Come noto, con la riforma del 2012, la Cassa pensione dei dipendenti del cantone (IPCT) è diventata “un ente autonomo di diritto pubblico dotato di personalità giuridica propria”.
Il personale che vi lavora ( una quarantina di persone) è quindi alle dipendenze di IPCT e non più del Cantone; tuttavia i rapporti di lavoro sono tuttora – e giustamente – retti dal diritto pubblico e le condizioni di lavoro e salario sono analoghe a quelle delle e dei dipendenti del Cantone. Recitano infatti così i primi due paragrafi dell’art. 13 dello Statuto dell’Istituto di previdenza del Cantone Ticino (IPCT):
“cpv. 1
I rapporti di lavoro sottostanno al diritto pubblico.
cpv. 2
Alla Direzione e al personale sono applicate per analogia le disposizioni della Lord, della Lstip e dei relativi regolamenti, ritenuto che per la loro applicazione è competente il Consiglio di Amministrazione.”
Da qualche tempo la direzione di IPCT si è messa in mente di modificare i rapporti di lavoro e di passare al diritto privato: con conseguenze per i lavoratori e le lavoratrici. Una posizione, purtroppo, a quanto sappiamo sostenuta anche dai rappresentanti dei sindacati (VPO e OCST) che non vedono l’ora di poter concludere un contratto collettivo di lavoro (CCL). Come se il fatto di firmare un CCL fosse di per sé un elemento di progresso. In questo caso esso rappresenterebbe un passo indietro per la sicurezza occupazionale del personale.
Contro questa logica privatista ha preso posizione il comitato di ErreDiPi. Qui di seguito la presa di posizione inviata al Consiglio di Amministrazione di IPCT e al personale. (Red)
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Alle dipendenti e ai dipendenti di IPCT
Gentili dipendenti di IPCT,
come forse avrete già appreso, la Direzione di IPCT – con il sostegno di una parte importante del Consiglio di amministrazione – intende modificare in modo radicale il regolamento che disciplina le vostre condizioni di lavoro: propone infatti di farvi passare da un rapporto di lavoro di diritto pubblico, assimilabile a quello dei funzionari cantonali, a un rapporto di diritto privato retto dal Codice delle obbligazioni.
Il passaggio dal diritto pubblico al diritto privato non è una semplice modifica tecnica: significa una perdita sostanziale di diritti e di tutele per il personale. Oggi siete dipendenti di IPCT, ma beneficiate delle stesse condizioni di lavoro e salariali del personale cantonale, fondate sulla LORD (Legge sull’ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti), sulla LSTip (Legge sugli stipendi degli impiegati dello Stato e dei docenti) e sui relativi regolamenti. Domani sarete impiegati/e soggetti al diritto privato, come in una qualsiasi ditta privata.
Ora, è pacifico che il diritto pubblico garantisca protezioni ben più solide rispetto al diritto privato. È sufficiente considerare le disposizioni della LORD (articoli 58–60) sulla disdetta del rapporto di lavoro: esse prevedono garanzie concrete per il personale poiché il rapporto di nomina è di fatto un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Nel diritto privato, invece, queste garanzie sono drasticamente ridotte: nella maggior parte dei casi il rapporto può essere sciolto con un semplice preavviso (generalmente tre mesi) e con motivazioni generiche, difficilmente contestabili se non in situazioni estreme. In altre parole, nel diritto privato il rapporto di lavoro a tempo indeterminato esiste formalmente ma non nella sostanza: i termini massimi di disdetta (tre mesi per rapporti di lavoro di lunga durata) e la mancanza di una motivazione adeguata fanno sì che nel diritto privato i rapporti di lavoro siano tutti a tempo determinato… dalla volontà del datore di lavoro.
È altresì pacifico che il passaggio al diritto privato lascerà maggiore libertà alla Direzione di proporre condizioni di lavoro differenziate, indebolendo così la posizione dei singoli dipendenti.
Un simile cambiamento comporterebbe quindi un indebolimento significativo della vostra posizione lavorativa. Riteniamo questo arretramento inaccettabile, tanto più in una fase in cui il settore pubblico cantonale è già confrontato con pressioni e incertezze sul piano occupazionale.
Siamo però consapevoli che i promotori della riforma cercano di ottenere consenso prospettando possibili miglioramenti, come la riduzione dell’orario di lavoro a 40 ore settimanali o l’aumento delle vacanze. Su questo punto, è importante essere chiari.
Da un lato, senza un adeguato rafforzamento degli effettivi, queste misure rischiano concretamente di tradursi – come già accaduto in passato – in un aumento dei carichi e dei ritmi di lavoro. Il risultato opposto a quanto, verosimilmente, si voleva ottenere. Dall’altro lato, e soprattutto, questi eventuali miglioramenti potrebbero essere introdotti anche nell’ambito dell’attuale quadro normativo. Non vi è infatti alcun ostacolo, né giuridico né amministrativo, a prevedere condizioni più favorevoli mantenendo il riferimento alla LORD e alla LSTip. In altre parole: non è necessario passare al diritto privato (e rinunciare alle vostre tutele) per ottenere eventuali miglioramenti.
E una volta passati al diritto privato sarà impossibile tornare indietro: esprimiamo allora a maggior ragione la nostra ferma opposizione a questo progetto.
La discussione in seno al Consiglio di amministrazione riprenderà nel CdA di venerdì 17 aprile. Riteniamo fondamentale che il personale direttamente interessato da questa proposta sia pienamente informato e coinvolto. È questa la ragione per la quale abbiamo deciso di rivolgerci a voi.
Se volete discuterne con noi, in modo discreto, siamo a vostra disposizione.
Un cordiale saluto.
Il comitato di ErreDiPi.
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