Assicurazioni malattia: aumento dei premi e crescente privatizzazione del sistema sanitario

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Alla fine di settembre verrà annunciato il nuovo aumento annuale dei premi di cassa malati. Come ogni anno, le previsioni (4%, 5%?…) e i consigli (come risparmiare…) si sprecano sui media, alimentando la sensazione che «non ci sia nulla da fare». Cosa che va benissimo agli assicuratori malattia privati che, da parte loro, avanzano le loro pedine. Vediamo in che modo.

Cambiare cassa… per non cambiare sistema

Così, lo stesso “consiglio” viene nuovamente servito dai media e dalle società di consulenza in cerca di pubblicità: non bisogna esitare a cambiare cassa in modo da ammortizzare l’aumento dei premi. Deloitte [azienda con sede a Londra, una delle quattro grandi società di consulenza e revisione contabile insieme a Ernst&Young, KPMG e PwC] stima che nel 2024 il 12% degli assicurati ricorrerà a questa procedura. «L’autunno sarà dinamico», prevede Marcel Thom, partner di Deloitte Svizzera e responsabile del settore «assicurazioni» (Neue Zürcher Zeitung, 10.7.2025). Ma con quali risultati?

L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) mette a disposizione sul suo portale Internet alcune tabelle, basate sui dati individuali anonimizzati degli assicurati, che consentono di comprenderlo. I dati più recenti riguardano i cambiamenti avvenuti tra il 2022 e il 2023: l’8,9% degli assicurati ha cambiato cassa in quel periodo. Le persone che hanno cambiato cassa hanno registrato in media una diminuzione minima del premio, inferiore all’1%, mentre gli altri hanno visto aumentare i propri premi in media del 6,6%.

Il profilo dei «vincitori» illustra assai bene il significato di questo meccanismo. La percentuale di persone che hanno cambiato cassa supera il 10% tra gli assicurati con età tra i 26 e i 40 anni, ma è inferiore al 2% a partire da assicurati di 71 anni. Il tasso di cambiamento è del 14,4% tra le persone con una franchigia di 2’500 franchi, ma si aggira intorno al 6-7% tra le persone con una franchigia inferiore. La percentuale di persone che hanno cambiato cassa supera il 10% tra coloro che hanno dichiarato spese sanitarie inferiori a 1’000 franchi all’anno, mentre è inferiore al 5% tra coloro che hanno sostenuto spese sanitarie superiori a 10’000 franchi in un anno.

Tutti questi indicatori puntano nella stessa direzione: il cambio annuale di cassa malati consente alle persone piuttosto giovani e in buona salute di attenuare il peso dei premi, mentre le persone più anziane e con problemi di salute più gravi non ricorrono a questa possibilità e subiscono forti aumenti. La complessità amministrativa legata al ricorso alle prestazioni della cassa, soprattutto quando se ne ha spesso bisogno, e il timore di perdere l’accesso alle prestazioni spiegano probabilmente in larga misura queste scelte. Il risultato è chiaro: il mercato annuale del cambio di cassa è un puro meccanismo di desolidarizzazione tra persone in buona salute e persone in cattive condizioni di salute, l’esatto contrario di quello che dovrebbe essere un’assicurazione malattia «solidale».

L’articolo citato della NZZ indica, involontariamente, l’alternativa: «Nel complesso, il sistema sanitario svizzero ha un costo paragonabile a quello degli altri paesi dell’Europa occidentale», afferma Marcel Thom. Ma il sistema dei premi pro capite fa sì che i costi ricadano maggiormente sui consumatori. In altri paesi, la spesa sanitaria è spesso finanziata attraverso le imposte». In effetti, il primo problema dell’assicurazione malattia in Svizzera non è il livello della spesa sanitaria, ma il moodo in cui essa viene finanziata, con premi pro capite indipendenti dal reddito e tutti i meccanismi antisociali che lo accompagnano, come la pseudo-concorrenza tra casse e il cambio annuale di cassa. È questo che bisogna cambiare, passando a un finanziamento proporzionale al reddito.

