Quando i padroni si spacciano per rappresentanti dell'”economia”

Da settimane ormai siamo costretti ad ascoltare – nei dibattiti, negli articoli e nelle interviste – le opinioni dei cosiddetti “rappresentanti dell’economia”, impegnati in una martellante offensiva contro il debito e la spesa pubblica. In realtà, si tratta dei rappresentanti delle varie organizzazioni padronali (AIT, Camera di Commercio, ecc.), i quali, complice una certa leggerezza dei media, non vengono quasi mai presentati per quello che realmente sono: portavoce del padronato e dei suoi interessi particolari. Al contrario, vengono sistematicamente descritti come se parlassero a nome dell’“economia” in quanto tale.
Non è solo una questione terminologica, ma politica e sostanziale. Se davvero fossero loro i rappresentanti dell’economia, vorrebbe dire che rappresentano gli interessi di tutte e tutti, poiché l’economia siamo noi: lavoratrici e lavoratori, consumatrici e consumatori; senza dimenticare che sono i salariati e le salariate, con il loro lavoro, la fonte della ricchezza prodotta dall’”economia”.
Una buona parte dei media accetta passivamente questo gioco di rappresentazione, contribuendo a diffondere l’idea che le istanze del padronato coincidano con l’interesse generale. In questo modo si conferisce un’aura di autorevolezza e responsabilità a chi, in realtà, è mosso unicamente dal desiderio di mantenere – o aumentare – i propri margini di profitto, in particolare attraverso una riduzione dell’onere fiscale facilitato dalla diminuzione dei compiti dello Stato.