Iniziativa UDC: quando la minaccia del «caos» nasconde l’anarchia capitalista

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Le centrali sindacali, il Partito socialista svizzero (PSS) e i Verdi hanno scelto di fare campagna contro l’iniziativa dell’Unione democratica di centro (UDC) «No a una Svizzera da 10 milioni» sul tema del «caos» che essa provocherebbe, insieme alle associazioni padronali e ai partiti borghesi.

Questa scelta porta inevitabilmente queste forze sindacali e politiche a essere molto poco loquaci sul… caos ben reale, economico, sociale ed ecologico, generato dallo sviluppo capitalistico degli ultimi decenni. E a tacere una risposta necessaria ed efficace da parte della sinistra e dell’ecologia politica all’anarchia capitalista e ai disastri sociali ed ecologici che essa produce: l’esigenza di un controllo collettivo e democratico sullo sviluppo economico e sociale, il che richiede una rimessa in discussione della proprietà privata delle principali risorse economiche e del potere decisionale sul futuro dell’intera società che ne deriva a favore di una minuscola minoranza.

Si lascia così campo libero all’UDC per presentarsi come la forza politica che prende in considerazione gli effetti di questo caos ben reale, il che contribuisce all’eco positiva incontrata dalla sua iniziativa: secondo il sondaggio della SSR, le difficoltà legate alle infrastrutture (trasporti, alloggi, sanità, scuola) sono l’argomento più citato (tre volte su quattro) a suo favore.

Con la sua proposta di limitazione demografica, certamente xenofoba, ingannevole e demagogica, l’UDC, difensore incondizionato della «libertà d’impresa» e feroce critico dei servizi pubblici, può persino permettersi il lusso di apparire come colui che offre alla popolazione – esclusivamente svizzera, naturalmente – la possibilità di esprimersi sulla «crescita» che desidera. Mentre l’Unione sindacale svizzera (USS) si ritrova a difendere in blocco lo status quo e la sua presunta «prosperità», ricorrendo alla paura, come fa il padronato ogni volta contro qualsiasi proposta sociale o ecologica: «imporre un tetto fisso alla popolazione sarebbe fatale per l’economia. Senza immigrazione mancherà la manodopera, gli investimenti rallenteranno e alcune imprese delocalizzeranno. Il rischio di recessioni e di frenate nell’attività edilizia aumenterà». Il mondo alla rovescia.

L’argomentazione dell’UDC mescola problemi sociali reali, come le difficoltà nei trasporti e nell’alloggio, e fantasie alimentate, come la «criminalità degli stranieri», con una “colla” – «ci sono troppi stranieri» – che è circolarmente causa – «è perché ci sono troppi stranieri» – e conseguenza – «questo dimostra bene che ci sono troppi stranieri». L’operazione è fraudolenta e serve ad alimentare il fuoco della xenofobia e del razzismo, codificando il postulato di base – «ci sono troppi stranieri» – in una serie di «problemi» sociali e ambientali. Ma ciò non cambia il fatto che un certo numero di problemi di cui si appropria l’UDC siano reali.

L’esempio dei trasporti e dell’alloggio mostra che le difficoltà vissute in questi due ambiti da molti lavoratori e lavoratrici hanno cause chiaramente identificabili: non si tratta ovviamente del numero di persone straniere che vivono in Svizzera, ma degli effetti, nel campo della pianificazione territoriale e della costruzione di alloggi, dei meccanismi di massimizzazione della rendita fondiaria, di cui si appropriano proprietari e investitori (si veda a questo proposito l’intervista a Urs Zuppinger: Svizzera. Trasporti, alloggi: l’impostura dell’iniziativa dell’UDC). In altre parole, sono i meccanismi propri dell’economia capitalista – tanto più da quando ogni politica pubblica di regolazione e pianificazione è stata marginalizzata – a essere in causa. Ed è contro questi meccanismi che bisogna lottare, per rispondere ai bisogni della maggioranza della popolazione e per togliere terreno alla demagogia dell’UDC.

Non si tratta di un esempio isolato. La follia della corsa all’intelligenza artificiale (IA) a cui assistiamo oggi ne è un’altra illustrazione. Una manciata di imprese su scala mondiale, determinate a conquistare a ogni costo una posizione dominante per non essere schiacciate dalla concorrenza e diventare redditizie captando una rendita monopolistica, moltiplicano investimenti smisurati per costruire centri di calcolo in tutto il mondo, anche in Svizzera. Esse impongono alle società un aumento massiccio del consumo di acqua ed elettricità, al punto da servire da giustificazione al rilancio del nucleare, e dispiegano strumenti potentissimi dagli effetti incontrollati, con conseguenze potenzialmente enormi sull’occupazione, ma anche sulla sorveglianza della popolazione, senza parlare della conduzione delle guerre, opponendosi brutalmente a ogni tentativo di controllo collettivo su questi sviluppi. I capitali che rendono possibile questa corsa anarchica accumulano le condizioni di una «bolla finanziaria», il cui scoppio – oltre ad altri fattori – potrebbe provocare una nuova crisi economica di grande portata, paragonabile a quella del 2008, i cui effetti devastanti economici e sociali si fanno ancora sentire oggi in molti paesi.

La denuncia dell’anarchia capitalista e dei suoi effetti disastrosi sul piano economico, sociale e ambientale, combinata con battaglie collettive concrete per i diritti della maggioranza della popolazione – per esempio per un rafforzamento dei diritti sindacali nei luoghi di lavoro, per una politica sociale dell’alloggio o per un’assicurazione malattia finanziata sul modello dell’AVS – dovrebbe dunque essere al centro della mobilitazione contro le iniziative xenofobe dell’UDC. È così che si può smascherare l’impostura dell’UDC, sempre in prima linea nella difesa del capitalismo più sfrenato. Ed è in tali mobilitazioni collettive che si costruisce l’esperienza di condividere un destino e interessi comuni, al di là delle differenze di origine e di storia: il miglior argine contro il discorso xenofobo e razzista dell’UDC.

*articolo apparso sul sito alencontre.org il 18 maggio 2026

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