Gli oppositori all’iniziativa «Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale!», in votazione il prossimo 8 marzo, ricordano che il Ticino sarebbe il Cantone con il maggior numero di controlli in materia di lotta al dumping. Non ci sarebbe quindi bisogno di aumentarli, come invece propone l’iniziativa. Come sindacalista ho evidentemente un’opinione diametralmente opposta, maturata dall’osservazione concreta e quotidiana della situazione sui cantieri, nelle fabbriche, nei negozi e nei ristoranti.
Chiunque, partendo dalla propria realtà quotidiana sui luoghi di lavoro, può rendersi conto di questo fenomeno. Salari stagnanti o che si abbassano sistematicamente, licenziamenti sostitutivi (per ingaggiare lavoratori e lavoratrici a salari inferiori), stage che si susseguono uno dietro l’altro, persone assunte al 50% che lavorano a tempo pieno o anche di più, lavoratrici pagate mediamente tra il 15 e il 20% in meno rispetto agli uomini a parità di lavoro e qualifiche. Non passa giorno senza che, nella nostra attività sindacale quotidiana, non siamo confrontati con parecchi di questi problemi.
Dal 2020 al 2024, la Commissione tripartita in materia di libera circolazione delle persone, l’organismo incaricato di individuare situazioni di abuso sul mercato del lavoro, ha controllato in media 3.694 aziende, per un totale medio di 16.676 addetti. Nel 2023 vi erano in Ticino 40.669 aziende, con 252.486 addetti. La Commissione tripartita ha dunque controllato mediamente il 9% delle aziende e il 6,6% degli addetti totali. Se aggiungiamo anche i controlli effettuati dalle diverse commissioni paritetiche di settore, possiamo stimare che le aziende controllate siano complessivamente circa il 15% del totale. La conclusione è semplice: gli attuali controlli sono insufficienti. Dobbiamo prendere atto che i controlli attuali non bastano per bloccare il flagello del dumping salariale. Perciò è necessario aumentare in maniera significativa il numero di ispettori del lavoro, come proposto dall’iniziativa. Il rafforzamento dei controlli, senza comune misura rispetto alla situazione attuale, è considerato un obiettivo decisivo per cercare di invertire la tendenza e per bloccare la crisi salariale. Nessuna concorrenza, ma totale complementarietà con l’attività svolta dalle varie istituzioni e dai sindacati.
Chi deve temere l’aumento degli ispettori del lavoro e dei controlli in generale non sono le salariate e i salariati di questo Cantone, né le imprese che giocano pulito, bensì le aziende e gli imprenditori che, grazie al dumping salariale, hanno prosperato, prosperano e prospereranno se non verranno posti loro degli ostacoli. Il rafforzamento dei controlli è un primo e importante passo in questa direzione. Le discussioni sulla tragedia di Crans-Montana ci hanno ricordato che non serve avere leggi e regole se la loro applicazione sistematica non viene verificata attraverso controlli altrettanto sistematici. Per i salari e le condizioni di lavoro vale lo stesso ragionamento. Quindi votiamo un «sì» convinto il prossimo 8 marzo.
*articolo apparso sul Corriere del Ticino giovedì 12 febbraio 2026
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