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Pubblichiamo il testo di un’interpellanza presentata dal gruppo MPS in Gran Consiglio di fronte all’immobilismo del governo e dei partiti che lo sostengono. (Red)

Più passa il tempo e più appare evidente che ancora una volta il Consiglio di Stato ed i partiti che a suo tempo avevano, consapevolmente, creato la falla nella legge sul salario minimo (che era e rimane per noi, comunque, inaccettabile) stanno cercando di calmare il gioco senza preoccuparsi di quanto sta succedendo nel paese.

Lo scorso 23 settembre 2021 il DFE di Christian Vitta ha convocato padronato e sindacati per discutere del tema. Al termine dell’incontro il DFE ha pubblicato il seguente comunicato stampa:

Le prese di posizione nei giorni seguenti delle associazioni padronali e dei sindacati presenti all’incontro con Vitta smentiscono però categoricamente tutto quanto elencato.

Il numero di aziende interessate ad acquistare le prestazioni di TiSin starebbe aumentando secondo quanto denunciato da OCST ed UNIA nella loro conferenza stampa del 6 ottobre 2021. Sarebbero, al momento, almeno una ventina. Notizia confermata anche da AITI. Ciò preoccupata i sindacati che, addirittura, hanno convocato per sabato 9 ottobre una manifestazione a Mendrisio. Dunque, la posizione attendista del governo non solo appare inadeguata, ma fortemente contraddetta dalle prese di posizione pubbliche dei sindacati.

Anche la considerazione, enunciata nel comunicato, secondo la quale dovrebbero essere trovate soluzioni (leggi deroghe a quanto previsto dalla Legge) laddove il salario minimo comportasse “un pericolo per la sopravvivenza stessa dell’azienda” o, addirittura, per un intero settore sembrerebbe in realtà non convincere nemmeno il padronato, alla luce di dichiarazioni come la seguente, del direttore di AITI Modenini: “Ma il salario minimo alla fine andrà applicato costi quello che costi. Se un’azienda non riesce più a stare sul territorio, parte e va da un’altra parte: in economia funziona così” (la Regione 7 ottobre 2021).

Un’ulteriore conferma della mancanza di volontà dei partiti presenti nelle commissioni parlamentari di risolvere il pasticcio da loro fatto nel 2019 ci viene data dall’ordine del giorno del prossimo Gran Consiglio. Esso non prevede la discussione di nessuna delle proposte che abbiamo avanzato quasi un mese fa.

Per capire come funzionano le cose e quali siano le priorità reali dei partiti di governo e di quelli che li sostengono in Parlamento basti ricordare che lo scorso 21 settembre 2021, in contemporanea, sono state inoltrate al Gran Consiglio tre iniziative parlamentari elaborate. Una di Morisoli (la solita solfa neoliberale sul taglio della spesa pubblica) e due (una costituzionale e una legislativa) da parte dell’MPS con le quali si chiede (come già fatto al momento dell’elaborazione della legge sul salario minimo) l’abrogazione della possibilità di derogare al salario minimo legale nei settori e nelle aziende dove vige un contratto collettivo di lavoro obbligatorio.

L’iniziativa di Morisoli verrà, ovviamente, discussa già in occasione della prossima seduta del Gran Consiglio; le proposte dell’MPS, su un tema sentito dall’opinione pubblica e assai dibattuto, evidentemente no!

Non devono essere tenute in conto nemmeno le osservazioni tese a rimandare qualsiasi discussione, avanzate sui media dal direttore del DFE e riprese anche nel comunicato richiamato in entrata di questa interpellanza, di tipo tecnico-giuridico per cui al momento non sarebbe possibile decidere nulla, in attesa della decisione del Tribunale federale; aggiungendo che modifiche della legge prima della sua entrata in vigore potrebbero far scattare nuovi ricorsi che potrebbero bloccarne ulteriormente l’entrata in vigore della legge il prossimo 1° dicembre. A queste obiezioni del consigliere Vitta si possono opporre due considerazioni.

La prima è che i ricorsi al Tribunale federale toccano diversi punti (in particolare i livelli salariali minimi uniformi considerati inappropriati), ma sicuramente non quello codificato dalla lett. i) dell’art. 13 che permette di derogare ai salari minimi. Non si capisce quindi in che modo la sentenza del Tribunale federale potrebbe modificare la situazione. A meno che non accolga le ragioni dei ricorrenti, ma a quel punto si dovrebbe ricominciare tutto daccapo.

La seconda è ancora più logica ed evidente. Per tranquillizzare Vitta e i suoi timori sarebbe sufficiente che il Gran Consiglio approvasse l’emendamento presentato dall’MPS teso ad abrogare la possibilità di deroga e poi desse mandato al Consiglio di Stato di far entrare in vigore questo articolo una volta entrata in vigore la Legge (e, verosimilmente a sentenza del Tribunale federale già nota: è evidente che è una questione di poche settimane).

Quale ultimo elemento, che apprendiamo pure dalla stampa, la commissione tripartita nel corso dei prossimi mesi approverà la “strategia di controllo 2022 del salario minimo”. Visto e considerato il pasticcio e gli errori commessi dalla stragrande maggioranza del Parlamento, errori a cui hanno contributo pure l’amministrazione cantonale e buona parte delle organizzazioni sindacali e padronali (che compongono la commissione tripartita), riteniamo sarebbe importante che tale strategia venga presentata e discussa in Parlamento. Se non altro per permettere all’unico partito politico che aveva, con largo anticipo, preannunciato il disastro di questa legge sul salario minimo, possa esprimersi.

Alla luce di queste osservazioni chiediamo al Consiglio di Stato:

1.È al corrente (e può confermare) di quanto affermato dalle organizzazioni sindacali secondo le quali altre aziende (una ventina) starebbero riflettendo a trovare accordi deroganti al pur misero salario minimo previsto dalla Legge che entrerà in vigore tra qualche settimana?

2. Può illustrare al Gran Consiglio quante e quali sarebbe le aziende (non nominalmente, ma almeno per settore produttivo) o i settori produttivi per i quali il “nuovo salario minimo” potrebbe rappresentare “un pericolo” per la loro stessa “sopravvivenza”?

3. Non ritiene opportuno (viste le premesse anche di tipo giuridico alle quali abbiamo fatto qui sopra riferimento) esprimere l’interesse del Consiglio di Stato affinché una soluzione giuridica (sia attraverso una modifica della Legge o della Costituzione – come prevedono i due atti parlamentari presentati dall’MPS) possa al più presto essere adottata e rafforzare comunque un quadro giuridico più sicuro?

4.Non ritiene opportuno illustrare di fronte al Gran Consiglio la strategia di controllo 2022 del salario minimo discusso dalla commissione tripartita, sottolineando anche, qualora si rendessero necessari, quali nuovi mezzi sono stati messi a disposizione della stessa per svolgere questo nuovo compito?

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