NO alle fasi 2 e 3 del PSE

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La pubblicazione del Messaggio municipale n. 12616, concernente la richiesta di un credito di costruzione di fr. 1’880’000 per alcune opere necessarie alla realizzazione delle tappe 2 e 3 del Polo Sportivo e degli Eventi (PSE), rappresenta uno spartiacque fondamentale per l’intero progetto.

Da un lato, si è ormai entrati nella fase conclusiva della realizzazione dei cosiddetti “contenuti sportivi”: la prossima consegna dell’Arena sportiva (stadio), l’avanzamento rapido del Palazzetto dello Sport, la costruzione del Centro sportivo al Maglio – con i suoi quattro campi da calcio costati uno sproposito (51 milioni di franchi) – lo sblocco della pista di atletica e il completamento del Blocco Servizi destinato ad accogliere la polizia comunale e altri servizi cittadini. In sintesi, si sta chiudendo quella fase del progetto che era stata strumentalmente utilizzata dai sostenitori del PSE per imporne l’accettazione in sede referendaria, facendo leva sul ricatto secondo cui un rifiuto avrebbe messo in pericolo il futuro sportivo di Lugano. Da qui lo slogan manipolatorio “Sì allo sport”.

Oggi, però, la città dispone di tutte le infrastrutture sportive previste. Infrastrutture costate una fortuna, oggetto di numerose modifiche che ne hanno peggiorato la qualità paesaggistica e architettonica. Senza contare i continui dietrofront sul finanziamento, che se da un lato hanno parzialmente ridotto l’onere diretto per la collettività, dall’altro hanno dimostrato in modo inequivocabile che sarebbe stato possibile – e più conveniente – un investimento immediato e diretto da parte della Città, ad esempio tramite un prestito obbligazionario.

La spesa sostenuta rischia invece di tradursi nella cessione di diversi immobili comunali di grande valore, messi sul mercato e probabilmente svenduti. Un’alienazione inaccettabile che, peraltro, non sarà sufficiente a coprire i costi: non a caso le autorità cittadine hanno già avviato i primi tagli alla spesa sociale, ai servizi pubblici e ai posti di lavoro. Una disfatta annunciata.

Dall’altro lato, il Messaggio municipale apre – a suo modo – la seconda fase del PSE: quella dei contenuti immobiliari extra-sportivi, ovvero le due torri e i palazzi abitativi. Si tratta di operazioni immobiliari private, finanziate e di proprietà di UBS, prive di qualsiasi rispondenza a reali bisogni sociali in termini di nuovi spazi abitativi e concepite unicamente come strumenti di profitto. Profitti realizzati, almeno in parte, sulle spalle delle cittadine e dei cittadini luganesi. Basti pensare alla decisione del Municipio e del Consiglio comunale di trasferire l’intera amministrazione cittadina nella futura Torre Est, scelta che comporterà un raddoppio dei costi d’affitto rispetto a quelli attuali.

È proprio questa dimensione speculativa privata ad averci spinto a lanciare il referendum. Pur criticando i costi esorbitanti dei contenuti sportivi, la formula di finanziamento adottata e una localizzazione sbagliata e fuori scala – funzionale alla creazione di spazi per contenuti immobiliari privati inutili – non ci siamo mai opposti al principio di ristrutturare lo stadio e costruire un palazzetto dello sport.

La nostra opposizione totale si è invece sempre concentrata contro il progetto privato, le cosiddette fasi 2 e 3. Una posizione condivisa da migliaia di cittadine e cittadini che hanno firmato il referendum e che hanno perfettamente compreso il senso della nostra battaglia. Anche molte e molti di coloro che votarono Sì, intrappolati dalla narrazione secondo cui si stava votando per “salvare lo sport a Lugano” (e il FC Lugano, allora già nelle mani del miliardario Joe Mansueto), non erano affatto convinti dei contenuti immobiliari extra-sportivi. Con ogni probabilità, se vi fosse stato un voto separato tra contenuti sportivi e contenuti immobiliari privati, questi ultimi non avrebbero ottenuto il consenso della maggioranza.

Siamo oggi convinti che la maggioranza della popolazione luganese non voglia più i contenuti immobiliari privati del PSE. Un sentimento maturato alla luce di quanto emerso dopo il voto referendario: errori finanziari e progettuali, ma anche vere e proprie menzogne delle autorità politiche, come quelle relative al presunto ripopolamento del centro cittadino. Emblematico il caso del Palazzo ex Dogane in via della Posta, promesso come futuro spazio abitativo e oggi inserito nella lista degli immobili comunali da vendere.

In questo contesto, il Messaggio municipale n. 12616 può e deve riaprire il dibattito sul PSE. Le condizioni sono mature per un ampio confronto pubblico sulla reale necessità di realizzare le fasi 2 e 3. Per questo motivo, il Messaggio deve essere respinto. In primo luogo perché, dopo i sorpassi di spesa del Centro sportivo al Maglio, dell’Arena sportiva e del Palazzetto dello Sport, il Municipio torna ancora una volta a chiedere soldi ai contribuenti per coprire nuovi errori di valutazione.

In secondo luogo, il rifiuto del credito di 1,9 milioni rappresenterebbe un chiaro segnale di rottura con un progetto che ormai serve unicamente a garantire i profitti di UBS e HRS. Il PSE è figlio della cosiddetta “concertazione politica”, i cui esiti fallimentari sono ormai sotto gli occhi di tutti. Senza una rottura netta con questo metodo e senza la costruzione di un reale rapporto di forza, ancorato ai bisogni della popolazione salariata, l’esperienza del PSE rischia di ripetersi in altri grandi progetti cittadini, come l’aeroporto di Lugano o il Polo Turistico Congressuale, ancora una volta accompagnati da promesse destinate a essere smentite.

Occorre quindi rimettere al centro il dibattito, a partire dal rifiuto di questo nuovo credito, su come arrivare a una rinuncia definitiva alle fasi 2 e 3 del PSE. Un’opzione che oggi non appare irrealistica. Essa comporterebbe certamente costi e scelte difficili – come la rescissione di contratti di locazione già firmati o la revoca del diritto di superficie – ma si tratterebbe di oneri di gran lunga inferiori rispetto al pagamento per decenni di interessi privati o alla concessione per 90 anni di un terreno pubblico di grande valore a UBS.

È dunque necessario riaprire il confronto tra tutte le forze che si sono opposte al PSE, coinvolgendo anche coloro che lo avevano approvato e che oggi si rendono conto – meglio tardi che mai – di essere stati ingannati (pensiamo in particolare al PS di Lugano).

Un’opposizione determinata, a tutti i livelli, al credito in discussione può rappresentare un primo passo in questa direzione. È quanto l’MPS, coerente con la linea sempre difesa, auspica.

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