A quante lavoratrici è capitato di dover sopportare battute inopportune o comportamenti sessisti da parte di un superiore o di un collega? Quante donne sanno di guadagnare meno dei loro colleghi anche se hanno le stesse competenze, le stesse mansioni e la stessa formazione? Quante donne al rientro dalla maternità vengono demansionate, escluse da riunioni o progetti importanti o addirittura licenziate? Ancora tante, di sicuro troppe. Tante donne che subiscono discriminazioni spesso in solitudine e in silenzio, non tanto perché mancano le leggi, ma soprattutto perché ci sono pochi strumenti e poche risorse per farle rispettare.
Tra gli obiettivi dell’iniziativa del MPS contro il dumping salariale, in votazione l’8 marzo, c’è anche quello di creare una sezione specifica dell’Ispettorato del lavoro per combattere le discriminazioni di genere. Oggi molte donne rinunciano a segnalare molestie o disparità salariali perché temono ritorsioni o perché non sanno a chi rivolgersi. Con la creazione di questa sezione sarebbe possibile effettuare controlli mirati, raccogliere testimonianze in modo sicuro e garantire un accompagnamento professionale. Si tratta in sostanza di darsi gli strumenti affinché la legge sulla parità venga controllata e applicata.
Chi si oppone all’iniziativa agita lo spauracchio dei costi elevati e dell’eccessivo carico finanziario per cantone e aziende. Al di là della diatriba sui costi effettivi (stimati dagli iniziativisi come molto inferiori a quelli prospettati dal governo) dietro questa posizione si nasconde la volontà di mantenere il mercato del lavoro così com’è oggi: senza regole e controlli. Un sistema che continua a beneficiare di una manodopera a basso costo e della difficoltà delle lavoratrici di far valere i propri diritti. Parlare di “costi” quando si tratta di garantire dignità, sicurezza e parità significa ignorare il prezzo altissimo che oggi pagano le donne discriminate, isolate o ricattate. E significa anche chiudere gli occhi davanti ai vantaggi economici che molte aziende traggono proprio dalla mancanza di controlli efficaci.
Certo non basterà l’approvazione dell’iniziativa per combattere le discriminazioni di genere sul mercato del lavoro. I diritti delle donne sono stati conquistati con la mobilitazione e le lotte sui luoghi di lavoro, nelle piazze e anche nelle case. Se l’iniziativa venisse approvata il movimento sindacale e quello femminista avrebbero però uno strumento in più per rilevare quello che succede nel mondo del lavoro, denunciare situazioni di discriminazioni e agire per combatterle
Votare Si, proprio nel giorno della giornata internazionale dei diritti delle donne, significa affermare che la dignità delle donne sul lavoro non è negoziabile.
*articolo apparso sul Corriere del Ticino martedì 3 febbraio 2026
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