Categoria geografica: Ticino

Salario minimo, rincaro e salario minimo reale. Fare bene i conti

Il salario minimo in Ticino è entrato in vigore nel 2021 con una forchetta tra 19.00 e 19.50 franchi l’ora. Secondo la tabella di marcia prevista, al 1° gennaio 2026...

CPI – Hospita, la repubblica delle banane

Ieri i deputati dell’MPS hanno interpellato il governo sulla presenza della ex-procuratrice Piffaretti Lanz come perito della Commissione Parlamentare d’Inchiesta (CPI) sul caso Hospita. Nella interpellanza segnalavamo come la nostra...

Presidio antifascista a Lugano del 21 febbraio: ancora molte altre domande senza risposta

Pubblichiamo la nuova interpellanza presentata dai deputati dell’MPS in merito al presidio antifascista di sabato 21 febbraio a Lugano. Essa pone nuove domande, complementari a quelle già inoltrare con la...

Le disparità non devono restare invisibili

C’è ancora molto da fare per la parità tra donne e uomini in Svizzera. Non è uno slogan rituale: è la fotografia di una realtà che cambia troppo lentamente. Nel...

Mischiare burro e ferrovia, o no?

Forse non tutti sanno che i salari nel settore del trasporto terrestre in Ticino, tra il 2010 e il 2020, sono diminuiti del 13%, mentre a livello nazionale si osservava...

Iniziativa contro il dumping, strumento di prevenzione

Le condizioni di salute nel mondo del lavoro stanno peggiorando da tempo. Lo registrano regolarmente rilevamenti e studi nazionali. Recentemente, il «barometro delle condizioni di lavoro » di Travail. Suisse,...

Quando il dissenso diventa difesa

La recente replica di Daniel Ritzer alla lettera di Angelica Lepori sulle discriminazioni di genere offre uno spunto utile per interrogarsi non tanto sui contenuti dell’iniziativa contro il dumping dell’MPS...

Di volti coperti, piazze e regole

Dopo le solite trite e ritrite polemiche leghiste e democentriste seguite alla manifestazione antifascista del 21 febbraio a Lugano per la presenza di alcune persone con il volto dissimulato, vale...

Un presidio per ricordare l’urgenza della lotta al femminicidio

Più di 150 persone hanno partecipato martedì 24 febbraio al presidio convocato dal collettivo Io l’8 ogni giorno, nel tardo pomeriggio, in piazza governo, in concomitanza con la seduta del...

Le provocazioni del Municipio di Lugano e il ruolo della polizia nel Presidio antifascista di Lugano

Pubblichiamo l’interpellanza con la quale i deputati dell’MPS interrogano il governo sul comportamento provocatorio sia del Municipio di Lugano che della polizia cantonale (che verosimilmente si è prestata a questa...

Dare coraggio alle donne lavoratrici

Se l’iniziativa dell’MPS «Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale! » verràapprovata il prossimo 8 marzo, l’Ispettorato cantonale del lavoro sarà potenziato in modo...

Lotta ai femminicidi, è ora di agire!

Pubblichiamo qui di seguito due testi relativi alla questione dei femminicidi, riemersa drammaticamente in Ticino negli scorsi giorni. Il primo è una interpellanza dei deputati MPS; il secondo, sempre dei...

Un Sì l’8 marzo, per controlli più efficaci e salari dignitosi

L’8 marzo non è soltanto una ricorrenza simbolica. È una giornata che richiama l’attenzione su un principio fondamentale: la parità tra donne e uomini non deve restare uno slogan, ma...

Il dumping salariale rende tutti più poveri

Il dumping salariale costituisce una criticità significativa nel mercato del lavoro ticinese. Esso si manifesta quando datori di lavoro corrispondono salari inferiori ai minimi stabiliti dai contratti collettivi o ai...

Sì all’unica votazione cantonale l’8 marzo

Partiamo da un dato indiscusso: il lavoro in Ticino non è sano. A parità di compito, isalari sono bassi rispetto alla Svizzera, ma il costo della vita è uguale. Questo...

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In poche parole

Claudio Zali e l’intermittenza dei diritti umani

Claudio Zali, che oggi dichiara su La Regione di conoscere la madre del giovane quattordicenne rimasto alla Farera per quasi un mese, afferma che a farlo intervenire, oltre alla richiesta della madre, è stato l’aspetto umano, non tollerando che un giovane possa rimanere in una struttura detentiva per più di una settimana (come d’altronde prevede la legge).
Nessuno nega che esista un problema strutturale nella gestione dei collocamenti dei minori entrati in conflitto con la giustizia: è un tema noto, vecchio, insoluto, aggravato da politiche di contenimento della spesa pubblica difese con fermezza dal governo, soprattutto negli ultimi anni.
Ma il punto vero resta un altro e riguarda la coerenza. Perché se i diritti – dei giovani e meno giovani – sono davvero un principio fondante, allora devono valere sempre.
Così, viene spontaneo chiedersi come mai, nelle ultime settimane, sulla vicenda dei due giovani curdi (Zelal e Yekta Pokerce) a rischio espulsione verso la Turchia, lo stesso slancio umanitario non abbia prodotto analoga iniziativa. Lì il conflitto tra norme e diritti fondamentali è altrettanto evidente, eppure non si è visto alcun particolare fervore nel chiedere “soluzioni alternative”, né alcuna pressione politica per esplorarle.
Al contrario, il silenzio è stato pressoché totale, accompagnato semmai da riflessioni rigidamente formalistiche sulla necessità di non creare precedenti e sull’impossibilità di interventi governativi.
Certo, i casi non sono identici. Ma proprio per questo la differenza di trattamento pesa ancora di più e finisce per delineare un quadro difficile da ignorare: quello di una sensibilità istituzionale che, nel caso del ministro leghista, sembra attivarsi a intermittenza.

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