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Come sempre, le agenzie di stampa, i giornali e i giornalisti, la radio e la televisione vengono a sapere i contenuti e le conclusioni delle discussioni delle commissioni parlamentari prima dei parlamentari stessi. Un’ulteriore prova di quanto sia ormai sceso in basso l’ordine liberale che governo il mondo del capitale.

Dobbiamo così fidarci delle notizie frammentarie, ma comunque indicative, apparse in rete (o attraverso le solite dichiarazioni lottizzate dei presidenti di partito) circa il progetto di nuova regolamentazione del sistema pensionistico per i Consiglieri di Stato. Un sistema fatto di privilegi, in gran parte illegali, che i partiti di governo hanno voluto in passato difendere a tutti i costi.

Un sistema che finora è stato in piedi grazie alla benevolenza di “mister non luogo a procedere”, quel Procuratore Generale che denuncia incompetenze e lentezze dei suoi subordinati (buttandoli a mare dopo aver taciuto per lungo tempo) e, allo stesso tempo, agisce con i tempi e la velocità della lumaca quando si tratta di confrontarsi con il poter politico che lo sostiene.

Noi non abbiamo dimenticato (e glielo faremo sapere con atti chiari) che egli da quasi due anni ha sul proprio tavolo un esposto con tanto di perizia sui valori di riscatto pagati da attuali e precedenti consiglieri di Stato per “comperare” anni di servizi attraverso il versamento di contributi forfettari. Abbiamo dimostrato che tali somme violano qualsiasi norma attuariale e che si tratta di privilegi assolutamente inaccettabili e che, per di più, non hanno alcuna base legale. Si tratta di una situazione che la nuova regolamentazione prevista con la riforma annunciata non cancella (per gli attuali e i precedenti consiglieri di Stato continua a valere l’attuale regime)

Ma torniamo alla soluzione annunciata che dovrebbe risolvere il problema dei vitalizi sulla base di quanto possiamo sapere e in attesa di leggere il messaggio.

Ci si dice che “Con la riforma prevista, i futuri consiglieri di Stato guadagneranno come oggi circa 230’000 franchi netti”. Lo schema è chiaro: siccome i Consiglieri di Stato dovranno pagare i contributi alla cassa pensione, il salario netto dovrebbe diminuire della somma relativa ai contributi (attorno al 11.5%): si deve quindi dedurre che il salario lordo dei consiglieri di Stato aumenterà di una somma corrispondente a questa percentuale.

Ma non è finita qui, l’amministrazione cantonale dovrà farsi carico del pagamento di un ulteriore 17.6% del salario quale contributo del datore di lavoro alla cassa pensione. In totale il costo salariale di un consigliere di stato aumenterà annualmente di ben 75’000 franchi. Come dire: l’attuale salario dei consiglieri di Stato di fatto aumenterà di circa un terzo!

Una bellissima pensata dei parlamentari e dei partiti che hanno sostenuto questa soluzione! Bisognerà ricordarsene in occasione dei prossimi aumenti dei contributi di Cassa Malati, o di premi assicurativi e previdenziali di vario genere (dal 2° pilastro all’AVS): per evitare che il salario netto dei lavoratori e delle lavoratrici (del pubblico e del privato) diminuisca, i datori di lavoro dovrebbero essere obbligati ad aumentare i salari delle relative percentuali!

Mentre alle cittadine e ai cittadini, a chi vive del proprio salario o della propria pensione si chiede di tirare la cinghia, mentre si annunciano misure di risparmio e la necessità di essere in futuro moderati e frugali, ecco che la massima autorità del paese decide di aumentarsi uno stipendio già assai elevato.

Immaginiamo già che cosa ci si dirà: che questo aumento vuole semplicemente compensare l’introduzione della deduzione del premio della cassa pensione e che alla fine il salario netto sarà lo stesso.

Ma un simile ragionamento dimostra solo di non saper che cosa è una pensione o un premio pagato per una prestazione pensionistica: altro non è che salario (differito poiché verrà versato solo alla fine della carriera lavorativa), ma è pur sempre salario. Perciò non solo i consiglieri di Stato manterranno il loro salario netto dopo aver versato il loro premio di cassa pensione: ma riceveranno quale aumento reale del loro salario la parte che il Cantone, come datore di lavoro, verserà a sua volta (anche se questa parte di salario non figura come salario disponibile, a fine mese).

Siamo quindi confrontati con un doppio aumento salariale (complessivamente di circa il 30%): quello che permetterà di mantenere intatto il salario netto e la parte versata dal Cantone che confluirà nell’avere di vecchiaia di ogni Consigliere di Stato.

È poi prevista un’indennità straordinaria per il Consigliere di Stato che dovesse lasciare l’esecutivo (per ragioni diverse se abbiamo per compreso). Essa ammonterà nel caso di una presenza di 12 anni in Governo al 270% del salario annuo, dunque 750’000 franchi a cui si deve aggiungere la prestazione di libero passaggio che di fatto verrà incassata in contanti dal consigliere di stato partente. Somma pari per 12 anni di presenza al 360% del salario per un ammontare di 1 milione di franchi. Dunque un consigliere di stato dopo 12 anni potrà partire con 1’750’000 franchi di liquidazione. Una somma di fatto simile all’attuale vitalizio. Cambiare tutto per non cambiare nulla!

Ci fermiamo qui perché, siamo sicuri, che la lettura di dettaglio di questo bellissimo “compromesso” ci riserverà altre sorprese.

Abbiamo combattuto negli scorsi anni una battaglia contro i privilegi pensionistici, per di più illegali, dei membri del governo (e anche i privilegi di funzione: ricordano tutti la vicenda dei telefonini). Non staremo a guardare di fronte ad una soluzione che mantiene, in altro modo, questi privilegi.

E questo proprio mentre la vita quotidiana della stragrande maggioranza della popolazione tende a peggiorare, mentre si annunciano, come detto, misure di austerità. Mentre, si annunciano, a livello cantonale come a livello federale, proposte di peggioramento dei sistemi pensionistici.

L’MPS si opporrà con tutti i mezzi a questa soluzione; se necessario, e anche da solo, ricorrendo all’arma del referendum.

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