordo di collaborazione per la rigenerazione della biodiversità del territorio della Città di Mendrisio tra La Città di Mendrisio e la ditta Argor-Heraeus SA, Art. 5 cpv. 1) all’interno del territorio della Città di Mendrisio.
La comunicazione ambientale, e quindi le azioni concrete sulle quali essa si basa (come, nel nostro caso, la collaborazione con istituzioni pubbliche), deve rispondere ai principi di pertinenza, significatività, adeguatezza, trasparenza e comparabilità. A dirlo è l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM, “Informazioni ambientali sui prodotti”, 05.09.2018): sebbene la Confederazione non si sia dotata di un vero e proprio strumento per combattere la pratica del greenwashing (così come è stato fatto dall’UE nel quadro della Direttiva 2024/825), l’UFAM propone questi cinque principi; principi che offrono un quadro semantico che può aiutarci a comprendere le implicazioni della proposta del Municipio. Dato che gli ultimi tre si riferiscono piuttosto alla sfera comunicativa, ci concentriamo sulla definizione dei primi due: per pertinenza s’intende che “la misura ambientale scelta, considerati tutti i settori ambientali, dovrebbe riferirsi a quelli che causano i maggiori impatti ambientali dell’impresa ed essere in linea con l’attività principale della stessa” mentre secondo il principio di significatività grazie a queste misure “dovrebbero essere raggiunti miglioramenti ambientali significativi e dimostrabili, misurati sull’intero ciclo di vita dei prodotti.” Ora, permetteteci di argomentare la nostra perplessità, alla luce di queste direttive federali, circa l’attuabilità dell’Art. 10 cpv. 3 dell’Accordo in questione e i rischi che comporta l’intera operazione.
Etiopia: non più tardi di febbraio 2026 il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha chiesto al governo etiope di risolvere «con urgenza ed efficacia» gli «effetti sociali, sanitari e ambientali della miniera [di Lega Dembi, la più grande mina d’Etiopia] sui bambini» (Human Rights Watch, “UN Urges Ethiopia to Tackle Pollution at Gold Mine”, 12.03.2026). Un rapporto della Kontomaa Darimu Alliance e del Center for International Human Rights of Northwestern University Pritzker School of Law del 2024 portava infatti “prove di contaminazione tossica e di carenze nella gestione della miniera e nella vigilanza governativa, e prove tratte dalle testimonianze delle vittime e da uno studio sulla salute della comunità condotto dal Governo, che [documentavano] i gravi impatti della miniera sulla salute e sul benessere dei bambini” (Kontomaa Darimu Alliance e Center for International Human Rights (CIHR) of Northwestern University Pritzker School of Law, “Additional information to supplement September 2024 report on Ethiopia’s Violations of the Rights of Indigenous Guji Children in Communities Near the Lega Dembi Gold Mine”, dicembre 2025), una situazione che perdura da anni. Argor-Heraeus SA ha ammesso di aver avuto rapporti commerciali con Midroc Investment Group (che gestisce la miniera di Lega Dembi dal 1997) tra il 2013 e il 2018 (SRF, “Dreckiges Gold gelangt trotz Zertifikaten in die Schweiz”, 12.05.2023), sebbene, secondo Human Rights Watch, nel rapporto annuale di Midroc del 2007 Argor appaia già tra i partner commerciali. Proteste popolari e inchieste giornalistiche avevano già resi manifesto l’impatto ambientale di questo partner commerciale di Argor a più riprese nel 2009-2010 e tra il 2015 e il 2017 (Human Rights Watch, “Ethiopia: Companies Long Ignored Gold Mine Pollution”, 26.04.2023).
Colombia: secondo Azione Quaresimale tra il 2014 e il 2022 Argor-Heraeus SA è stato uno dei principali clienti commerciali di Mineros SA, che gestisce di una delle più grandi miniere d’oro alluvionali del mondo, sul fiume Nechí nel Bajo Cauca (Colombia) (Fastenaktion, “Importations d’or en Suisse : Plus de transparence et un meilleur contrôle sont nécessaires. Les importations d’ARGOR-HERAEUS en provenance du Bajo Cauca (Colombie)”, settembre 2023) ed è peraltro proprietaria (in regime d’eccezione) dei territori adiacenti al fiume, dove vivono da generazioni diverse comunità locali che “lamentano numerosi problemi legati allo sfruttamento minerario alluvionale da parte di Mineros.” (ibidem, p.5). L’azienda ha infatti adottato a partire dal 2017 un nuovo sistema di sfruttamento denominato «bacino controllato» (ovvero la costruzione di dighe e argini), sistema che prosegue nonostante le autorità ambientali colombiane ne abbiano ordinato – ordine poi ritirato – l’arresto provvisorio a causa dei rischi di alterazione della fauna e della flora dovuta agli scarichi della miniera. La rottura di alcune di queste dighe nel 2018, 2020, 2021 e 2022 ha infatti provocato ingenti danni ambientali. Un’altra pratica di Mineros, quella del dragaggio del fondo del fiume con macchinari pesanti – sempre secondo Azione Quaresimale – ha anch’essa un pesante impatto sulle zone umide che circondano il fiume Nechì, e “le testimonianze raccolte presso i pescatori e le pescatrici riferiscono di 26 zone umide pescose distrutte nella regione rispetto al passato, mentre altre 13 versano in stato critico” (ibidem, p.6). Il rapporto prosegue: “lo sfruttamento minerario illegale provoca un forte inquinamento ambientale e modifiche del corso d’acqua. È anche frequentemente legato alla corruzione, al commercio illegale e al riciclaggio di denaro sporco. Lo sfruttamento sessuale di donne, talvolta minorenni, è frequente sulle draghe brasiliane.”
