Le mobilitazioni che attraversano oggi l’Iran sono l’espressione di una rivolta sociale profonda contro un regime autoritario, clericale e repressivo che da decenni condanna la maggioranza della popolazione alla miseria, alla violenza e alla negazione sistematica dei diritti fondamentali. Il collasso economico, l’inflazione devastante e l’impoverimento di massa non sono incidenti di percorso, ma il risultato diretto di un sistema di potere fondato sullo sfruttamento, sulla corruzione e sulla repressione. Un sistema che in queste ultime settimane sta facendo migliaia di morti e di arresti.
Il Movimento per il socialismo (MPS) si schiera senza ambiguità dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori, delle donne, dei giovani e di tutti coloro che in Iran stanno sfidando apertamente la Repubblica Islamica, pagando questa scelta con il carcere, la tortura e spesso con la vita. Il regime risponde alla legittima rabbia popolare con una strategia di terrorismo di Stato: uccisioni nelle strade, arresti di massa, processi farsa, condanne esemplari ed esecuzioni. La violenza non è una deviazione, ma lo strumento strutturale con cui il potere tenta di preservare sé stesso.
La criminalizzazione delle lotte sociali e sindacali è totale. Ogni forma di organizzazione autonoma viene perseguitata come una minaccia esistenziale al regime. Il sistema giudiziario e l’apparato di sicurezza operano come un’unica macchina repressiva, incaricata di spezzare la solidarietà, isolare i militanti e soffocare ogni possibilità di conflitto collettivo. Le incursioni negli ospedali, gli arresti dei feriti e dei medici dimostrano fino a che punto il potere sia disposto a spingersi pur di mantenere il controllo.
Le donne sono il cuore politico di questa rivolta. La loro presenza nelle piazze rappresenta una sfida diretta all’ordine patriarcale e teocratico imposto dai mullah. Per questo sono colpite in modo mirato e feroce: arresti arbitrari, violenze sessuali, torture, umiliazioni. La repressione di genere è parte integrante della violenza di classe esercitata dal regime. La lotta delle donne iraniane è una lotta di liberazione che riguarda l’intera società.
I giovani, privati di futuro e di prospettive, sono tra i protagonisti più determinati della mobilitazione e, proprio per questo, tra i principali bersagli della repressione. Le condanne a morte e le esecuzioni sommarie costituiscono una scelta politica deliberata: governare attraverso la paura, distruggere ogni speranza, intimidire un’intera generazione.
L’MPS afferma con chiarezza che la lotta del popolo iraniano è una lotta legittima contro un regime illegittimo. Allo stesso tempo respingiamo ogni ipocrisia e ogni strumentalizzazione imperialista: né le potenze occidentali né Israele hanno alcuna legittimità nel presentarsi come difensori dei diritti umani, dopo decenni di guerre, sanzioni e politiche di dominio che colpiscono i popoli e rafforzano i regimi autoritari. Né possono avere legittimità tutti coloro che in questi anni hanno sostenuto il regime sanguinario iraniano (basti pensare, ad esempio, a paesi come la Russia o la Cina). Spetterà al popolo iraniano, nelle forme e nei modi che riuscirà a costruire, dare espressione ad una alternativa politica al regime attuale, partendo dai propri diritti, bisogni e aspettative.
La solidarietà internazionalista non può essere selettiva né subordinata agli interessi geopolitici delle grandi potenze. Essa deve schierarsi con chi lotta, non con chi opprime.
Il Movimento per il socialismo esige:
- la fine immediata della repressione e del terrorismo di Stato contro le mobilitazioni popolari;
- la liberazione senza condizioni di tutte le prigioniere e di tutti i prigionieri politici;
- la libertà di organizzazione sindacale, politica e sociale;
- la fine dei processi sommari, delle torture e delle violenze di genere;
- l’immediata cessazione delle esecuzioni e l’abolizione della pena di morte.
Il MPS continuerà a sostenere attivamente la resistenza sociale e politica in Iran, a costruire reti di solidarietà internazionalista e a denunciare, in ogni sede, la complicità e il silenzio dei governi che, in nome della stabilità e degli interessi economici, accettano la repressione e la barbarie.
La lotta del popolo iraniano è parte della lotta globale contro lo sfruttamento, l’oppressione e l’autoritarismo. È una lotta che ci riguarda tutte e tutti.
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