Apprendistato, un percorso ad ostacoli

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ostacoliIl Movimento della scuola ha organizzato il 3 ottobre scorso una serata di discussione sulla formazione professionale in Ticino alla quale ha partecipato anche il capo della divisione Paolo Colombo.
Un’occasione sicuramente utile e importante per fare il punto su un settore che forma quasi due terzi dei giovani ticinesi, ma che è ancora oggi poco conosciuto ai più.

Le problematiche poste sul tappeto sono state moltissime, impossibile elencarle tutte. Ci limiteremo qui a riprendere sinteticamente alcune questioni e a cercare di delineare alcune possibili piste di riflessione.

 

Formarsi in un mercato del lavoro in crisi

E’ evidente che la discussione attorno ai problemi della formazione professionale non può prescindere da un’analisi del contesto socio-economico nel quel oggi si formano i giovani apprendisti. I nostri lettori sanno bene come il mercato del lavoro in Ticino, ma non solo, sia ormai attraversato da una profonda crisi che lo ha modificato in maniera sostanziale. È oggettivamente sempre più difficile trovare un posto di lavoro, la precarietà e la flessibilità sono ormai presenti in tutti i settori professionali e la disoccupazione, in particolare quella giovanile, ha assunto il carattere di fenomeno strutturale.
In questo quadro i giovani apprendisti rischiano di diventare loro stessi manodopera precaria e temporanea (per definizione i contratti degli apprendisti sono a tempo determinato) e devono far fronte a una concorrenza sempre più importante. Per un’azienda diventa sempre meno interessante assumere un apprendista, investire per la sua formazione e poi mantenerlo al lavoro.
E alcuni segnali di questa difficoltà si possono già cogliere. Stando ai dati del Dipartimento sono infatti in aumento i giovani in attesa di trovare un posto di tirocinio come sono in aumento quei giovani che seguono il pre-tirocinio, il semestre di motivazione e le altre soluzioni temporanee previste. Inoltre si osserva una tendenza preoccupante per quel che riguarda le rescissioni di contratti durante il tirocinio, esse sono oggi il 12% ogni anno e anche questo dato è in aumento.

 

Uno storico squilibrio tra domanda e offerta

Emerge qui una seconda problematica che risale ormai a diversi anni fa. Si osserva infatti come il sistema di formazione professionale non sembri essere molto funzionale a rispondere alle esigenze del mercato del lavoro da una parte e a quelle dei giovani che intendono intraprendere una formazione professionale dall’altra. Esiste un sostanziale squilibrio tra la domanda e l’offerta di posti di tirocinio. Questa distorsione non è per nulla una novità. Se ne discuteva già negli anni ’70/80. Già a quell’epoca le professioni artigianali soffrivano del “disinteresse” da parte dei giovani. A quei tempi c’era chi sosteneva che il problema sarebbe stato risolto dai cambiamenti del mercato del lavoro, e in particolare dalla terziarizzazione, e dai cambiamenti demografici. Ma la realtà non sembra essere stata questa.
Pensiamo per esempio alle formazioni socio-sanitarie. Il Ticino offre una quantità quasi impressionante di possibilità di formarsi nell’ambito delle formazioni sanitarie assistenziali. Il settore però sembra soffrire di una carenza quasi cronica di personale tanto che ormai da anni si discute di “un’invasione di personale frontaliero” nelle strutture sanitarie e assistenziali del cantone.
Il settore secondario sempre lamenta una certa difficoltà a trovare giovani disposti a intraprendere certe professioni e il settore terziario non è certamente più in grado di offrire posti a sufficienza.
Di fronte a questo stato di cose il cantone e le associazioni professionali si limitano a fare campagne per pubblicizzare alcune professioni che generalmente non portano grandi risultati. L’obiettivo sembra essere quello di piazzare a tutti i costi giovani apprendisti per poter dire che tutti hanno trovato un posto di tirocinio senza troppo considerare le condizioni in cui questi lavori vengono svolti e le prospettive dopo il tirocinio stesso.

