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Il Movimento per il socialismo (MPS) esprime la sua più ferma condanna per la decisione di Direzione e consiglio di amministrazione di LASA di intimare licenziamenti cautelativi al personale alle proprie dipendenze.

Si tratta di uno vero e proprio atteggiamento ricattatorio: che dimostra, qualora fosse necessario, di quale pasta “democratica” siano fatti i vari Borradori, Zali, Paglia e soci che rappresentano i partiti di governo (e di Municipio). Non sfugge a nessuno la logica ricattatoria di questo annuncio, ammantata da un risibile riferimento alle disposizioni di legge.

È infatti evidente a tutti che, da anni ormai (per l’esattezzadal 2010), LASA avrebbe dovuto depositare i bilanci in pretura se la Città di Lugano non avesse continuamente iniettato milioni di franchi per evitare questo scenario! Eppure nessuno si era sognato, malgrado una situazione assai simile, di ricorrere a questo miserabile passo.

È evidente che gli organi direttivi di LASA tentano con questa mossa di influenzare in modo pesante la votazione del prossimo aprile, cercando di diffondere l’idea che, se il referendum fosse respinto e le misure di rilancio fossero approvate, si salverebbero tutti i 74 posti di lavoro dello scalo.

Si tratta, come noto, di una grossolana menzogna poiché le ipotesi formulate di privatizzazione dello scalo, proprio da coloro che si oppongono al referendum, parlano, al massimo di una ventina di posti di lavoro, naturalmente a condizioni peggiori, più flessibili, etc. come d’altronde si indica già nel messaggio municipale (non a caso si parla di “ridefinizione del contratto collettivo di lavoro secondo una linea più flessibile”).

Sorprendenti poi le parole del ministro Zali, il quale mostra il proprio totale disprezzo per i salariati dell’aeroporto i quali, secondo lui, non meritano nemmeno che venga allestito un piano sociale. Un piano che, invece, noi riteniamo debba essere realizzato proprio utilizzando (e ne basterebbe una minima parte) quel fiume di denaro pubblico che Zali e banda vorrebbero destinare all’ennesimo inutile salvataggio di una struttura che la storia e l’economia hanno già condannato. Un piano che dovrebbe avere l’obiettivo di ricollocare i lavoratori e le lavoratrici attualmente in forza presso LASA (e in questo senso abbiamo formulato, da parecchi mesi, una mozione al Consiglio di Stato)

Questo atteggiamento merita una sola risposta: un NO massiccio, il prossimo 26 aprile, ai decreti di finanziamento decisi dal Parlamento cantonale e dal Consiglio Comunale di Lugano.

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