La vicenda che coinvolge il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali solleva interrogativi che non possono essere liquidati come una semplice questione privata.
È evidente che eventuali registrazioni ottenute illegalmente e la loro diffusione dovranno essere valutate nelle sedi competenti. Ma il dibattito pubblico non può fermarsi a questo aspetto. Chi ricopre una carica istituzionale di primo piano deve rispondere anche del significato politico e culturale delle proprie parole e dei propri comportamenti, soprattutto quando questi entrano in contrasto con i valori e gli impegni che lo Stato è chiamato a promuovere e che afferma di voler promuovere, in particolare nella lotta contro le violenze di genere e quelle domestiche.
Le frasi attribuite a Claudio Zali, indipendentemente dagli accertamenti che dovranno essere svolti, evocano una concezione della relazione con le donne e della gestione dei conflitti che appare incompatibile con il ruolo di chi dirige il Dipartimento delle istituzioni e ha la responsabilità politica del settore della giustizia e della sicurezza.
Non si tratta di giudicare una vicenda personale, ma di interrogarsi sulla coerenza tra il ruolo pubblico ricoperto e i messaggi che emergono da quelle parole (parole che Claudio Zali, nella sua presa di posizione odierna, non ha smentito di aver pronunciato). Un’autorità chiamata a garantire il rispetto della legge, la tutela delle vittime e la prevenzione della violenza deve poter rappresentare pienamente quei principi anche sul piano della credibilità personale e politica.
La questione assume un peso ancora maggiore in un momento in cui anche in Ticino torna drammaticamente al centro dell’attenzione il tema della violenza domestica e dei femminicidi, imponendo anche alle istituzioni un impegno concreto nella prevenzione, nella protezione delle vittime e nel cambiamento culturale necessario per contrastare ogni forma di violenza e sopraffazione.
La discussione sulle conseguenze politiche di queste dichiarazioni deve avere un carattere pubblico e non può risolversi con incontri al vertice, audizioni commissionali, etc.
Ricordiamo che questa vicenda cade a ridosso dell’altra vicenda per la quale l’MPS ha inoltrato, circa un mese fa una interrogazione e chiesto al Gran Consiglio di esercitare l’alta vigilanza; ci riferiamo all’inconotro promosso dal Consigliere di Stato Claudio Zali con rappresentanti del Dipartimento delle istituzioni, della magistratura dei minorenni e delle strutture carcerarie, avente per oggetto la situazione di un 14enne attualmente detenuto presso il carcere giudiziario della Farera e la cui madre avrebbe avuto una relazione personale con il consigliere di Stato.
Per tutte queste ormai ricorrente situazioni e circostanze l’MPS ritiene che Claudio Zali debba assumersi una responsabilità politica rispetto alla situazione venutasi a creare e riflettere seriamente alla prospettiva di una sua dimissione dal Consiglio di Stato. In ogni caso è urgente una sua rinuncia alla responsabilità politica del Dipartimento delle Istituzioni.
Il Consiglio di Stato dovrebbe affrontare immediatamente questa situazione.
