Il parlamentarismo ucraino è ancora vivo? Le voci provenienti dalla Verkhovna Rada, secondo cui alcuni deputati si sarebbero “stancati” di fare il loro dovere dopo ben sette (!) anni di mandato, hanno scatenato un’ondata di pessimismo. Persino il presidente dell’Ucraina ha espresso preoccupazione per la possibilità di dimissioni dei deputati eletti, il che indica segnali concreti di una crisi politica. Ma cosa si cela dietro tutto questo?
Diversi fattori hanno contribuito a questa crisi: la natura periferica della nostra economia, la peculiare forma dei rapporti di potere e gli interessi personali dei deputati. La crisi è stata esacerbata dal tentativo del governo di imporre riforme fiscali richieste dal FMI [Fondo Monetario Internazionale], senza le quali è a rischio il finanziamento delle esigenze statali. Allo stesso tempo, i parlamentari stanno perdendo ogni motivazione a lavorare in modo disciplinato senza la prospettiva di ricevere “pagamenti aggiuntivi” in denaro. Tuttavia, tutti questi problemi sembrano essere solo sintomi di un malessere più profondo: il capitalismo oligarchico ha fatto il suo corso e il parlamento è incapace di attuare le riforme che servirebbero gli interessi della società.
Cosa chiede il FMI
È in corso un acceso dibattito sulla nuova tranche di 8,1 miliardi di dollari del FMI: la questione riguarda l’introduzione dell’IVA per i lavoratori autonomi, le tasse sul commercio tramite piattaforme come OLX, i prezzi “di mercato” dell’elettricità inaccessibili alla popolazione e molte altre decisioni che potrebbero far sprofondare il popolo ucraino nel debito, svuotare di sostanza l’idea stessa di stato sociale e, di conseguenza, indebolire la capacità di difendere la propria sovranità.
Il governo presenta l’approvazione del programma del FMI come una semplice prova di buoni rapporti con il mondo. Ma dietro queste dichiarazioni si cela un’altra realtà: la politica economica del paese è sempre più determinata non dalle esigenze sociali, ma dalle richieste dei creditori esteri. Ed è proprio in un momento in cui milioni di persone hanno perso la casa, il lavoro e il senso di sicurezza che lo stato è costretto a imboccare la strada dell’austerità. È probabile che questi cambiamenti danneggino le persone più svantaggiate, sebbene anche le piccole imprese ne risentiranno negativamente.
La reazione dell’establishment politico ucraino a queste richieste è particolarmente rivelatrice. Il parlamento, che dovrebbe essere la sede per la rappresentanza degli interessi della società, di fatto si sottrae alle proprie responsabilità. I parlamentari non sono disposti a votare apertamente a favore di misure antisociali, come l’aumento del carico fiscale sui lavoratori autonomi anziché sulle grandi imprese.
È vero che il rifiuto categorico dell’idea di aumentare le tasse sulle imprese è ampiamente incoerente con la realtà: la guerra crea le condizioni oggettive per la mobilitazione fiscale. Se i parlamentari volessero tutelare i piccoli imprenditori e i lavoratori autonomi, dovrebbero sostenere un’adeguata tassazione dei grandi capitali. Ma non offrono alcuna alternativa ai piani del FMI.
La crisi di legittimità è già iniziata?
L’istinto di autoconservazione dei parlamentari rafforza la loro riluttanza a votare a favore delle iniziative governative (elaborate, ovviamente, all’estero). Il governo vuole far ricadere su di loro la responsabilità delle conseguenze negative derivanti dall’adozione del pacchetto di riforme del FMI.
L’incapacità di raccogliere voti può essere spiegata anche da un altro fattore: a causa del controllo esercitato sui parlamentari da parte della NABU e della SAP [le agenzie anticorruzione], questi hanno smesso di ricevere i “pagamenti aggiuntivi” in denaro, il che ha eliminato la loro motivazione al voto. Questa spiegazione è plausibile, poiché il corpo parlamentare non è affatto composto da individui ideologicamente allineati, bensì da egoisti mossi da interessi personali.
Sorge spontanea la domanda su quanto il parlamento stesso sia legittimo. Questa assemblea di individui è ben lungi dal rappresentare il popolo che lotta e lavora con abnegazione. Durante gli anni dell’invasione, la società ucraina ha subito una profonda trasformazione e si è arricchita di una moltitudine di eroi ed eroine, ma sono ancora gli stessi ottusi servitori del capitale a sedere nella Verkhovna Rada.
La totale disconnessione tra la nona legislatura e la classe lavoratrice è particolarmente evidente; essa ignora completamente gli interessi dei lavoratori salariati che contribuiscono alla salvaguardia dello stato e da cui proviene la maggior parte dei soldati. Ciò si manifesta nel seguente modo: mentre all’interno della Rada si è raggiunto un consenso sull’inammissibilità di un aumento delle tasse per le imprese, le voci a favore dei lavoratori sono praticamente inascoltate. L’atteggiamento nei confronti del nuovo Codice del Lavoro ucraino, approvato quasi all’unanimità nella riunione della commissione competente, è rivelatore. Lo status sacrosanto dei diritti degli imprenditori e il disinteresse per i problemi dei lavoratori costituiscono un chiaro indicatore di classe, condiviso da tutte le fazioni della Verkhovna Rada.
Il contesto generale
In breve, questo parlamento è incapace di generare idee progressiste, è insensibile alle sofferenze della gente comune e la sua capacità di agire è messa in discussione. Questa situazione rende l’Ucraina estremamente vulnerabile alle sfide attuali. Solo la consapevolezza del totale rifiuto da parte della società delle idee liberiste e della sua sottomissione al mercato spinge i parlamentari ad astenersi dal votare leggi che favoriscono apertamente datori di lavoro o creditori. I parlamentari sono costretti a esercitare una certa cautela a causa della ripresa delle trasmissioni delle sedute della Verkhovna Rada, che costituiscono uno strumento di controllo democratico.