La provenienza dell’oro che passa dalla raffineria di Mendrisio, e quindi la effettiva cessazione dei rapporti commerciali con Midroc Investment Group e Mineros SA, è difficilmente verificabile, secondo Azione Quaresimale proprio a causa dell’interpretazione delle raffinerie svizzere dei propri doveri di trasparenza: “né Argor-Heraeus né le altre principali raffinerie svizzere pubblicano sul proprio sito internet un rapporto annuale relativo alla provenienza precisa dell’oro lavorato. Benché diverse di esse parlino di «trasparenza» delle fonti di approvvigionamento, nessuna fornisce informazioni sulle zone di produzione.” (Ibidem, p. 2). Nel 2023, la Corte Federale ha respinto la richiesta della Società per le Persone Minacciate (GfbV) di rivelare i nomi dei fornitori d’oro delle raffinerie (SRF, “Weiterhin keine Transparenz bei Gold”, 15.11.2023). Insomma, non c’è modo di sapere con certezza che Argor-Heareus SA abbia effettivamente cessato ogni relazione commerciale con questi suoi fornitori.
Ci sarebbero altri casi, ma ci fermiamo qui. E sorvoliamo anche sulla reticenza della Argor-Heraeus SA a firmare contratti con le sigle sindacali, o sul consumo idrico del suo stabilimento a Mendrisio, o sulla questione fiscale. Crediamo che quanto riportato sopra sia sufficiente per sollevare alcuni dubbi circa la coerenza, la proporzionalità e la significatività rispetto agli “impatti ambientali significativi” propri al core businness di Argor-Heraeus SA e le proposte opere di rigenerazione della biodiversità sul territorio della Città di Mendrisio per quanto riguarda la loro scala (l’impatto ambientale delle attività di Argor-Heraeus SA potrebbe essere più importante di 0.55 ha equivalenti), il luogo dove esse si svolgeranno (il territorio della Città di Mendrisio o il sedime di Argor-Heraeus SA potrebbero non essere i luoghi dove le attività dell’azienda imporrebbero la maggiore necessità di vedere un ripristino degli ecosistemi) e all’impegno economico (la donazione proposta da Argor-Heraeus SA potrebbe non essere equiparabile all’entità delle spese derivanti dall’impatto ambientale del ciclo di vita dei suoi prodotti). La città corre quindi, a nostro avviso, il rischio di collaborare a misure ambientali che non sono né pertinenti ai settori d’attività di Argor-Heraeus SA che causano i maggiori impatti ambientali, né in linea con l’attività principale dell’azienda, e nemmeno significative se misurate sull’intero ciclo di vita dei prodotti di cui si occupa l’azienda in questione, esponendosi così a potenziali pratiche di greenwashing.
Alla luce di quanto precede, poniamo al Municipio le seguenti domande:
- Nella valutazione della donazione offerta da Argor-Heraeus SA, il Municipio si è posto la questione della pertinenza delle misure proposte alle attività che causano maggiori impatti ambientali dell’impresa? Le misure proposte risultano in linea con l’attività principale della stessa?
- Nella valutazione della donazione offerta da Argor-Heraeus SA, il Municipio si è posto la questione della significatività delle misure proposte tenuto conto dell’intero ciclo di vita dei prodotti dell’azienda?
- Quali sono le valutazioni riguardo al rischio che la donazione di CHF 500.000 da parte di Argor-Hereaus SA per progetti di rigenerazione della biodiversità del territorio della Città di Mendrisio dia adito ad una strategia comunicativa rischiosa rispetto ai principi proposti dall’Ufficio federale dell’ambiente circa le informazioni ambientali sui prodotti?
- Come mai il Municipio considera che l’Art. 10 cpv. 3 dell’Accordo sia sufficiente a proteggere la Città di Mendrisio dal trovarsi partecipe di un operazione di greenwashing? Quali sono, estensivamente, le “direttive relative al greenwashing” menzionate nell’articolo?
- Durante le negoziazioni dell’Accordo di collaborazione, il Municipio ha chiesto all’azienda se acquista ancora materie prime da Midroc Investment Group e/o Mineros SA e con quali verifiche sull’impatto ambientale e sociale nel Bajo Cauca e in Etiopia?
- Come mai il Municipio non ha ritenuto necessario subordinare l’Accordo di collaborazione agli stessi principi procedurali che sono richiesti per le commesse pubbliche secondo l’Art. 5 della Legge sulle commesse pubbliche (LCPubb), segnatamente il cpv. c sul rispetto delle norme ambientali (per estensione anche all’estero)? Condivide il principio che ciò sarebbe indicato in caso di settori d’attività che possono potenzialmente generare impatti ambientali significativi? Condivide il principio che se questi principi vengono applicati per erogare pagamenti di servizi andrebbero utilizzati anche per accettare donazioni?
