Le pressioni su lavoratori e lavoratrici sono destinate ad aumentare. Ovunque. Si chiede maggiore produttività, s’innesca una malsana competitività tra colleghi, che mina seriamente la solidarietà tra lavoratori e lavoratrici. Lo spiega bene Marco Panara nel suo libro «La malattia dell’Occidente – Perché il lavoro non vale più». L’autore va direttamente nel cuore della crisi. Spiega che quella che avanza nei paesi industrializzati «è la nuova povertà, la perdita di valore del lavoro e del rapporto fondamentale per la democrazia, che è il legame tra il lavoro e i diritti». La realtà sotto i nostri occhi mostra un aumento della precarizzazione che spinge donne e uomini di tutte le età ad accettare un lavoro con scarsi diritti e a basso reddito. A barattare, come suggerisce Panara, «sudore in cambio di (poco) denaro».
Di fronte al continuo peggioramento delle condizioni salariali in diversi settori del mercato del lavoro ticinese, l’iniziativa dell’MPS contro il dumping salariale, in votazione l’8 marzo, rappresenta una risposta concreta e necessaria. Non si tratta di un gesto simbolico, ma di una proposta che mira a rafforzare strumenti indispensabili per garantire salari dignitosi, concorrenza leale tra le imprese e rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Il dumping salariale non è un fenomeno astratto: produce effetti reali e quotidiani. Salari compressi, precarietà, ricatti occupazionali e un generale abbassamento degli standard colpiscono soprattutto chi ha meno potere contrattuale. Per questo rafforzare i controlli nel mercato del lavoro è fondamentale. Senza verifiche efficaci e regolari, anche le migliori leggi restano lettera morta. I controlli non servono a «burocratizzare» l’economia, ma a far rispettare le regole a tutti, tutelando sia i lavoratori sia le aziende corrette.
Spesso si tenta di screditare queste misure definendole una spesa inutile. È una visione miope. Investire in controlli significa prevenire abusi che, nel medio e lungo periodo, hanno costi sociali ed economici ben più elevati: aumento del lavoro povero, maggiore pressione sui sistemi sociali, perdita di coesione e fiducia. Al contrario, un mercato del lavoro regolato e sorvegliato è un investimento nella qualità dell’occupazione, nella stabilità economica e nella dignità delle persone.
Un aspetto centrale, che l’iniziativa contribuisce a rafforzare, è la lotta alle discriminazioni di genere. Le donne sono ancora oggi sovrarappresentate nei settori a basso salario e più esposte al dumping, al lavoro a tempo parziale forzato e a condizioni contrattuali peggiori. Rafforzare i controlli significa anche rendere visibili e contrastare queste disuguaglianze strutturali, promuovendo la parità salariale e il rispetto dei diritti di tutte e tutti.
Votare a favore dell’iniziativa dell’MPS l’8 marzo significa scegliere un Ticino che non accetta il dumping come normalità, che investe nella giustizia sociale e che afferma, con i fatti, che il lavoro deve garantire dignità, senza discriminazioni.
*giornalista. Articolo apparso sul Corriere del Ticino, lunedì 9 febbraio 2026
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