Il declino dell’industria, unito alle politiche anti-lavoratori del governo, costringerà il paese ad accettare le richieste del FMI, forse meno radicali di quelle attualmente in vigore. Visti gli sforzi per preservare l’inviolabilità dei beni dei capitalisti, l’Ucraina ha un disperato bisogno di finanziamenti esterni.
In questo contesto, il nuovo programma del FMI non risolve il problema principale: la dipendenza dal debito. Anzi, lo aggrava. L’Ucraina continua a percorrere una strada in cui i nuovi prestiti vengono utilizzati per ripagare i vecchi, mentre la questione della cancellazione del debito estero viene rimandata.
I fattori globali stanno ulteriormente complicando la situazione. L’escalation in Medio Oriente, compresa la guerra degli Stati Uniti contro l’Iran, ha portato a una rivalutazione della politica sanzionatoria e alla reintroduzione delle risorse energetiche russe nei mercati globali. Ciò indebolisce la posizione dell’Ucraina e ne riduce il potere contrattuale, accentuando la sua dipendenza dai finanziamenti esterni.
In definitiva, ci troviamo in un circolo vizioso: il governo si indebita ulteriormente, il costo sociale di questa politica aumenta e il parlamento non ha altra scelta che approvare idee imposte, andando così contro gli interessi della maggioranza della popolazione. Ma i problemi maggiori sono causati dal Consiglio dei ministri, che cede apertamente gli interessi dell’Ucraina alle grandi aziende, sfugge a qualsiasi controllo pubblico e, come hanno dimostrato i recenti eventi, non gode del sostegno della coalizione. Se i membri del parlamento vogliono rivitalizzare il sistema, devono sollevare la questione di un cambio di governo, che sta conducendo il paese, senza alcun controllo, verso un vicolo cieco.
Un percorso alternativo
Dato che al momento le elezioni sono impossibili, la via d’uscita da questa crisi si trova su due fronti.
- In primo luogo , è necessaria la dimissione del Consiglio dei ministri ucraino, accompagnata da una radicale democratizzazione. L’attuale composizione del Consiglio dei ministri è segnata della presenza di agenti del capitale oligarchico e transnazionale. Il caso del primo ministro Yulia Svyrydenko, che riceve compensi dalla Scuola di economia di Kiev superiori al suo stipendio, ne è un esempio emblematico. La nomina di nuovi ministri deve essere accompagnata da un dibattito pubblico sui candidati durante le riunioni delle commissioni parlamentari, con la partecipazione obbligatoria dei rappresentanti dei lavoratori. Per mitigare i rischi associati alla concentrazione del potere nelle mani di un parlamento il cui mandato è scaduto, è necessario attuare:
- il trasferimento dei meccanismi di azione concreta a livello locale,
- il coinvolgimento delle collettività dei lavoratori nella gestione delle imprese strategiche
- il rifiuto di prendere decisioni di rilevanza sociale senza previa consultazione con i sindacati.
In secondo luogo, la cessazione della cooperazione con il FMI e la mobilitazione delle riserve interne dell’economia. Solo nel 2025, l’Ucraina ha speso centinaia di milioni di dollari per ripagare i suoi debiti al FMI. Se lo stato abbandonasse questi rimborsi, la cooperazione con il Fondo rischierebbe di essere compromessa. In questo caso, è fondamentale rilanciare l’economia attraverso la socializzazione: ciò implica una tassazione progressiva sul reddito, il trasferimento delle imprese strategiche alla proprietà statale (l’esempio positivo di Ukrnafta [Nel 2022, a causa di diversi scandali di corruzione, la compagnia petrolifera di Ukrnafta è stata nazionalizzata, N.d.T.] serve da punto di riferimento) e limiti rigorosi alle retribuzioni dei dirigenti delle aziende monopolistiche (gli attuali stipendi milionari, come quelli dell’amministratore delegato di Ukrposhta [il servizio postale statale ucraino, N.d.T.], minano le fondamenta della giustizia). I fondi così ottenuti devono essere destinati alla creazione di posti di lavoro ben retribuiti, alla reindustrializzazione dell’economia e al soddisfacimento delle esigenze delle Forze armate ucraine.
Solo la combinazione di questi due approcci può spezzare il circolo vizioso di dipendenza in cui si trova oggi l’Ucraina. Senza un controllo democratico attraverso la rappresentanza politica delle collettività operaie di base, qualsiasi “riforma” rimarrà uno strumento di redistribuzione a vantaggio del grande capitale, e senza un cambiamento del modello economico, nemmeno la più ampia partecipazione politica produrrà risultati tangibili per la maggioranza, ovvero proprio per i lavoratori.
L’attuale linea d’azione, imposta con il pretesto della “stabilizzazione”, in realtà perpetua le disuguaglianze e addossa il peso della guerra a coloro che hanno già pagato il prezzo più alto. Non c’è spazio né tempo per le illusioni: o si precipita ulteriormente nella dipendenza dal debito e si smantella lo stato sociale, oppure si costruisce un’alternativa basata sugli interessi dei lavoratori, sulla solidarietà sociale e su un’autentica sovranità economica.
E questa scelta non può essere delegata al governo o alle istituzioni internazionali. Deve essere oggetto di una lotta politica interna al paese, una lotta per determinare chi, e nell’interesse di chi, deciderà il futuro dell’Ucraina.
* avvocato del lavoro, presidente dell’organizzazione Sotsialnyi Rukh (Movimento Sociale ucraino), articolo apparso il 26 marzo 2026 sul sito rev.org.ua
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