Martedì 24 febbraio, presidio contro la violenza maschile sulle donne

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In Svizzera e in Ticino i femminicidi sono in aumento. Dal 2020, quando il sito Stopfemizid.ch ha iniziato a tenere il conteggio, in Svizzera ci sono stati ben 129 femminicidi, di cui 9 in Ticino.

Non sono “drammi” né casi isolati, ma l’espressione più estrema della violenza maschile contro le donne, radicata in un sistema che continua a tollerare il controllo e la svalutazione dell’autonomia femminile. Anche di fronte all’ultimo femminicidio avvenuto in Ticino – in cui un uomo ha ucciso la moglie e poi si è tolto la vita – una parte dei media ha scelto di parlare di “fatto di sangue” o “omicidio-suicidio”, minimizzando la responsabilità maschile e oscurando la dimensione politica della violenza.

Questo femminicidio è avvenuto all’indomani del Carnevale di Bellinzona, una delle manifestazioni più partecipate del Cantone. Eppure, nei giorni successivi, nessuna istituzione o organizzazione coinvolta ha speso una parola per ricordare la donna uccisa, per ribadire un impegno contro la violenza o per affrontare il tema dell’abuso di alcool che spesso aggrava situazioni già pericolose. Si è preferito minimizzare, normalizzare, voltarsi dall’altra parte.

Il caso mette inoltre in luce un aspetto cruciale: gli uomini violenti non sono sconosciuti. Sono amici, colleghi, parenti. È vero che chi sta loro vicino spesso non ha alternative reali, ma è altrettanto vero che il silenzio, la normalizzazione e la paura di “tradire un amico” finiscono per proteggere chi esercita violenza. Serve una maggiore consapevolezza del rischio reale che questi uomini rappresentano e strumenti che permettano di intervenire prima che la violenza “rientri a casa”.

Per questo chiediamo interventi immediati e strutturali:

• Un numero unico di emergenza 24/7, gestito da personale specializzato, per le vittime di violenza, un numero che possa raccogliere anche segnalazioni di parenti, amici e conoscenti.

• Una campagna di prevenzione nelle scuole, nelle associazioni sportive, nei grandi eventi e nei luoghi di lavoro che renda visibile il carattere strutturale della violenza contro le donne e che permetta di rompere l’omertà e affermare che la responsabilità collettiva è parte della soluzione. Un messaggio possibile: “Se sei un amico vero, non lasciare la violenza tornare a casa.”

• Potenziamento delle strutture di protezione e accoglienza per le donne che cercano di sottrarsi alla violenza.

E vogliamo dirlo con chiarezza e forza: per contrastare le violenze sulle donne servono maggiori risorse! Quanto vale la vita delle donne? Non è accettabile che, a fronte di numeri così allarmanti, le risorse destinate alla prevenzione, al sostegno e alla protezione delle vittime continuino a essere insufficienti. Investire nella lotta alle violenze sulle donne è una scelta politica urgente e necessaria, che non può più essere rinviata.

Di fronte all’inerzia istituzionale, la mobilitazione diventa indispensabile. Per rompere il silenzio, contrastare la banalizzazione della violenza e pretendere risposte adeguate, il collettivo femminista Io l’8 ogni giorno invita tutte e tutti a partecipare al presidio:

Martedì 24 febbraio – ore 17.30 in Piazza Governo a Bellinzona, in concomitanza con la seduta del Gran Consiglio.

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