Povero calcio!

Il calcio è ormai un’industria pienamente inserita nelle logiche del capitalismo finanziario. Anche in Ticino, ogni settimana emergono operazioni più o meno trasparenti attorno alle squadre di Lugano, Bellinzona, Locarno, Paradiso, ecc.
Queste società hanno perso la loro vocazione sportiva e sociale, trasformandosi in strumenti per far circolare denaro (comprando e vendendo calciatori), tessere relazioni e costruire influenze. Altrimenti non si spiegherebbe l’interesse di un miliardario come Mansueto per una realtà sportivamente modesta come il FC Lugano. Né quello di altri investitori, certo meno ricchi ma non meno motivati dal profitto, attorno a Bellinzona, Locarno e altrove.
Nel frattempo, la frequenza in questi stadi stadi – nuovi o vecchi – diminuisce o stagn, come a Lugano, dove nemmeno le promesse di una “nuova era” (leggasi: nuovo stadio) bastano ad aumentare gli abbonamenti.
Tutti proclamano di voler fare il bene delle città, di promuovere lo sport, soprattutto tra i giovani “nostrani” – che poi però raramente arrivano in prima squadra.
A queste narrazioni si aggrappano i Municipi, desiderosi di offrire nuovi “circenses” in un contesto dove rispondere al bisogno di “panem” è sempre più difficile. E con loro, qualche politico locale speranzoso di rilancio personale, dai sostenitori di tutti gli schieramenti al PSE  a Lugano fino ai naufraghi politici come Brenno Martignoni a Bellinzona.