Pubblichiamo l’interpellanza con la quale i deputati dell’MPS interrogano il governo sul comportamento provocatorio sia del Municipio di Lugano che della polizia cantonale (che verosimilmente si è prestata a questa provocazione); il tutto con il tentativo deliberato di provocare e spingere allo scontro con i manifestanti. (Red)
Presidio antifascista a Lugano del 21 febbraio: ruolo del Municipio di Lugano e della polizia cantonale
Lunedì 21 febbraio diverse centinaia di persone hanno preso parte al presidio antifascista, una dimostrazione pubblica di opposizione a razzismo, xenofobia e autoritarismo. La mobilitazione, confermata nonostante la cancellazione della marcia dell’estrema destra, ha assunto – come già annunciato nei giorni precedenti – un significato politico ancora più netto.
Nel corso del presidio, gli interventi hanno ripreso con forza i temi già evocati nel testo di convocazione: la critica alla retorica della “remigrazione”, giudicata non neutrale ma legata a logiche di esclusione ed espulsione collettiva, e la denuncia della diffusione di idee considerate incompatibili con i diritti democratici fondamentali, nonché con principi previsti dalla Costituzione cantonale e da alcune convenzioni ratificate dalla Svizzera.

Più voci hanno sottolineato che le idee di odio e discriminazione non possono essere ridotte a semplici opinioni, bensì rappresentano un attacco diretto alla convivenza civile.
Non sono mancate prese di posizione critiche verso il Municipio di Lugano, accusato di aver adottato decisioni motivate da ragioni di ordine pubblico e sicurezza ritenute insufficienti sul piano politico. Diversi partecipanti hanno ribadito che il diritto di manifestare deve restare centrale in una società democratica e che il contrasto al fascismo costituisce una responsabilità civile, oltre che politica.
Il presidio si è svolto in un clima determinato ma pacifico, tra striscioni, slogan e interventi. E questo malgrado il tentativo evidente di far pressione e cercare lo scontro a tutti i costi.
In questa prospettiva si è distinto il Municipio di Lugano (e in particolare la sua maggioranza) dichiarando che il presidio non sarebbe stato tollerato e facendo capo ad un ingente schieramento di forze di polizia comunali e cantonali.
Lo sviluppo del presidio ha confermato questa logica provocatoria del Municipio di Lugano. In particolare poiché le motivazioni evocate dal Municipio si sono rivelate inesistenti: non vi sono state minacce o indizi di possibili scontri, non vi sono stati turbamenti del traffico (il presidio si è svolto in un›area pedonale), non vi era pericolo per le strutture cittadine, né tantomeno per i cittadini e le cittadine di Lugano.
Da questo punto visto diventa incomprensibile l›atteggiamento della polizia presente sul posto che, dopo oltre un›ora dall›inizio del presidio, intimava ai presenti di disperdersi entro 10 minuti, pena l›intervento per disperdere il presidio, dichiarando di voler ricorrere a gas lacrimogeni e a pallottole di gomma.
Questo annuncio ha avuto diritto solo ad una disapprovazione verbale da parte dei presenti e ha mostrato quanto fosse solo un tentativo di provocare e suscitare reazioni per fomentare lo scontro. Un tentativo che deve essere apparso ridicolo persino al comando della polizia (più di 200 agenti in tenuta antisommossa) che, dopo 10 minuti, ha dimenticato l’ultimatum…
La presenza di diverse centinaia di manifestanti ha dato un segnale visibile di partecipazione e di attenzione sul territorio. La giornata si è chiusa con una forte affermazione pubblica dei valori richiamati dai promotori: uguaglianza, solidarietà e giustizia sociale, oltre che al diritto di manifestare pubblicamente indicati come argine necessario contro ogni forma di discriminazione e deriva autoritaria e fascista.
Alla luce di queste considerazioni chiediamo al Consiglio di Stato
1. Chi e con quale obiettivo ha chiesto la presenza e l’intervento della polizia cantonale e delle squadre antisommossa?
2. Chi ha deciso di chiamare gli agenti romandi? In base a quali valutazioni? In base a quale accordo (concordati bilaterali, intercantonali, convenzione IKAPOL, ecc.)?
3. Chi ha deciso di comunicare ai partecipanti che, se non si fossero immediatamente dispersi, avrebbero subito un intervento massiccio e violento
4. Quali sono stati i criteri che hanno portato a questa decisione, in particolare pericoli di scontri, di perturbazioni al traffico, di situazioni di pericolo per cose e persone?
5. Chi ha preso la decisione, trascorso il termine ultimatum di 10 minuti, di rinunciare all’intervento prospettato?
6. Quali sono stati i criteri che hanno portato a questa decisione, in particolare i pericoli di scontri, di perturbazioni al traffico, di situazioni di pericolo per cose e persone?
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