Pubblichiamo questo contributo sulla situazione politica in Bolivia curato dalla associazione Chajra Runaj Masis (amici del contadino boliviano), una ONG ticinese attiva in Bolivia da molti anni. (Red)
Lo Stato Plurinazionale di Bolivia sta vivendo ore tra le più difficili della sua storia recente. Dopo circa cinquanta giorni di proteste e blocchi stradali il parlamento ha deciso di promulgare lo Stato d’emergenza.
Torniamo indietro di qualche mese. Al 19 ottobre 2025. Per il secondo turno che deve eleggere il nuovo Presidente della Repubblica si affrontano Rodrigo Paz Pereira del partito Democratico Cristiano e Jorge Quiroga Ramirez indipendente che rappresenta la destra più estrema del paese. La sinistra è assente da questo ballottaggio.
Divisioni politiche e forse soprattutto rancori personali fanno sì che alle elezioni si presenti un numero spropositato di candidati di sinistra. Questa divisione porta ad una sconfitta senza attenuanti dopo una ventina di anni di governo delle sinistre con risultati anche apprezzabili. Tra un Paz Pereira che promette comunque di mantenere in buona parte le conquiste sociali ed un Quiroga Ramirez da sempre fautore di un liberismo ad oltranza, gli elettori (probabilmente anche quelli delle classi più sfavorite) scelgono il primo che vince piuttosto agevolmente.
Non passa molto tempo e Paz Pereira abbandona la sua immagine di pacioso democristiano che non lascia indietro nessuno e si mette chiaramente dalla parte dei ricchi (ce ne sono, ce ne sono). Riesce a far passare una legge che mira a ristrutturare la proprietà della terra a favore dei latifondisti e intreccia rapporti sempre più profondi con gli USA. Il vice presidente Edman Lara, paladino della lotta alla corruzione, viene messo da parte. La popolazione non apprezza. Molti si sentono traditi. I prezzi continuano ad aumentare. La benzina scarseggia ed è di pessima qualità. Le proteste non accennano a placarsi ed arrivano i primi morti. Una parte dei sindacati riesce a trovare degli accordi che considera soddisfacenti. Un’altra parte, soprattutto i rappresentanti dei contadini delle regioni di La Paz e Cochabamba, spesso di origine indigena, si dissocia e decide di proseguire la lotta. I blocchi stradali creano grossi problemi all’economia in un paese dove praticamente tutto viaggia su gomma. E si giunge alla proclamazione dello Stato d’emergenza. Presentato ovviamente come una misura all’acqua di rose senza conseguenze sulla libertà d’espressione ed il rispetto dei diritti umani.
Come ONG attiva da tre decenni in Bolivia a fianco dei contadini in particolare nella regione di Cochabamba ci permettiamo di nutrire dei dubbi e di non essere così tranquilli. La decisione di mandare l’esercito a mantenere l’ordine in tutta impunità ci riporta alla mente tempi tristi e non tanto lontani. Siamo una piccola ONG ma con buoni contatti in Bolivia e le notizie che ci giungono dai nostri amici sono tutt’altro che rassicuranti. Invitiamo tutti a tenere d’occhio quanto accade in Bolivia. Gradiremmo inoltre che i nostri mezzi d’informazione si occupassero almeno un po’ anche di queste realtà. (24 giugno 2026)
*a nome dell’associazione Chajra Runaj Masis (amici del contadino boliviano)
