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È interessante il botta e risposta indiretto, apparso oggi sul Corriere del Ticino, tra il presidente dell’ATSS Centonze e il segretariato di UNIA Gargantini.

Oggetto del contendere il fatto che il decreto di obbligatorietà relativo al Contratto collettivo di lavoro nazionale (CCL) per il personale delle stazioni di benzina non venga applicato al Ticino per quel che riguarda i salari minimi. Questo, a seguito di un ricorso della stessa ATSS nel 2017, accolto dalla SECO e dal Consiglio federale.

Interessanti, dicevamo, gli scambi tra i due. Il presidente dell’ATSS conferma la sua posizione, aggiungendo che l’associazione, fin dal 2017, ha raccomandato ai propri associati di applicare i salari minimi previsti dalla nuova Legge cantonale che entrerà in vigore il prossimo 1° dicembre. Gargantini, giustamente, insiste sul fatto che “ricordare che esiste il salario minimo cantonale da dicembre non è pertinente, nella misura in cui esiste un CCL di settore”. Contratto, questo, che prevede salari più elevati (3’600 franchi per 13 mensilità) ben superiori ai 3’350 franchi previsti dal nuovo salario minimo legale cantonale.

Ora, cosa succederà? Verosimilmente l’ATSS potrebbe procedere ad un nuovo ricorso. Non siamo giuristi, ma saremmo pronti a scommettere che un nuovo pronunciamento del Tribunale potrebbe confermare la propria opinione (a seguito del quale i salari minimi non erano stati applicati in Ticino), vedendo rafforzato il giudizio espresso in precedenza dal fatto che, nel frattempo, saranno entrati in vigore salari minimi legali validi per tutte le aziende in Ticino.

Ha ragione Gargantini ad opporsi; tuttavia, temiamo che, purtroppo, l’entrata in vigore di un salario minimo legale diventerà “pertinente” in questa vicenda e avrà la meglio persino su salari minimi previsti in CCL decretati di obbligatorietà generale.

Quanto sta succedendo (con alcuni contratti e con altri in fase di discussione) sta mostrando quello che abbiamo sempre detto: e cioè che il salario minimo legale rischia di spostare verso il basso tutto il sistema salariale. E questo, come abbiamo pure sempre sostenuto, non per il principio stesso di introdurre un minimo legale (che ci vede favorevoli), ma per il livello troppo basso al quale è stato fissato.

D’altronde Gargantini, sempre nello stesso articolo del CdT, conferma che il famigerato art. 3 lett i) della Legge sul salario minimo è operante al di là dell’operazione TiSin; riconosce infatti che le organizzazioni sindacali (dopo l’accordo sul CCL dell’abbigliamento) anche in questo settore hanno “trovato un accordo proprio sui salari in Ticino e il compromesso prevede salari scaglionati che raggiungano la soglia del minimo nel giro di un paio d’anni”. Di questo passo è evidente che la possibilità di deroga (sulla quale è stato fatto tanto rumore) è destinata a rimanere lì ad aeternum…

Non ci resta che confidare, qualora il padronato continuerà a fare ostruzione, nella “risposta” del sindacato annunciata da Gargantini che “sarà molto dura”. La vicenda, ormai da tempo, è un vero e proprio scandalo e avrebbe meritato, da molto tempo, una “risposta dura” da parte sindacale. Non vediamo l’ora che ciò avvenga!

*articolo apparso sulla rubrica opinioni di www.cdt.ch

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