In questo contesto, vale la pena citare la conclusione dell’articolo del professor Stefan Boes, direttore del Center for Health, Policy and Economics dell’Università di Lucerna, intitolato: «Assicurazione malattia: premi in funzione del reddito?». È stato pubblicato il 7 agosto 2025 dalla rivista Sécurité sociale CHSS, edita dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS): «Dal punto di vista sociopolitico, sarebbe opportuno prendere in considerazione l’introduzione di un premio di assicurazione di base più legato al reddito. Ciò presenterebbe i seguenti vantaggi:

  • I premi sarebbero scaglionati in base alla capacità finanziaria degli assicurati, consentendo una ripartizione più equa degli oneri.
  • La ridistribuzione che già esiste di fatto grazie alla riduzione dei premi sarebbe resa più trasparente e semplice.
  • Si potrebbero ridurre gli incentivi negativi e le disparità regionali».

Gli assicuratori ampliano il loro potere

Prio Swiss non è ancora molto conosciuta dal grande pubblico. Né la sua nuova direttrice, Saskia Schenker. È un errore. Prio Swiss è la nuova associazione mantello degli assicuratori malattia, che riunisce quasi tutte le compagnie, finora divise tra Santésuisse e curafutura. Saskia Schenker era in precedenza direttrice dell’Arbeitgeberverband Region Basel (associazione padronale della regione di Basilea). È stata eletta per il PLR nel parlamento di Basilea Campagna. Non ci sono dubbi sugli interessi che essa rappresenta.

Dopo aver vinto nel novembre 2024 la votazione sulla riforma EFAS (finanziamento uniforme dell’assistenza ambulatoriale e stazionaria), che pone tutto il finanziamento del sistema sanitario nelle loro mani, gli assicuratori stanno sfruttando il loro vantaggio. Le dichiarazioni di Saskia Schenker apparse sulla NZZ del 15 luglio 2025 ne danno la misura.

La direttrice di Prio Swiss approva il giornalista che si rallegra del fatto che le casse malati si stiano trasformando da semplici agenti pagatori in «centri di competenza in materia di salute». Illustra il «grande potenziale» che ciò rappresenta: una recente revisione della LAMal autorizza ora gli assicuratori a «informare individualmente e in modo mirato» i propri assicurati. In altre parole, di utilizzare la massa di dati di cui dispongono sulla nostra salute per «orientarci» nelle nostre scelte e nei nostri comportamenti. Prima di poter, domani, sanzionarci in caso di «disorientamento»? Questo per quanto riguarda una parte della catena, lato «clienti».

Per quel che riguarda il lato «fornitori», la direttrice di Prio Swiss conferma che la sua associazione ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo federale contro la pianificazione ospedaliera del Canton Svitto: vuole che un maggior numero di pazienti di questo Cantone faccia capo agli ospedali di Zurigo o Lucerna. È una novità assoluta. Finora la pianificazione ospedaliera era di esclusiva competenza delle autorità cantonali e costituiva il loro principale strumento per definire le politiche pubbliche in materia di servizi sanitari. Prio Swiss contesta apertamente questo potere e vuole così accelerare la chiusura delle piccole strutture ospedaliere.

Trasferimento all’ambulatoriale… e al privato…

Prio Swiss aumenta la pressione per ristrutturare l’offerta ospedaliera in un secondo modo: la sua direttrice non entra nel merito della denuncia lanciata dagli ospedali che ritengono insufficienti le attuali tariffe di rimborso per le operazioni ambulatoriali (fino al 30% secondo la loro associazione di categoria H+). «Le tariffe che abbiamo concordato con gli ospedali sono corrette e coprono i costi», afferma Saskia Schenker. Se alcuni ospedali non sono d’accordo, è perché «effettuano gli interventi ambulatoriali nelle strutture attuali, che sono progettate per le cure stazionarie. Di conseguenza, non sono affatto efficienti come potrebbero essere».

