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Riprendiamo la prefazione al volume Il lavoro, la fabbrica, la città. Gli Scritti di Sergio Agustoni, intellettuale militante, pubblicato dalla fondazione Sergio Agustoni in collaborazione con le Edizioni Casagrande di Bellinzona e presentato alla stampa qualche giorno fa. Il lavoro è stato curato dallo storico Mattia Pelli. Ritorneremo prossimamente con una presentazione critica di questo interessante volume. (Red)

Sergio Agustoni, per molti di coloro che l’hanno conosciuto, è stato un compagno di viaggio politico e intellettuale, un militante del pensiero critico, un amico.

Per chi ha vissuto intensamente e collettivamente il tempo storico dei movimenti di lotta, il tempo non si arresta, continua a lavorare, a sedimentare saperi, a trasformare. Sergio ne era talmente convinto che, prima di lasciarci, ha predisposto le cose per non lasciarci mai, per, continuare quel viaggio intrapreso alla fine degli anni Sessanta e tuttora in corso. E così che ha voluto la nascita della Fondazione Sergio Agustoni come progetto, laboratorio di studi e di iniziative editoriali per continuare a scavare nelle trasformazioni economiche, sociali e politiche del capitalismo contemporaneo.

Il lavoro, i conflitti e le loro organizzazioni, i flussi migratori, le professioni, le forme di vita, i luoghi, le città e i territori; questi temi del suo infaticabile  lavoro di ricerca, Sergio Agustoni li ha fissati in quattro obiettivi editoriali:  lo studio delle trasformazioni socio-urbanistiche “dal basso” della città di Zurigo (curato da Hans Widmer e pubblicato nel 2017 con il titolo Die Andere Stadt); la ricostruzione storica del ruolo degli immigrati nelle lotte autonome a Ginevra dei primi anni Settanta, affidato alle cure di Alda Degiorgi; il territorio deturpato del Mendrisiotto, affidato alle cure di Roberto Stoppa. E poi questo volume, che in origine avrebbe dovuto avere quale titolo L’operaismo in Svizzera, e che oggi si presenta come Il lavoro, la fabbrica, la città. Gli Scritti di Sergio Agustoni, intellettuale militante.

Come spiega Mattia Pelli nel suo accurato e pregnante saggio introduttivo, dallo studio specifico e circoscritto dell’operaismo in Svizzera si è passati a questa vera e propria antologia degli scritti di Agustoni, non per venire meno al suo volere, ma perché si è scelto di rappresentare l’operaismo, che in Svizzera ha avuto una vita relativamente breve, attraverso i testi di Agustoni; testi che, come dimostra lo stesso Pelli, a quell’esperienza non hanno mai smesso di fare riferimento, a volte in modo esplicito, altre più indiretto. Secondo Mario Tronti, che con Panzieri, Negri, Alquati, Bologna è considerato tra i principali fondatori dell’operaismo italiano, anche in Italia questa corrente di pensiero avrebbe avuto vita breve, addirittura di due soli anni, tra il 1968 e il 1970. Una  tesi  alquanto  discutibile sotto il profilo storico  e  politico, soprattutto  se  si  tien  conto  che  l’operaismo è stato — e ancora è, nelle sue più recenti declinazioni — un modo di essere e di interpretare   le  lotte   operaie  dentro  e  contro   il  capitale,   di  vedere  queste stesse lotte come motore delle trasformazioni capitalistiche, di privilegiarne la centralità e l’egemonia culturale, di elaborare forme di organizzazione  a partire dai processi di ricomposizione soggettiva di classe. Come sguardo, come metodo, come insieme di categorie d’ana1isi, l’operaismo è, sin dalle sue origini, destinato a sopravvivere a se stesso, e sicuramente continua a costituire una preziosa risorsa per interpretare il presente.

Tutti i testi di Sergio Agustoni, da quelli accademici e militanti a quelli giornalistici, testimoniano la sua costante attenzione ai cambiamenti intervenuti all’interno del capitalismo svizzero dal secondo dopoguerra ad oggi, dal capitalismo industriale a quello digitale. In questa traiettoria storica l’operaismo ha ampliato  lo sguardo dalla fabbrica al territorio e all’ambiente, all’interno di una trasformazione in cui i soggetti del conflitto si sono moltiplicati e dispersi lungo le nuove reti di produzione della ricchezza. Agustoni ha intercettato questi passaggi documentandoli con disincanto scientifico e con passione militante, fino alla sua partecipazione allo sciopero delle Officine di Bellinzona, a cui diede un contributo analitico particolarmente importante.

Dietro la produzione teorica, politica e giornalistica di Agustoni c’è una mole impressionante di lavoro di archiviazione e di letture, di scrittura e riscrittura, di aggiornamenti continui, di correzioni e aggiunte. Ci sono anche i suoi molteplici interessi per la musica, il cinema, i luoghi, il cibo, le persone. La sua umanità stava in questa complessità, la sua dolcezza in quella sua capacità di passare da un argomento all’altro sapendo dire ma anche ascoltare. Sergio c’era sempre e ci sarà sempre.

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