 

Formazione e discriminazione di genere

Un terzo problema riguarda le scelte. In generale si osserva come il numero di professioni “scelte” o comunque intraprese dai giovani e dalle giovani ticinesi sia estremamente limitato rispetto a quelle proposte (in totale quasi 200).
Inoltre si osserva pure una costante segregazione delle ragazze in alcune professioni, mentre per i ragazzi il ventaglio di possibili scelte professionali è più ampio. Stando agli ultimi dati il 90% delle ragazze che svolge una formazione professionale si concentra in 21 professioni, mentre per i ragazzi il numero sale a 50. In generale le ragazze si trovano nei settori del commercio e dell’amministrazione e nelle professioni legate alla cura delle persone. Si tratta spesso di professioni meno qualificate e dove gli stipendi sono mediamente meno elevati.
La tendenza è in atto da anni e nessuna campagna di promozione delle professioni tecniche tra le ragazze, portate avanti con un dispendio di tempo, di energie e di risorse elevate, dal Dipartimento e dall’ufficio per le pari opportunità è riuscita a invertirla.

 

Dal mercato del lavoro alla scuola

Infine è utile osservare che la formazione professionale non si svolge solo sui luoghi di lavoro. I giovani in formazione frequentano le aule scolastiche e seguono diversi percorsi formativi. Anche qui i problemi non mancano e in parte sono simili a quelli riscontrati dagli altri ordini scolastici. Carenze strutturali (come dimenticare la vicenda della scuola commerciale di Chiasso), classi numerose (soprattutto nei curricula di maturità) ecc. Nel settore professionale ci si trova in oltre confrontati con un numero più importante di giovani che provengono da un percorso scolastico contraddistinto da insuccessi (3 su 10 hanno bocciato almeno una classe prima di accedere alla formazione professionale). Questo fa si che spesso all’interno delle classi ci siano studenti con età differenti e con bisogni e esigenze differenti. Avere due o tre anni di differenza in un periodo della vita come quello dell’adolescenza può significare molto in termini di attitudine alla scuola, di bisogni relazionali e sociali. Il copro docente è quindi spesso confrontato con problematiche e situazioni più complesse e non sempre dispone degli strumenti necessari e del tempo per poterle affrontare e gestire. Il personale docente delle scuole professionali ha spesso poche ore con le singole classi e quindi un numero elevato di allievi, a volte si tratta poi di professionisti che non hanno la formazione di insegnante e di fronte a situazioni problematiche rischiano di non avere gli strumenti adatti per intervenire.
Non è un caso che nelle scuole professionali siano sempre più sollecitati i docenti mediatori che hanno proprio il compito di intervenire in situazioni di difficoltà psicologiche, relazionali, scolastiche o professionali.

 

Alcune proposte per riflettere

Di fronte a queste problematiche ancora irrisolte quali possono essere le proposte da fare?
Evidentemente, come sostenuto all’inizio dell’articolo, diventa importante agire sul fronte delle condizioni di lavoro in generale. Quindi intervenire per combattere il dumping sociale e salariale che colpisce il nostro cantone, ma non solo, introducendo una regolamentazione più chiara per quel che riguarda orari di lavoro, straordinari, salari, ecc.
Da questo punto di vista i giovani lavoratori andrebbero protetti maggiormente evitando che possano svolgere lavori fisicamente o psicologicamente pericolosi prima di una certa età o di avere acquisito una formazione necessaria (uno o due
anni di formazione). Sarebbe quindi interessante potenziare maggiormente le scuole professionali a tempo pieno almeno per quel che riguarda i primi anni di formazione. Permettendo così ai giovani di rafforzarsi nelle loro scelte e non da ultimo dando la possibilità di acquisire maggiori conoscenze per quel che riguarda la cultura generale e le lingue.
Si tratterebbe inoltre di rafforzare il servizio di orientamento professionale non solo alle scuole medie, ma anche durante tutto il percorso della formazione professionale. Di migliorare le condizioni di insegnamento (numero di allievi per classe, numero di materie insegnate, ecc) e rafforzare l’attrattività della professione docente soprattutto per quel che riguarda i docenti professionisti.
Infine il cantone e gli enti pubblici, invece di investire in campagne pubblicitarie per spingere i giovani scegliere una formazione professionale, potrebbero offrire loro stessi posti di tirocinio di qualità dando così il buon esempio. Si tratta anche di accentuare i controlli presso le aziende formatrici per permettere ai giovani che decidono di intraprendere una formazione professionale di poter svolgere un percorso che li porti verso una crescita sia personale che professionale reale.

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