Cosa significa tutto questo? La pressione affinché sempre più interventi chirurgici vengano eseguiti in regime ambulatoriale, senza ricovero ospedaliero, è in costante aumento. Questo è uno degli obiettivi di EFAS. L’attività ospedaliera tende quindi a diminuire, il che comporta difficoltà finanziarie per gli ospedali. Ma la crescita della chirurgia ambulatoriale non consente loro di compensare questa evoluzione, anzi: sottofinanziata, è fonte di ulteriori perdite.

Affinché la chirurgia ambulatoriale diventi «redditizia», è necessario sviluppare infrastrutture dedicate. È quanto ha fatto, ad esempio, il gruppo Hirslanden, il più importante gruppo di cliniche private in Svizzera, che ha creato cinque centri di chirurgia ambulatoriale nelle principali città della Svizzera tedesca. Ma tali investimenti, che richiedono grandi volumi di attività per essere redditizi, sono fuori dalla portata dei piccoli e medi ospedali pubblici o semipubblici. La loro base finanziaria non è esattamente paragonabile a quella di Hirslanden, la cui proprietà è condivisa tra uno dei più grandi gruppi marittimi del mondo, MSC, di proprietà della famiglia Aponte, e la famiglia Rupert, a capo del gruppo del lusso Richemont (Cartier, Montblanc, IWC, Van Cleef & Arpels, Baume & Mercier, Vacheron Constantin …).

La priorità accordata all’assistenza ambulatoriale alimenta quindi l’indebolimento della rete ospedaliera pubblica o parapubblica e il rafforzamento del settore privato, sostenuto da ingenti capitali. Questo contesto chiarisce, ad esempio, il significato dei tagli massicci annunciati nel luglio 2025 nel Cantone di Vaud al sostegno pubblico fornito ai poli sanitari delle regioni periferiche, la Vallée de Joux e il Pays d’En Haut: essi confermano la ristrutturazione ospedaliera voluta dalle casse malati. La consigliera di Stato, membro del Partito socialista, responsabile della sanità, Rebecca Ruiz, lo afferma senza batter ciglio: «A mio avviso, garantire un servizio pubblico di qualità significa utilizzare il denaro pubblico nel posto giusto». (24 heures, 23 luglio 2025) Una formula che, sotto le apparenze dell’ovvietà – chi vorrebbe che il denaro pubblico fosse utilizzato nel posto sbagliato? – nasconde l’essenziale: quali servizi pubblici la maggioranza della popolazione considera necessari e come viene utilizzata la ricchezza concentrata nelle mani di una piccola minoranza per finanziarli?

Quello che sta succedendo nel Cantone di Vaud non rimarrà un’eccezione: in tutta la Svizzera, da qualche tempo, le misure di defiscalizzazione dei redditi elevati e dei profitti delle imprese stanno vivendo un nuovo slancio, combinate con tagli di bilancio imposti in nome del «freno all’indebitamento». E l’inasprimento della concorrenza intercapitalistica, illustrato dai dazi doganali imposti dagli Stati Uniti, spinge il padronato a chiedere misure ancora più drastiche per «alleggerire i propri oneri».

La salute, oggetto di investimenti…

L’avanzata degli interessi privati nella sanità, favorita dagli assicuratori, non si limita alla chirurgia ambulatoriale. «Lo studio medico come oggetto di investimento»: è questo il titolo con cui la NZZ del 28 maggio 2025 introduce un articolo in cui spiega che «sono sempre più spesso gli investitori a dettare legge sugli studi medici in Svizzera». La valutazione è tanto più significativa in quanto gli studi medici sono tradizionalmente, tra i servizi sanitari, quelli più assimilabili all’attività indipendente di uno o più medici e meno assimilabili a settori di investimento per capitali in cerca di valorizzazione.

