È da lunedì di Pasqua che i media parlano della successione di Papa Francesco. Ad essere interpellati solo figure religiose maschili: cardinali, vescovi, frati, sacerdoti. E le donne? Eppure le religiose sono la componente più numerosa della Chiesa (559’228 nel 2022, contro 407’730 sacerdoti); ma, malgrado questo, restano invisibili nel dibattito.
A nessuno viene in mente di intervistare una suora, magari con responsabilità in un ordine, per sentire il suo parere sulla successione di Francesco; figuriamoci invitarne una in televisione! La loro voce non interessa, nonostante il ruolo centrale che svolgono nella vita concreta delle comunità. Quando compaiono, è solo per far raccontar loro aneddoti da retroscena domestico; alla suore di Santa Marta si chiede cosa mangiava il Papa, che barzellette amava raccontare, se andava a letto tardi o si alzava presto.
A nessuno interessa la loro opinione di religiose, ma quella di servizievoli donne, considerate cioè né più né meno che delle serve. Perché non siamo sorpresi di tutto questo?