La memoria corta del PLR (e non solo…)

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Ho letto con grande interesse – e con ampia condivisione – quanto Aron Piezzi ha scritto su La Regione di mercoledì in merito alla decisione del Consiglio di Stato di non dar seguito alla richiesta del Comune di Verzasca, sostenuta anche dagli altri Comuni del comprensorio, di riaprire, a partire dall’anno scolastico 2026/2027, la sottosede di scuola media di Brione Verzasca.
Vale la pena ricordare che la chiusura della sede era stata decisa con effetto dall’anno scolastico 2024/2025, nell’ambito delle misure di risparmio approvate insieme al Preventivo 2025 e inserite nel Piano finanziario 2025-2028.
Piezzi – firmatario di un’interpellanza insieme a esponenti di PLR, Centro e Lega – denuncia, giustamente, una scelta che riduce la scuola a una questione di contabilità. Ricorda che «la scuola non è un’equazione contabile», che «una scuola all’interno di una comunità è un segnale di vitalità, una presenza istituzionale determinante, soprattutto nelle regioni più discoste» e che «la politica richiede acume e flessibilità, non freddi algoritmi». Parole che non posso che sottoscrivere.
C’è però un particolare che non dovrebbe essere dimenticato. Tutte queste considerazioni non sono nate oggi. Erano già state portate all’attenzione del Gran Consiglio quando la chiusura della sede di Brione poteva ancora essere rimessa in discussione sul piano politico.
Durante la sessione dell’11 dicembre 2024 dedicata al Preventivo 2025, unitamente al collega Pronzini avevo presentato un emendamento che chiedeva al Consiglio di Stato di riconsiderare quella decisione per gli anni successivi. Per l’anno scolastico 2024/2025 era ormai troppo tardi, perché la chiusura era già stata attuata a partire da settembre, ma si poteva ancora evitare che diventasse definitiva.
Nel mio intervento a sostegno dell’emendamento sostenni esattamente ciò che oggi sostiene Aron Piezzi: che il numero degli allievi non può essere l’unico criterio per decidere il destino di una scuola , né della composizione delle sezioni all’interno di una sede.
Quell’emendamento raccolse appena otto voti favorevoli. Soloi la consigliera di Stato Marina Carobbio intervenne chiedendo di respingerlo con le stesse argomentazioni che il Consiglio di Stato ripropone oggi per giustificare il rifiuto della riapertura. E, soprattutto, nessuno di coloro che oggi si ergono a strenui difensori della scuola di Brione prese la parola per sostenere quelle ragioni. Nessuno.
È proprio qui che emerge la distanza tra le dichiarazioni di oggi e i comportamenti di ieri. Perché quando c’era da prendere posizione in Parlamento, quando era il momento di trasformare quei principi in una scelta politica concreta, hanno prevalso il silenzio e la disciplina di partito e di sostegno al governo. Oggi, invece, si scopre che la scuola non è un’equazione contabile, che le valli vanno difese, che servono visione e coraggio.
Tutto questo non ci soprende. Perché sappiamo bene che, quando si tratta di scegliere tra le esigenze della finanza cantonale e i bisogni delle cittadine e dei cittadini, le belle parole cedono quasi sempre il passo ai tagli. È così che hanno votato allora. Ed è così che continuano a governare oggi.
La differenza è che, con la campagna elettorale ormai alle porte, diventa improvvisamente conveniente riscoprire il valore della scuola, delle valli e della coesione territoriale. Si predica bene, dopo aver votato male. E i cittadini della Verzasca hanno tutto il diritto di ricordarsene.

*articolo apparso sul quotidiano La Regione l’11 luglio 2026

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