Migros ha svolto un ruolo precursore in questo mercato entrando nel 2010 nel gruppo Medbase, di cui è ora proprietaria. Medbase conta oggi 64 centri medici e 3000 dipendenti da Ginevra a Rorschach (San Gallo), le attività in Svizzera del gruppo di farmacie online Zur Rose, i 42 studi dentistici del gruppo Zahnarztzentrum, la rete wepractice che raggruppa 16 studi che impiegano oltre 110 psicoterapeuti…

Anche le assicurazioni malattia stanno investendo. È il caso, in particolare, del gruppo di studi medici Sanacare, che comprende 23 sedi in 14 città. Sanacare è controllata congiuntamente da Concordia, Sanitas e Sympany. «Grazie al suo approccio basato sull’assistenza integrata, Sanacare offre indubbiamente prestazioni di qualità a prezzi vantaggiosi», si legge sul sito dell’assicuratore Concordia, che possiede anche il gruppo Monvia, con altri otto centri sanitari nella Svizzera tedesca.

Ma forse è ciò che sta accadendo nel campo dell’imaging medico (la diagnostica per immagini) ad essere più significativo. L’imaging medico richiede investimenti ingenti ed è noto per essere un’attività medica particolarmente redditizia. I capitali alla ricerca di valorizzazione non si sono lasciati sfuggire l’occasione.

Prendiamo ad esempio il gruppo Affidea. In Svizzera vanta 17 centri, alcuni dei quali dedicati alla cura del cancro al seno, dove lavorano 350 specialisti e oltre 60 medici. Affidea è un gruppo europeo con sede nei Paesi Bassi e presente in 15 paesi con 362 centri. È controllato dal gruppo Bruxelles Lambert (GBL), che ha anche investito in Sanoptis, che gestisce decine di centri oftalmologici in Europa, di cui 15 in Svizzera. La salute è solo una (piccola) parte degli investimenti di GBL, che comprendono, in particolare, la società di sorveglianza SGS con sede a Zugo (dopo aver lasciato Ginevra), ma anche attività nell’industria mineraria (Imerys), il cemento (LafargeHolcim), le bevande alcoliche (Pernod Ricard) e l’estrazione petrolifera (Total), tutti settori i cui benefici per la salute sono ormai ben noti…

Un altro attore europeo nel settore dell’imaging medico è il gruppo RAD-x. Con 23 sedi in Svizzera e Germania, dichiara che il suo obiettivo «è realizzare sinergie a livello internazionale e generare valore in modo sostenibile per gli azionisti di RAD-x». In questo caso, il beneficiario di questa «generazione di valore» è la più grande compagnia di assicurazioni sulla vita svizzera, Swiss Life, che ha acquisito RAD-x nel 2024…

La crescita di queste imprese capitalistiche passa in particolare attraverso l’acquisizione di studi medici esistenti. Una dottoressa zurighese, citata dalla NZZ, spiega perché non accetterebbe mai un’acquisizione di questo tipo: «I medici [che sono entrati a far parte di tali gruppi] ricevono dai proprietari obiettivi di fatturato annuali che devono assolutamente raggiungere». Chi potrebbe stupirsi? In effetti il capitale viene investito per raggiungere obiettivi di redditività. Ciò passa necessariamente attraverso obiettivi di volume d’affari, combinati con un tasso di margine, il che induce una logica inflazionistica. Perché questa realtà, prodotto dell’espansione del settore privato nella sanità, non viene mai menzionata quando si parla di «costi sanitari»?

Questi esempi illustrano come un sistema di assicurazione sanitaria lasciato nelle mani delle assicurazioni private e la crescente privatizzazione dei servizi sanitari vadano di pari passo. Il controllo pubblico sull’assicurazione sanitaria, con un sistema unico e solidale, è necessario affinché la copertura sanitaria della popolazione sia di competenza del servizio pubblico e non della logica del profitto privato.

*articolo apparso su alencontre.org l’8 agosto 2025.

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