Le grandi manovre societarie che hanno mosso in questi giorni l’arcipelago AIL SA (Aziende Industriali di Lugano) confermano le critiche che abbiamo formulato anche nel recente passato e, soprattutto, ne aprono di nuove.
L’intreccio si fa fitto. La AIL SA Servizi (100% proprietà di AIL SA) è stata trasformata nella Lugano Next SA che ha sua volta controlla due nuove società: la Multi Next SA e la Pro Next SA. Queste tre società sono di proprietà della Aziende Industriali di Lugano SA (AIL SA), la potente società di distribuzione di energia elettrica sotto il controllo integrale della città di Lugano.
La AIL SA ha ormai un unico obiettivo: incrementare la propria redditività in particolare attraverso una politica delle tariffe in continua crescita, pagate dai cittadini-clienti. Così facendo, la AIL SA in poco più di un ventennio ha accumulato una ricchezza che si aggira, come minimo, sui due 200 milioni di franchi. Il problema è che questa ricchezza è sproporzionata rispetto ai bisogni produttivi delle AIL SA. Quindi il forziere continua a crescere perché non trova sfoghi, con il rischio che, come è successo grazie alle denunce pubbliche formulate a più riprese dall’MPS, l’attenzione sull’origine della sua crescita – l’aumento continuo delle tariffe per l’energia – possa comportare una reazione della società e della politica, per esempio rivendicando una riduzione delle tariffe, a tutto favore delle famiglie il cui potere d’acquisto è in forte contrazione.
Bisognava dunque creare un paravento che nascondesse questa situazione. L’avvocato Enea Petrini (quello che scrive “rapporti segreti” per Gobbi, Zali e lo stato maggiore della Lega) lo ha affermato più o meno velatamente dalle colonne del Corriere del Ticino: «questo cambiamento, da attuare entro fino anno, ci è stato chiesto dalle AIL. Il discorso della riorganizzazione era sul tavolo da diversi anni ma dopo la notizia del diritto di compera sottoscritto da AIL Servizi SA per i blocchi in via Peri è passato il messaggio che le Aziende industriali di Lugano si fossero buttate nell’immobiliare. E che, di riflesso, il prezzo dell’elettricità fosse aumentato per coprire queste operazioni» (24.07.2025). Quindi bisogna svuotare il forziere e l’opzione prioritaria sono ovviamente gli investimenti immobiliari, in particolare l’acquisto dei 5 palazzi ex BSI in via Peri.
Ed è a questo livello appunto che si spiega in massima parte la creazione di queste nuove società. Infatti, gli statuti della AIL SA e dell’ormai ex AIL Servizi vietano gli investimenti immobiliari che non abbiano una stretta attinenza con le attività produttive delle due società. Evidentemente acquistare palazzi in centro a Lugano non dovrebbe, logicamente, entrare in questa casistica. Ecco allora la Lugano Next SA includere nei propri statuti la possibilità di partecipare quale holding a imprese immobiliari. Ancora meglio: «potrà concedere finanziamenti alle partecipate, esercitare il controllo ed il coordinamento delle attività svolte dalle consociate, nonché esercitare tutte le attività che siano in relazione con il suo scopo. La società può acquistare, vendere, amministrare immobili in Svizzera e all’estero». E la partecipata Pro Next SA è una società puramente immobiliare: «la Società ha quale scopo l’acquisto, la vendita, la costruzione, la detenzione, la gestione e l’amministrazione di beni immobili».
Le menti brillanti dietro a questo schema mirano esclusivamente ad aggirare i divieti posti dallo statuto della AIL SA. Ormai gli investimenti immobiliari diretti li farà una società terza, la Pro Next SA, formalmente indipendente dalla società madre ma di fatto controllata dalla stessa.
Siamo sicuri però che la legalità sia rispettata? La Lugano Next SA ha un capitale sociale di 1 milione di franchi, quello della Pro next SA è di 100’000 franchi. In entrambi i casi si tratta di capitali esigui per giustificare operazioni importanti sul mercato immobiliare, soprattutto per acquisire un pacchetto immobiliare di 50 milioni come quello in via Peri. È evidente che la liquidità o le garanzie di varia natura per procedere in questo senso non potranno arrivare che dalla AIL SA. Quindi, di fatto, questa società opererà nel campo immobiliare, seppure in maniera più o meno indiretta, secondo un tipico gioco di scatole societarie. È legale tutto ciò? Detenere società che agiscono nel campo immobiliare quando i propri statuti lo vietano? E, soprattutto, è conforme dal punto di vista politico, visto che si tratta di un “aggiramento” del mandato che la città ha affidato alla AIL SA.
Sicuramente questo modo di agire dovrebbe provocare un deciso intervento delle forze politiche presenti in Municipio e che dominano, con la loro presenza, il Consiglio di amministrazione di AIL (presidente leghista – Lukas Bernasconi e vice-presidente PS – Filippo Zanetti). Infatti, siamo confrontati a un sistema costruito per drenare i capitali accumulati su tariffe elettriche pagate da oltre 115’000 cittadini-clienti. Invece di riutilizzare questa ricchezza per abbassare il prezzo dell’elettricità delle famiglie o, per lo meno, per reinvestirli nel sociale, per esempio finanziando una politica degli alloggi popolare a Lugano, le autorità politiche preferiscono incanalarla in operazioni immobiliari i cui vantaggi per la popolazione sono praticamente nulli. Così facendo si riduce il patrimonio della AIL SA, bloccando qualsiasi futura legittima rivendicazione di un suo impiego alternativo. Ancora una volta non possiamo che annotare come in questa vicenda ci sia un unico perdente: l’utenza delle AIL SA, la quale continuerà a pagare tariffe elettriche più elevate di quanto potrebbe e dovrebbe essere il caso.
*Coordinatore dell’MPS del Luganese. Questo articolo è apparso su naufraghi.ch lunedì 28 luglio 2025
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