Pubblichiamo l’intervento della nostra compagna Claudia Leu alla manifestazione di sabato a Bellinzona, a sostegno del popolo cileno


“Vorrei cominciare con un plauso ai giovani e alle giovani perché “essere giovane e non essere rivoluzionario è una contraddizione perfino biologica”: quanta verità in queste parole di Allende. 

Sì, perché i giovani si sono opposti per primi all’aumento del biglietto della metro. Questa è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Essi hanno acceso la miccia da un semplice atto di disubbidienza civile, ossia il rifiuto di pagare per l’ennesima volta l’aumento del biglietto della metro, mezzo di trasporto questo utilizzatissimo e indispensabile per poter spostarsi. 

Ma questo aumento è solo la punta dell’iceberg che comprende anche una serie di innalzamenti per il costo di altri beni basilari, frutto di politiche neoliberiste e di austerità messe in atto dal governo di Piñera, ma anche dagli altri governi precedenti che non hanno fatto quasi nulla per dare una vera svolta al paese.

Esempi ce ne sono a iosa come la privatizzazione dell’acqua, un bene che dovrebbe essere collettivo ma in Cile non lo è.

Oppure la vergognosa pensione che ricevono i pensionati dopo aver lavorato una vita, di cui moltissimi costretti a lavorare ad oltranza o a farsi mantenere dei figli quando non ce la fanno. 

Oppure lo scandaloso business nel sistema educativo cileno. Si signori perché in Cile l’educazione è privata, si lucra! Perché si preferisce sovvenzionare le moltissime scuole private anziché pubbliche, costringendo il cittadino medio, la classe lavoratrice a non avere scelta e a indebitarsi fino al collo per potere accedere a un’educazione di qualità visto che l’educazione pubblica è pessima, con i suoi docenti pagati una cicca e le vergognose condizioni lavorative imposte dallo Stato.

Un altro punto dolente è l’espropriazione delle terre e lo sfruttamento delle risorse naturali, specialmente a sud dove i mapuche, popolazione autoctona, viene tuttora perseguitata e sottomessa alla legge di antiterrorismo varata da questo governo che però non si fa problemi a svendere il paese alla prima multinazionale di turno, limitando così ai mapuche il diritto di difendersi.

Ancora oggi per esempio restano impuniti gli omicidi di stato degli attivisti Catrillanca e Macarena Valdés quest’ultima giovane madre di 4 figli piccoli.

Questi sono solo alcuni esempi per cui il popolo cileno ha detto basta, scatenando una mobilitazione, ben cosciente di quello per cui lotta e che non si vedeva da moltissimo tempo sulle strade. 

Il Cile e la grande balla del cosiddetto miracolo economico, il Cile come il paese più moderno ed europeizzato del continente.

Certo se vai nei quartieri alti di Santiago dove sta la gente più ricca e privilegiata; una minoranza padrona del Cile; certamente la puoi trovare e insieme a loro quella casta di politici-deputati burloni che hanno stipendi da capogiro mentre il cittadino comune fa fatica ad arrivare a fine mese, un’altra grande ingiustizia questa!

Un paese questo, in cui trovi uno dei più alti tassi di disuguaglianza sociale, dove tutto è carissimo ma i salari bassissimi. Un paese in cui, se vai a protestare per i tuoi diritti democratici e fondamentali, vieni criminalizzato e rischi ancora la vita, ancor più per le donne che vengono in alcuni casi, addirittura violentate dalle così dette forze dell’ordine. 

Immagini e video di evidente violazione dei diritti umani che i cittadini comuni o notiziari alternativi condividevano sul web, dato che tv e reti convenzionali di parte, fanno vedere poco o niente, distorcendo la verità.

A nome mio e del movimento per il socialismo condanniamo duramente e solidarizziamo con il popolo cileno, tutto questo perché rifiutiamo la logica di questo sistema economico capitalista e perché è necessario combatterlo a livello globale.

Che questa mobilitazione cilena sia d’esempio per tutti noi, per il diritto di vivere in pace e in solidarietà gli uni con gli altri!”

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