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Grazie ai lockdown e ai modelli di vita imposti dall’epidemia, i patrimoni di alcuni super-ricchi sono lievitati in modo strabiliante.

Come sempre, piove sul bagnato. Anche in tema di ricchezza, nonostante la pandemia. Anzi, sarebbe proprio il caso di dire: grazie alla pandemia. A luglio 2020 (lo ha calcolato la società di consulenza PwC per conto dell’UBS, l’Unione delle Banche svizzere, la più importante banca elvetica) i più ricchi del mondo (coloro che hanno a disposizione almeno un miliardo di dollari di capitale) sono 2.189, 31 di più della precedente rilevazione fatta nel 2017. E hanno incrementato i loro giganteschi patrimoni, portandoli dagli 8.900 miliardi di dollari del 2017 ai 10.200 attuali (+ 14,6%).

E la concentrazione di ricchezze nelle loro mani non è legata al Covid-19 solo per motivi cronologici, ma anche e soprattutto perché, lo attesta sempre il rapporto svizzero, gran parte dell’incremento è dovuto alla loro capacità di speculare sugli alti e bassi delle borse mondiali dovute alle incertezze economiche causate dal diffondersi del contagio, cioè comprando azioni e titoli quando i risparmiatori li vendono impauriti dalla crisi e rivendendoli quando i giornali economici da loro stessi controllati dicono che è il momento di comprare perché c’è (o meglio ci sarebbe) la “ripresa”.

Quei miliardari che hanno investito parte delle loro ricchezze nell’industria della sanità (qui ancora di più direttamente grazie alla pandemia) hanno visto in pochi mesi lievitare i loro averi del 50,3%.Il Credit Suisse, la seconda banca elvetica, per non essere da meno della sua rivale, ha recentemente pubblicato un rapporto analogo, nel quale analizza la nazionalità dei 1.000 miliardari più ricchi del pianeta: 358 negli USA, 142 in Cina (più 39 ad Hong Kong), 66 in Germania, 43 in Russia, 39 in India, 28 in Francia e 24 in Gran Bretagna (in Italia sono 15).

Grazie ai lockdown e ai modelli di vita imposti dall’epidemia, i patrimoni di alcuni super-ricchi sono lievitati in modo strabiliante: ad esempio, Jeff Bezos di Amazon ha visto in pochi mesi crescere la sua ricchezza da 113 a 165 miliardi di dollari, Mark Zuckerberg di Facebook è passato da 55 a 84 miliardi di dollari.

Elaborazione redazionale su dati Crédit Suisse

Il rapporto di Credit Suisse non si concentra solo sui super-ricchi, ma allarga la sua analisi anche ai ricchi, delinenando quella che è la piramide dei patrimoni globali. L’1% degli adulti del pianeta (pari a 52 milioni di persone che hanno a disposizione patrimoni di almeno 1 milione di dollari) detiene il 43% della ricchezza mondiale, il successivo 11,4% che comprende 590 milioni di adulti (che godono di patrimoni compresi tra i 100.000 dollari e il milione, detiene il 40% della ricchezza globale. Ad avere patrimoni familiari compresi tra i 10.000 e 100.000 dollari sono un  miliardo e 754 milioni di individui adulti che posseggono il 14,7% delle ricchezze. I restanti 2 miliardi e 768 milioni di adulti (il 53,6% del totale), con proprietà individuali inferiori ai 10.000 dollari, detengono solo l’1,4% della ricchezza globale.

Un’altra inchiesta della PwC (la PricewaterhouseCoopers è una multinazionale londinese dei servizi aziendali con oltre 43 miliardi di dollari di fatturato annuo) rivela che più di un buon quinto dei miliardari del mondo ha manifestato di essere disponibile a donare soldi per cause filantropiche. Un’esplicita confessione del loro desiderio di investire sulla pazienza degli oppressi.

*Sinistra Anticapitalista

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