È finito l’idillio tra Roberto Badaracco, municipale di Lugano, e Alessandro Cedraschi, presidente storico dei Lugano Tigers. È ben lontano il ricordo delle moine e gli slogan della campagna referendaria sul PSE — “Sì allo sport!” — che oggi suonano più come una réclame un po’ ingiallita che come una visione politica.
Badaracco, con tempismo degno di una meridiana in una giornata di nebbia, ha finalmente scoperto che la principale società destinata a popolare il Palazzetto dello Sport — i Lugano Tigers — annaspa da anni tra conti in rosso, risultati deludenti e spalti desolatamente vuoti.

Apriti cielo: improvvisamente scandalizzato da una situazione che esiste da tempo immemorabile, il municipale ha deciso di correre ai ripari con una soluzione degna della miglior tradizione burocratica — un “matrimonio forzato” tra i Tigers e la Spinelli, squadra di basket di Massagno.
Il motivo? Ce lo spiega lui stesso, con candore quasi disarmante: «Perché avere decine di spettatori in un palazzetto da 3’000 posti sarebbe una cosa incredibile e scandalosa». Incredibile e scandalosa… ma evidentemente non abbastanza da essere notata prima di spendere 76,4 milioni di franchi.
Durante la campagna referendaria, però, sembrava che il PSE fosse difeso in nome dei più puri e disinteressati ideali sportivi. Ora, a conti fatti, il tempio dello sport rischia di trasformarsi in una cattedrale nel deserto: per il basket, una media di 235 spettatori negli ultimi cinque anni. Un dettaglio, si direbbe, quando si progettano strutture “leggermente” sovradimensionate — sia nei costi che nelle ambizioni.

La soluzione? Nascondere il problema sotto il tappeto… o meglio, dietro una fusione. Peccato che anche nello scenario più ottimistico si arriverebbe forse a 500 spettatori: un miglioramento, certo, ma più cosmetico che sostanziale. Cedraschi resiste, Badaracco si spazientisce e alza i toni, mostrando un’insospettabile fermezza.
Forse perché ci troviamo di fronte ad uno sport considerato “minore”. Infatti, quando si passa al calcio, il copione cambia. Al FC Lugano si chiedono 400’000 franchi di affitto (generosamente ridotti a 200’000 in caso di retrocessione — magnanimità pura), nonostante una media spettatori di 3’341 unità che varrebbe, nel nuovo stadio, un tasso di occupazione del 33,4%. Tradotto: anche lì, spalti ampiamente vuoti. Ma in questo caso nessuno scandalo, nessuna urgenza, nessun matrimonio riparatore.
Insomma, il problema non sembra essere lo stadio vuoto. È chi lo riempie — o, meglio, chi non lo riempie.
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